martedì , 28 Giugno 2022

Covid-19 Italia e Sicilia, numeri e riflessioni

Alessandra Bonanno- Non ci troviamo neanche al picco dell’epidemia e già i dati fanno salire un brivido lungo la schiena.

Sono 41.681 i positivi al virus in tutta Italia, stando al comunicato stampa rilasciato oggi, 21/03, dalla Protezione Civile. (http://www.protezionecivile.gov.it/media-comunicazione/comunicati-stampa/dettaglio/-/asset_publisher/default/content/coronavirus-sono-42-681-i-positivi)

627 i deceduti durate la scorsa giornata, 381 dei quali solo in Lombardia, le cifre più alte dall’inizio di questa epidemia.

Il Nord Italia continua a essere il più colpito tra vittime e contagi mentre il resto della Penisola vede la casistica aumentare di giorno in giorno.

In Sicilia, relativamente ai dati di oggi, 21/03, i positivi al tampone in attesa di responso da parte della ISS risultano essere 82 più di ieri, facendo così salire il numero a 490 contagiati.

Quelli di cui però abbiamo certezza assoluta sono 458.  

Gli ospedali di tutte e 9 le provincie siciliane ospitano i 254 pazienti ricoverati48 dei quali in terapia intensiva– seguendo la seguente distribuzione: 12 a Trapani, 27 a Palermo, 118 a Catania, 40 a Messina, 12 a Caltanissetta, 19 a Enna, 6 a Ragusa, 19 a Siracusa e 2 ad Agrigento.

Sale a 26 il numero dei guariti e a 6, purtroppo, quello dei deceduti.

-Il numero dei deceduti non fa riferimento a ieri, bensì alla distribuzione del suddetto dall’inizio dei primissimi controlli fino a ora.

http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_ArchivioLaRegioneInforma/PIR_CoronavirusaggiornamentoSicilia0321

Ma ora è tempo di smettere di elencare numeri e cominciare a parlare delle persone che stanno dietro quelle cifre.

Uomini e donne, padri, madri, nonni, nonne, zie, zii, cugini, fratelli, sorelle, fidanzati, mariti, mogli, amanti.

Buoni, brutti, cattivi, belli, viziati, prodighi, ricchi, codardi, coraggiosi, poveri.

Operai, medici, benzinai, insegnanti, infermieri, panettieri, filosofi, avvocati, commercialisti, contadini, commessi, fissi, precari, disoccupati, liberi professionisti.

Non esiste più differenza né distinzione sociale, siamo tutti accomunati dallo stesso contagio e alcuni dalla stessa fine.

La livella arriva sotto forma di asfissia.

Soffoca sia noi che non possiamo dare conforto ai cari che soffrono sia a loro che senza l’ossigeno di quei ventilatori ci muoiono. Letteralmente.

Questo virus, che circa un mese fa si è presentato sotto l’innocua apparenza dell’influenza– cosa che effettivamente può essere se consideriamo le mutazioni che il virus può effettuare a seconda dell’organismo che infetta-, adesso è diventato un mostro invisibile capace di stravolgere completamente l’accogliente mondo che conoscevamo.

Nell’arco di quattro settimane, tra contagi, morti, decreti, restrizioni, provvedimenti, inviti, siamo passati da avere l’illusione di essere indistruttibili alla più completa certezza della nostra insignificanza.

Quando si invita a non uscire di casa – anzi no, non è più un democratico invito a partire dalle prime multe agli effrattori per finire alla richiesta dell’esercito alla Lamorgese da parte di Musumeci per bloccare gli evasori tra centri urbani e porti- lo si fa per il bene di tutti.

Noi che possiamo stare “sicuri nelle nostre tiepide case”, facciamolo, non lamentiamoci.

La mia solidarietà e preoccupazione è rivolta a chi quelle mura le vive come delle prigioni perché più pericolose di quelle che oramai sono diventate delle tetre strade cittadine. In compagnia di aguzzini che a volte hanno un nome e un cognome e altre sono malattie mentali.

Quello che ora è un cupo paesaggio urbano per molti altri senza un tetto sulla testa era l’unico modo per vivere. Non lamentiamoci noi che siamo allegramente seduti sul divano.

Preoccupiamoci della salute fisica e psichica di medici e infermieri e operatori che ogni giorno sono a rischio per far fare a noi la tediosa vita del relegato in casa.

Preoccupiamoci di chi non sa cosa mettere in tavola perché non sa come arrivare a fine mese. Non lamentarti se puoi uscire solo per andare a fare la spesa.

Ricordiamoci che in momenti come questo è più che mai importante la collaborazione di tutti affinché le cose rientrino e se collaborare significa stare sdraiati a guardare il soffitto.

Ben venga! Fallo.

Anche quello che in tempi non sospetti poteva essere considerato inutile adesso è più utile che mai.

Impariamo a convivere con i nostri sentimenti negativi, perché stiamo avendo dimostrazione che la vita non è fatta solo di cose belle.

Uniti ce la faremo.

Intanto il pianeta sta ricominciando a respirare.

Se resisteremo ancora un po’, e ahimè di sicuro se ne parlerà ben oltre il tre aprile, lo spettacolo che ci attenderà lì fuori sarà meraviglioso.

La speranza è che questo periodo di riflessione forzata, ammesso che qualcuno stia riflettendo, non sia vano.

Questo è un periodo di prova per sperimentare la nostra forza.

Perché quando tutto quello che stiamo vivendo sarà finito, allora sarà il momento in cui dovremo risalire la china, stavolta non solo come Stato, ma come Nazione.

A proposito di Alessandra Bonanno

Siciliana a 360°: padre catanese e madre marsalese. Fuoco dell’Etna nelle vene, vento tra i capelli e sale nel cuore. Sono una traduttrice professionista laureata presso l’Istituto per Interpreti e Traduttori di Trento e attualmente immatricolata all’Università di Catania in Global Politics and Euro-Mediterranean Relations. Credo che il mondo sia un grande teatro, con miliardi di attori, l’attualità è il loro palcoscenico. Sono una profonda sostenitrice della verità, anche quella più scomoda e dei fatti, raccontati nella maniera più oggettiva possibile.

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