CATERINA PALADINO – Oggi si celebra la Festa dei Nonni: la giornata delle radici, dell’abbraccio protettivo, della vita che si tramanda di generazione in generazione. Ma celebrare l’amore nelle nostre case chiudendo gli occhi di fronte al massacro che si consuma in Palestina non è solo ipocrisia: è complicità morale.

In Palestina siamo spettatori dell’annientamento sistematico, pianificato e burocratico di un intero popolo. Quello che il governo e l’esercito israeliano stanno compiendo è un vero e proprio genocidio condotto senza pietà, senza umanità e senza alcun rispetto per la vita umana.
Chi avesse ancora dubbi sulla natura macabra di questa operazione deve guardare le testimonianze raccolte nel documentario NAZA. Nel gergo dell’IDF, NAZA è l’acronimo di Nezek Agavi: “danno collaterale”. La fredda formula matematica con cui la vita umana viene ridotta a quota contabile sacrificabile.
Ciò che emerge dalle parole di ventiquattro soldati e ufficiali dell’intelligence israeliana è agghiacciante: Gaza è stata trasformata in una vera e propria “fabbrica di bersagli”. Attraverso algoritmi e programmi di intelligenza artificiale chiamati con il cinismo più squallido “Where’s Daddy?” (“Dov’è papà?”), l’esercito traccia i telefoni dei bersagli e aspetta deliberatamente che rientrino a casa per bombardare l’intero edificio. Sanno esattamente chi c’è dentro: sentono le voci, vedono le foto di famiglia, sanno che ci sono nonni, donne, neonati. Eppure premono il pulsante.
Per eliminare un singolo individuo considerato bersaglio, l’algoritmo autorizza il massacro di dieci, venti, fino a cinquanta civili innocenti. Intere palazzine vengono polverizzate, cancellando tre generazioni in un secondo. Questo non è un margine d’errore: è lo sterminio deliberato di intere famiglie.
La parte più rivoltante di queste testimonianze è la totale assenza di cuore, di empatia, di rimorso. Questi militari raccontano di aver ucciso rimanendo seduti comodamente davanti a uno schermo, come se stessero giocando a un videogioco, completamente disumanizzati. Un’alienazione che parte da lontano: da una società educata fin dall’asilo alla guerra, al culto delle armi e all’odio verso il popolo palestinese, insegnando che la vita di un arabo non ha alcun valore.
Di fronte a questo orrore, il silenzio del nostro Paese è rivoltante. Come cittadina italiana sento la rabbia e la vergogna di vedere l’Italia complice diretta di questa barbarie. Continuare a mantenere accordi economici, politici e militari con Israele, rifiutarsi di imporre sanzioni e voltare la testa dall’altra parte significa avere le mani sporche del sangue di migliaia di innocenti. La nostra diplomazia è complice della violazione di ogni singolo diritto umano elementare.
Oggi in Palestina ci sono nonni che scavano tra le macerie cercando le gambe o le mani dei loro nipoti spazzati via dalle bombe; e ci sono bambini sopravvissuti che non avranno mai più la carezza di un nonno a proteggerli. Quando si uccidono i bambini si stermina il futuro; quando si uccidono gli anziani si cancella la memoria.



























