
Se la Sicilia è un triangolo, Pachino sta nel vertice basso. Siamo all’estremo sud della nostra isola, proprio di fronte alla Libia, in provincia di Siracusa. Questa cittadina, che conta ben ventiduemila abitanti, ci avvicina all’Africa molto più di quanto possa sembrare. Il nome deriva probabilmente dal fenicio Pachum (guardia), dal greco Paxus o da riferimenti al vino (Paxus Oinos). Nell’antichità l’area fu crocevia di Fenici, Greci, Romani, Bizantini e Arabi, grazie alla posizione strategica tra Ionio e Mediterraneo. La storia di Pachino inizia ufficialmente il 21 luglio 1760, quando il principe Gaetano Starrabba ottiene il permesso di fondare il borgo. Il territorio vanta però radici antiche, frequentato come fu da Fenici, Greci e Romani, e legato storicamente alla produzione di vino e alla pesca. I primi abitanti furono circa trenta famiglie provenienti da Malta. Con l’abolizione dei diritti feudali nel 1812, il centro ottenne piena autonomia amministrativa e sviluppo commerciale. Per secoli il territorio fu celebre per la viticoltura e la produzione di grandi quantitativi di vino e Nero d’Avola. Nel XX secolo l’economia agricola si è trasformata, legandosi in modo indissolubile alla coltivazione del famoso pomodoro ciliegino di Pachino. Volendo parlare della storia più “recente” il 10 luglio 1943 le spiagge di Pachino furono teatro dell’operazione Husky, lo sbarco degli Alleati in Sicilia.
Per arrivare a Pachino la strada migliore è quella che da Noto conduce verso Capo Passero, la S.P.19 che si lascia a est la riserva faunistica di Vendicari prima e lo svincolo per Marzamemi subito dopo. Sarà così la sua naturale prosecuzione, la S.P.6, a condurci a destinazione. Iniziando poi il nostro giro per le strade del centro storico, incontriamola Chiesa Madre del Santissimo Crocifisso, la chiesa principale di Pachino, che sorge in Piazza Vittorio Emanuele. Fu voluta dal marchese Vincenzo Starrabba e da suo fratello Gaetano, fondatori della Pachino moderna. I lavori iniziarono dopo la licenza del 1760 e si conclusero alla fine del Settecento. Venne aperta al culto attorno al 1770. In origine era intitolata al Santissimo Crocifisso, ma anche a Sant’Elia. Presenta una facciata a due ordini sovrapposti, due torri campanarie e un portone in bronzo realizzato dallo scultore padovano Alberto Biasi nel 1968. L’interno è a navata unica, custodisce diverse tele, tra cui il simulacro della patrona della città, la Madonna dell’Assunta e, in un ampio stanzone laterale, i resti mortali dei capostipiti della famiglia Starrabba. La piazza Vittorio Emanuele, la più ampia di Pachino, può apparire come una città nella città, visto che attorno a essa si dipana buona parte della vita locale, soprattutto d’estate quando diventa luogo di passeggio e si riempie di bambini che giocano, circondata da chioschi che offrono prodotti tipici e le squisite granite di mandorla. È una piazza grande e perfettamente quadrata che occupa l’equivalente di quattro isolati nel punto più alto del paese.
Da essa si diramano dodici strade in totale, tre per ogni lato, che collegano il centro alla periferia. È contornata da file di ficus Benjamin sempreverdi. Recenti interventi di riqualificazione hanno aggiunto nuove sedute, cestini per la raccolta differenziata, supporti per le biciclette e basi decorate per gli alberi. Nel sottosuolo si trova ancora un rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale. Ai margini del centro abitato, antichissima testimonianza storica, si trova la torre Xibini, meglio conosciuta come “Scibini”, torre d’avvistamento risalente al XV secolo o, probabilmente, a prima della fondazione ufficiale del centro abitato. Essa rappresenta la costruzione più antica del territorio ed è un vero e proprio simbolo di Pachino, tanto da essere stilizzata nello stemma araldico del comune. Per vederla bisogna uscire, andando verso sud, dal perimetro della città e arrivare laddove la S.P.6 va a incrociare la S.P.8. Ciò che resta di quelle che erano le possenti mura, rende ancora l’idea degli scopi per cui la torre era stata costruita. Infatti venne fatta erigere tra il 1493 e il 1494 dal nobile Antonino Xurtino o “Sortino”, signore del feudo su cui secoli dopo sarebbe nata la città. La struttura originaria serviva sia a vigilare sulle coltivazioni del feudo contro i furti sia come avamposto di sorveglianza militare.
Faceva infatti parte del sistema difensivo che, tramite l’accensione di fuochi sulla cima, allertava la popolazione dell’entroterra in caso di attacchi dei pirati saraceni dalla non lontana costa meridionale dell’isola. La torre è alta circa 10 metri a base quadrata. Del complesso originale rimangono oggi visibili il caratteristico basamento a scarpa e il primo piano. Al suo interno era divisa su due livelli: il piano terra fungeva da magazzino per armi e provviste, mentre il piano superiore ospitava il presidio dei soldati. Sul prospetto principale si può notare lo stemma scolpito della famiglia Sortino. Anche a Pachino, come in molti altri comuni siciliani, la street art e i dipinti murali si sono sviluppati negli ultimi anni come strumento di riqualificazione urbana, espressione di volontariato e valorizzazione dell’identità siciliana, sia nel centro storico vero e proprio che nelle vicine frazioni marinara. Piazza Colonna, nel centro storico, presenta un grande murale dal forte valore simbolico. Realizzato interamente da volontari locali, l’opera celebra la storia cittadina raffigurando elementi cardine del territorio. Sempre in centro, nella via Caruso, è possibile ammirare un imponente e dettagliato murale a tema sacro realizzato da un altro artista locale, che reinterpreta in chiave urbana l’Ultima Cena.
Pachino, situata nel lembo più meridionale della Sicilia, merita sicuramente una visita. Così, senza fronzoli per la testa. Certi luoghi vanno vissuti ed esplorati anche con semplici passeggiate per vivere realtà sicuramente interessanti. Un ultimo consiglio: Pachino ospita ogni anno a maggio l’Inverdurata. Lungo la via Roma gli artisti realizzano straordinari mosaici stradali vegetali, utilizzando come “colori” i prodotti della terra locale, in primis il celeberrimo pomodorino. Da vedere.



























