
Venerdì 27 dicembre, in Piazza della Repubblica, c’è stata una manifestazione contro l’emigrazione giovanile: “si resti arrinesci”. Una mobilitazione che da mesi sta cercando di sensibilizzare le istituzioni su questo tema. Sono state organizzate, infatti, diverse iniziative in contemporanea, in diversi centri siciliani con uno slogan come: “Addumamu i luci pi farinni abbiriri!”, oppure “Per invertire la rotta, per fermare questa #emorragia. Contrastiamo l’emigrazione forzata dei giovani siciliani. SI RESTI ARRINESCI”.

Nel corso della manifestazione, sono stati letti due testi. “Cu ‘nesci arrinesci” è un modo di dire in lingua Siciliana che rimanda a una delle più drammatiche piaghe della Sicilia: l’emigrazione forzata.
“Chi esce, riesce“: è questa la traduzione letterale in lingua italiana. La diffusione del detto vuole descrivere un particolare retaggio culturale ormai radicato nella mente dei siciliani, sottende la convinzione che solo fuori la Sicilia si possano realizzare i sogni.

La Sicilia è una terra fantastica; baciata dal sole, bagnata dal mare e accarezzata dolcemente da un vento leggero che rende unico e speciale ogni odore e sapore. Molti giovani però, finiti gli studi, terminata l’estate, sono costretti a dover abbandonare le sopracitate bellezze per andare altrove, dove solitamente svolgono attività lavorative stabili e gratificanti. L’emigrazione giovanile in Sicilia, rappresenta un fenomeno fortemente sentito, da tutti. Una ferita aperta, che brucia e non sembra volersi rimarginare, in un’isola che non riesce a creare il giusto punto di contatto tra risorse territoriali e giovani. “Cu ‘nesci arrinesci” è diventato un proverbio per farsi forza, immaginando un futuro positivo per la propria terra. Al termine delle due letture sono state accese due lanterne che sono state fatte volare in cielo.



























