martedì , 28 Giugno 2022

Stampa estera sul COVID-19, il dott. Frieden per la CNN

Una buona abitudine per evitare di incappare in fakenews o simili è approcciarsi alle notizie tramite fonti sicure e diverse; in alcuni casi confrontarsi con la stampa internazionale può diventare una insostituibile palestra.

Di seguito troverete la traduzione di un articolo di giorno 14/03 redatto dal dott. Thomas Frieden per la CNN.

Il dott. Frieden è un esperto in malattie infettive e salute pubblica, nonché ex direttore del CDC (Center for Disease Control and Prevention) ad Atalanta (USA). Frieden afferma: “Il Covid-19 è diverso dall’influenza e le azioni per contrastarlo devono cambiare”

Per chi parlasse inglese di seguito troverà il link dell’articolo in lingua originale.

(CNN: Former CDC director: Covid-19 is different from flu and we must respond differently- https://edition.cnn.com/2020/03/14/health/coronavirus-covid-19-flu-comparison-frieden-analysis/index.html)

Le informazioni di sotto contenute potranno per alcuni potranno essere chiarificatrici e per altri potranno risultare una semplice ripetizione. In qualsiasi caso:

 Buona lettura!

“(CNN) Esistono sia somiglianze sia differenze tra il Covid-19 e il virus dell’influenza ma quello che sappiamo del nuovo coronavirus è veramente poco. Considerando quello che è avvenuto in Cina e quello che sta avvenendo in Italia è facile diventare fatalisti e dire: “Non c’è nulla da fare, prima o poi tutti verremo contagiati”. Ma niente è più lontano dalla verità.

Seppure metà delle persone a livello mondiale verrà infettata dal Covid-19 (il rapporto è alto ma nemmeno tanto certo) l’altra metà non contrarrà l’infezione. Eppure abbiamo molto da imparare da chi ha già contratto il virus perché da esso potremo conoscere il suo decorso e aumentare la possibilità di sopravvivenza.

Sintomi

Alcuni sintomi dell’influenza e del Covid-19 sono simili: tosse secca e febbre.

Il Covid-19 più spesso causa fiato corto e difficoltà respiratorie generiche- segnali che richiedono l’immediato intervento medico.

L’influenza invece causa acchiacchi, affaticamento, mal di testa e brividi, poco frequenti nel Covid-19.

La sindrome influenzale appare d’improvviso e peggiora in uno o due giorni. I sintomi del Covid-19 invece appaiono più gradualmente e peggiorano nell’arco di una settimana.

La buona notizia è che se starnutite o avete il naso pieno/che cola è probabile che abbiate contratto un comune raffreddore stagionale. L’ironia è che possibilmente lo stesso è causato da un ceppo meno virulento dei coronavirus.  

Il Covid-19 è più infettivo dell’influenza.

Sembra che i soggetti infetti da Covid-19 contagino molte più persone rispetto a chi invece ha una semplice influenza, ecco spiegata la durata e la velocità dello spandersi dell’infezione.

Il Covid-19 ha più probabilità di uccidere dell’influenza.

I decessi per influenza hanno una media di 1 a 1000– soprattutto per anziani e persone con condizioni di salute precarie seppure vi siano casi fatali pure tra giovani e donne incinte-.

Non conosciamo la media esatta del Covid-19 a causa degli studi incompleti sui casi e le informazioni insufficienti sull’epidemia. Fino ad ora sembra essere molto più letale di una semplice influenza stagionale e probabilmente più mortale delle pandemie influenzali del 1957 e del 1968 (n.d.t rispettivamente l’influenza asiatica e quella di Hong Kong) ognuna delle quali uccise più di un milione di persone in tutto il mondo. Le suddette avevano una mortalità dell’1%- e il Covid-19 sembrerebbe avere una letalità di 1 a 100.  

[…]

I più a rischio, come nel caso dell’influenza classica, sono gli anziani e quelli con gravi quadri clinici: i malati affetti da patologie cardiache e/o polmonari e i pazienti oncologici o con diabete.

Inoltre le cause del decesso in un malato covid-19 e influenzale sono diverse.

Le morti per influenza sono provocate da polmonite batterica secondaria e arresto cardiaco che subentrano in seguito al debilitamento causato dal virus influenzale.

Con il COVID-19

Molti decessi sono causati dalla sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) che provoca  edema polmonare – ossia il riempimento di polmoni già danneggiati con liquido- e porta il malato a ipossia– vale a dire rende difficile se non impossibile la respirazione.

