lunedì , 15 Aprile 2024

TOM PRYCE: Quella fatalità che rubò la mia vita e non solo

Photo by Rainer W. Schlegelmilch/Getty Images

Che la fatalità abbia da sempre giocato un ruolo importante nella vita è palese. Nascosta e pronta ad agguati del tutto inaspettati, pronta a compromettere il normale svolgersi delle cose, esiste da sempre e riesce ad intromettersi proprio quando crediamo che tutto si svolga correttamente in una sorta di linea dritta e pulita che corre verso il suo naturale compimento.

Il 1977 fu un anno tragico per il nostro paese stretto nella morsa del terrorismo eversivo che sbiadiva e riduceva la visibilità di un possibile futuro per i giovani; una immagine triste e disillusa come una foto in bianco e nero di smog e nebbia alle prime ore di un mattino invernale a Milano. Oramai con il boom post bellico alle spalle, emergevano tutte quelle contraddizioni ed effetti collaterali che investivano tutto il comparto nazionale dei lavoratori delle fabbriche schiavizzati da una rincorsa continua verso una produzione in costante crescita che non riusciva più a considerare esigenze ed aspetti umani.

La vita borghese degli italiani da nord a sud seguiva con metodica compostezza le fila degli eventi con un occhio appassionato allo sport calcistico di uno scudetto vinto dalla Juventus e dalle radio che mandavano hit musicali che ben presto avrebbero scritto pagine importanti nella storia della musica leggera italiana come “Ti Amo” di Umberto Tozzi e “Solo tu” dei Matia Bazar e molti altri.

Per gli appassionati delle corse automobilistiche di Formula 1 gli anni 70 sono sempre stati considerati tra i migliori di sempre per motivi legati ai tanti piloti divenuti campioni del mondo in gare memorabili dove lo sviluppo meccanico ed ingegneristico delle monoposto correva verso una nuova evoluzione generazionale e dove tantissime storie anche tragiche coloravano i contorni di uno sport unico nel suo genere.

Spicca un evento accaduto durante il Gran Premio del Sudafrica nel circuito Kyalami nell’anno che consegnò il titolo di campione del mondo a Niki Lauda su Ferrari che pochi mesi dopo avrebbe ufficializzato il divorzio con Enzo Ferrari per vari motivi ma che si sarebbe attuato soltanto l’anno successivo.

Da premettere che in quegli anni l’assistenza dei cosiddetti “commissari di corsa” non era gestita da una società come lo è oggi da molti anni con la CEA Squadra Corse che gestisce la sicurezza antincendio nelle corse di automobilismo; in quegli anni la gestione era affidata da un Gran Premio all’altro a giovani volontari senza addestramento ed esperienza che si improvvisavano commissari di corsa e dove venivano impartite poche e sparute informazioni per lo più generiche e sommarie.

Il circuito di Kyalami ha la caratteristica di un curvone che conduce ad un rettilineo lunghissimo tutto in discesa dove la velocità acquisisce una imponenza impressionante e proprio verso la metà del rettilineo poco dopo il traguardo, l’altra Shadow di Enzo Zorzi fu costretta ad accostarsi sulla sinistra a causa di un improvviso cedimento del motore che emise da subito fumi che facevano intendere un possibile e prossimo incendio.

Il pilota italiano, uscito precipitosamente dalla monoposto e vedendo i fumi del motore che ne palesavano un possibile e prossimo incendio, dovette penare non poco nel tentativo di staccare il tubo dell’ossigeno che lo tratteneva alla macchina e fu proprio in quel momento che non si accorse che alle sue spalle il giovane e inesperto ragazzo dal nome Jansen Van Vuuren, con il suo estintore nelle braccia ebbe la folle idea di attraversare di corsa il circuito per andare a spegnere il prima possibile l’incendio del motore della Shadow e scongiurare cosi un possibile ritorno di fiamma che avrebbe causato il propagarsi di fiamme all’interno del casco del pilota Zorzi.

Il pilota Tom Pryce, a bordo dell’altra Shadow, ad altissima velocità non ebbe neanche una frazione di secondo per accorgersi del ragazzo che stava attraversando il rettilineo da parte a parte e lo investì con tutta la velocità di una monoposto di Formula 1 in pieno rettilineo causando l’evidente smembramento e facendogli compiere varie giravolte che falciarono il suo corpo gettandolo con furia fuori dal circuito a poche decine di metri dalla vettura di Zorzi. Il raccapricciante incidente di per sé già drammatico ebbe un suo epilogo ancora più fatale e crudele. L’estintore del ragazzo, sfuggitogli di mano al momento dell’impatto colpì il volto di Tom Pryce distruggendogli il casco e uccidendolo nel colpo. La Shadow, definita poi “la macchina fantasma”, percorse tutto il rettilineo con a bordo un cadavere e solo in prossimità della curva alla fine del rettilineo si scontrò con la Ligier del pilota francese Jacques Lafitte finendo entrambe fuori pista. Il pilota francese, furioso per un incidente di cui non aveva colpa, uscì dalla vettura e si diresse verso la Shadow a pochi metri di distanza per chiedere spiegazioni; quel che vide all’interno dell’abitacolo della Shadow certamente raggelò il suo sangue e sicuramente ancora oggi non lo avrà certamente dimenticato. Quella gara vide la vittoria di Niki Lauda ma, senza dubbio, fu una festa amara per una dinamica assurda e un contesto dove la fatalità si rese protagonista.

A proposito di Paolino Canzoneri

Paolino Canzoneri nato a Noto (SR) nel 1966 e residente a Palermo. Giornalista iscritto presso l’Albo dei Giornalisti di Sicilia. Da diversi anni collabora con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali con commenti, analisi e riflessioni di attualità, politica, economia, sport e musica con un occhio puntato a Sud. Il suo giornalismo rispecchia un’enclave culturale indipendente e trasversale del pensiero critico ma moderato con introspezioni aventi lo scopo di stimolare per quanto possibile la percezione del presente cercando di offrire una visione cristallina e fedele della realtà.

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