lunedì , 27 Giugno 2022

Cassazione: la coltivazione domestica di Cannabis non è reato, purché…

Il 19.12.2019 la Corte di Cassazione ha reso una pronuncia, a sezioni unite, con la quale ha stabilito che la coltivazione di cannabis per uso personale non costituisce reato. 

Le sentenze della Suprema Corte non sono vincolanti al di fuori del procedimento nel quale vengono pronunciate, tuttavia rappresentano un indirizzo giuridico cui i Giudici della nostra nazione spesso si adeguano al fine di intraprendere le proprie decisioni. Per quanto la sentenza a Sezioni Unite mantenga un carattere non vincolante è, però, connotata da una così alta autorevolezza da rappresentare il gradino immediatamente più basso ad un vincolo giuridico.

Siffatta pronuncia è resa a Sezioni Unite ed ha, quindi, un gran peso per i Giudici nazionali. Ad ogni modo, la Suprema Corte non ha ancora reso nota la motivazione dietro la stessa, che già in molti si sono dichiarati indignati. 

Giorgia Meloni: “Ci lascia allibiti la sentenza della Cassazione che legalizza la coltivazione domestica della cannabis. Il messaggio che viene lanciato è devastante e rischia di avere pesanti ripercussioni sulla società italiana, che già vive una drammatica emergenza droga. Condividiamo le preoccupazioni espresse dalle comunità terapeutiche, dagli operatori del servizio pubblico e dalle associazioni e continueremo al loro fianco la battaglia per una vita libera da ogni droga e dipendenza”. 

Matteo Salvini dichiara invece che la Lega “combatterà lo spaccio e la diffusione della droga sempre e ovunque” ; dichiarazione, in verità, non pertinente considerato che “uso personale” e “spaccio” hanno significati ben diversi. 

Matteo Salvini e Giorgia Meloni

Tuttavia occorrerebbe tenere ben a mente, prima di giungere a conclusioni affrettate, che siffatta pronuncia non ha radicalmente stravolto l’assetto normativo previgente. 

COSA E’ CAMBIATO? 

In verità questa pronuncia non intende legalizzare qualcosa fino ad oggi illecito, infatti l’uso personale di sostanze stupefacenti è stato depenalizzato già con la L. 49/2006; esso ora costituisce un illecito amministrativo non penalmente rilevante.  

L’uso personale di cannabis non costituisce reato, quindi, non da pochi giorni, ma già dal lontano 2006. Tuttavia, mentre prima l’uso personale era valutabile per il solo possessore di sostanze stupefacenti, mentre per il coltivatore domestico vigeva la presunzione della finalità di spaccio; ora, con la recentissima pronuncia, la Suprema Corte ha inteso porre un limite a tale presunzione, riconoscendo, a date condizioni, la garanzia dell’uso personale anche al coltivatore domestico. 

Prima della sentenza del 19 dicembre, quindi, la coltivazione domestica, indipendentemente dalla quantità e dallo stato delle piantine, era sempre reato perché presupponeva lo spaccio. Si veda, ad es. La Sent. 12226/2018 con la quale la Corte ha confermato la Sentenza di Appello che condannava l’imputato, piccolo coltivatore domestico (trovate la Sentenza qui); a seguito della recentissima sentenza, invece, il coltivatore domestico non sarà perseguibile penalmente se ricorrono dati presupposti. Vediamoli insieme. 

PRESUPPOSTI PER LA CONFIGURAZIONE DELL’ “USO PERSONALE” 

In particolare la Suprema Corte ha stabilito che: “Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore“.

Da una parte, dunque, rimane sempre perseguibile la coltivazione di piante – non solo la cannabis – stupefacenti, indipendentemente dalle quantità di principio attivo delle sostanze stesse, purché se ne ravvisi l’attitudine alla stupefacenza e la finalità di spaccio; dall’altro si esonera da responsabilità penale il piccolo coltivatore domestico quando si evince che la coltivazione stessa sia finalizzata ad uso personale. La Corte, inoltre individua anche i criteri per la determinazione di tale uso esclusivo, in particolare:

1 – Le tecniche rudimentali 

Già nel metodo di coltivazione si incontra il primo limite affinché la coltivazione sia considerata domestica e lecita: questa deve essere svolta con tecniche rudimentali, le quali, precisa sempre la Corte, escluderebbero l’utilizzo dell’innaffiatoio, di lampade scaldanti e di strumenti quali bilancini o altri utensili per la misurazione del peso. L’utilizzo di anche solo uno di questi strumenti, infatti, presupporrebbe la coltivazione delle piante per finalità di spaccio e quindi perseguibile come reato. 

2 – La bassa quantità di piante ed il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile. 

In tal caso la corte non ha, però, individuato il numero massimo di piante possedibili senza che si presupponga la finalità di spaccio. Dobbiamo, dunque, aspettare che la Corte stessa pubblichi la motivazione della Sentenza per avere risposta in merito. 

La Corte, inoltre, individua anche la sussistenza di un elemento negativo per la legittimità della coltivazione domestica: la mancanza di qualsivoglia elemento idoneo a lasciar indurre la finalità di spaccio o di vendita delle piante nel mercato degli stupefacenti. Lascia, in tal caso, completa discrezionalità al Giudice nell’individuazione di elementi da ritenersi rilevanti per l’individuazione di suddetta finalità.

COSA SI INTENDE PER USO PERSONALE? 

La Suprema Corte ha anche chiarito la portata della dizione “uso personale”. L’uso personale della pronuncia di cui sopra esclude che chiunque, eccetto il coltivatore, possa fare uso della cannabis, senza che quest’ultimo incorra in responsabilità penale. Dall’uso personale sono esclusi non solo amici e parenti ma persino i familiari del coltivatore, dovendosi intendere tale eccezione, quindi, nel senso strettissimo del termine. La semplice cessione, anche gratuita, di una singola piantina, escluderà l’uso personale e configurerà il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. 

In conclusione, con la recente sentenza, la Corte di Cassazione ha inteso depenalizzare la coltivazione domestica esclusivamente sul presupposto dell’uso personale. Garanzia, quella dell’uso personale, già riconosciuta dal 2006 al possessore di piccole quantità e che, invece, veniva esclusa per il coltivatore domestico.

A proposito di Giulio Dino De Bartoli

Classe 89. Laureato presso la LUMSA di Palermo. Ha svolto mansioni di operatore segretariale presso un noto studio legale di Marsala nel quale ha anche svolto la pratica forense. Abilitato alla professione di avvocato il 18 ottobre 2018, iscritto all'albo del Tribunale di Marsala dal 12 febbraio 2019

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