A differenza della polmonite batterica, per la ARDS non esistono trattamenti farmacologici. Ecco perché la carenza di ventilatori– polmonari- è così pericolosa: sono l’unico supporto al malato Covid-19 per restare in vita mentre il suo organismo si riprende

Non esiste vaccino

Al contrario della classica influenza, per il Covid-19 non esiste vaccino e se non se ne troverà uno entro il prossimo anno e più probabile che non si troverà completamente.

Il vaccino influenzale è debole rispetto ad altri.

Normalmente in un anno un vaccino influenzale offre una copertura del 60% se è ben accoppiato al ceppo virale in circolazione, del 30% o più bassa se questo accoppiamento non è ben assortito. Per lo meno per l’influenza abbiamo un vaccino e per quanto possa avere una bassa efficacia aiuta a costruire un’immunità collettiva, che previene e prova a rallentare il diffondersi della malattia, riducendone spesso la gravità dei sintomi.

Non esiste cura

Ancora non esistono farmaci da poter utilizzare contro il Covid-19 nonostante già siano in atto studi clinici.

Per l’influenza il Tamiflu e altri farmaci antivirali riducono la durata della malattia e la gravità dei sintomi se già insorti da un paio di giorni. È un dato importante anche se gli antivirali non sono efficaci quanto gli antibiotici. Sintomi influenzali meno gravi riducono la necessità di assistenza intensiva e anche la mortalità.

Nessuna immunità

Il Covid-19 nasce da un nuovo virus ed è probabile che nessuno di noi sia naturalmente immune, a differenza dell’influenza. Fra molti anni una buona percentuale di popolazione sarà immune ai nuovi ceppi virali sia grazie ai vaccini sia grazie all’immunità acquisita.

Per esempio: durante la pandemia influenzale dell’H1N1 del 2009, le persone sopra i 35 anni d’età non manifestavano sintomi gravi grazie a quella immunità parziale acquisita dall’infezione da parte di un ceppo simile al suddetto.

Nella pandemia del 1918 invece, gli anziani correvano meno il rischio di contagio e di morte grazie all’immunità acquisita da ceppi virali precedenti.

Per quanto riguarda il Covid-19 ancora non esiste alcuna forma di immunità, almeno stando alle informazioni che abbiamo.

Il mistero è che i bambini non sviluppano sintomi gravi rispetto al resto della popolazione.

I bambini corrono meno rischi.

Una notizia positiva è che i bambini e gli adolescenti fino ai 18 anni sembrano non sviluppare i sintomi gravi del Covid-19. Possono essere contagiati, sì ma l’infezione che porta a rischi gravi è estremamente rara. Nonostante tutto non sappiamo quanto contagiosi siano i bambini che hanno contratto il Covid-19. Le persone asintomatiche generalmente sono meno contagiose e i bambini rientrano tra queste.

In breve, il Covid-19 è più infettivo e mortale dell’influenza. Abbiamo pochi mezzi e nessuna immunità naturale e sappiamo veramente poco su come contrastarlo.

Ecco perché è importante prendere delle misure cautelative.

Lavarsi le mani bene e spesso, non toccare superfici quando possibile, coprirsi col gomito quando si starnutisce ma soprattutto

STARE A CASA!

La chiusura di stazioni di lavoro e università è una misura necessaria e obbligatoria e la telecomunicazione è vitale.

Bisogna mantenere una distanza di sicurezza con le persone clinicamente vulnerabili (e non solo).

Ecco perché le residenze per anziani devono fare il possibile per prevenire l’entrata del Covid-19 dentro le loro strutture sia tramite visite sia tramite personale.

Gli assembramenti devono essere evitati per abbattere la curva epidemica e ridurre la possibilità di picchi che possano mettere in crisi il sistema sanitario.

Esempio di curva epidemica

Azioni preventive permetteranno una gestione migliore delle risorse sanitarie che rischiano di essere condotte a un punto di non ritorno in caso di picchi infettivi e relativi ricoveri.  

[…]

Ridurre i danni del COVID-19 è una nostra responsabilità tramite un atteggiamento proattivo sia a livello personale sia comunitario.

È troppo tardi prevenire il contagio nella nostra comunità ma di sicuro, collaborando tutti insieme si potranno limitare e rallentare i suoi effetti e potremo salvare delle vite.”

A proposito di Alessandra Bonanno

Siciliana a 360°: padre catanese e madre marsalese. Fuoco dell’Etna nelle vene, vento tra i capelli e sale nel cuore. Sono una traduttrice professionista laureata presso l’Istituto per Interpreti e Traduttori di Trento e attualmente immatricolata all’Università di Catania in Global Politics and Euro-Mediterranean Relations. Credo che il mondo sia un grande teatro, con miliardi di attori, l’attualità è il loro palcoscenico. Sono una profonda sostenitrice della verità, anche quella più scomoda e dei fatti, raccontati nella maniera più oggettiva possibile.

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