Prizzi, tra miti e murales

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Prizzi, cittadina di quattromila abitanti sita laddove, nel cuore della Sicilia, le province di Palermo e Agrigento si sfiorano, è famosa soprattutto per la spettacolare e, per molti versi unica, processione che, tra sacro e profano, si dipana la domenica di Pasqua per le vie del paese. “U ballu di diavuli”, che evoca la presunta vittoria della morte sulla vita, celebrata dal demonio, che poi però deve arrendersi e prostrarsi davanti alla resurrezione di Cristo. Ma di questo parleremo magari in un altro articolo. Per arrivare a Prizzi, si può percorrere la S.S.188, oltrepassare Sambuca di Sicilia e puntare verso Palazzo Adriano, che dista dalla nostra meta appena undici chilometri. Una volta arrivati ai piedi della cittadina, ci accorgiamo subito che si tratta di una cittadina “obliqua”. Una cittadina il cui skyline appare subito in maniera chiara e netta, osservato dal belvedere che ci accoglie a pochi passi. Una cittadina che sembra scivolare e, viceversa, sembra regalare allo stesso tempo la sensazione di inerpicarsi sulla collina. E ci si accorge subito, non appena scesi dall’auto parcheggiata prima di entrare in paese, che affrontare le ripide stradine diventerà una vera e propria scalata. Una scalata che però varrà la pena di affrontare appassionandosi a ogni piccolo dettaglio, anche a costo di sudare, se visiteremo il paese nelle giornate estive di luglio o d’agosto. Le case si appoggiano l’una su un fianco dell’altra. Ed è logico immaginare che nel periodo invernale, se verrà giù la neve, il borgo assumerà l’aspetto di un Presepe.

Le origini della cittadina convivono con la leggenda: gli abitanti della città di Hippana, fondata dai Sicani cinquecento anni prima di Cristo, davanti alle continue incursioni romane dovettero fuggire e finirono per fondare un nuovo insediamento proprio sulla montagna dove oggi sorge Prizzi, dalla quale prese il nome. Di fronte a Prizzi si erge Monte San Lorenzo(o Montagna dei Cavalli), l’altura gemella ove sembra che l’antica Hippana sorgesse, prima di essere definitivamente distrutta dai Romani durante la prima guerra punica. Tra i monumenti più significativi del borgo vale la pena di segnalare la Chiesa Madre dedicata a San Giorgio, patrono del paese, costruita nel XVI secolo e la chiesa del Santissimo Crocifisso, edificata alla fine del milleseicento, identificabile soprattutto per l’alto campanile decorato e il portale arricchito da elementi in pietra. La prima fu costruita sull’antica, piccola chiesa dedicata proprio a San Giorgio Martire. Restaurata di recente, conserva ancora affreschi che testimoniano i vari passaggi d’epoca.

La sua costruzione scaturì dalla necessità di ampliare gli spazi di quella che, fino agli inizi del XVI secolo, era la vecchia chiesa Madre, cioè la chiesa di Sant’Antonio. Così la famiglia Villaraut prese la decisione più ovvia: quella di costruire una nuova chiesa, semplice, nel suo stile tardo-gotico con la facciata in pietra viva, e dominante allo stesso tempo. Sita nella parte più alta del paese, a pochi passi dal castello. La statua del Santo Patrono accoglie ancor oggi tutti dall’altare. La seconda, allocata anch’essa nella parte più alta del borgo, sorge nello storico “spiazzo Comizi”, da sempre cuore pulsante – e il nome sta a testimoniarlo – di Prizzi. Da lì sembrano dipanarsi tutte le strade che scendono e danno vita al paese.

Fatta quest’ampia premessa, vogliamo evidenziare adesso la particolarità che sembra esulare dalla storia antica del borgo e che, allo stesso tempo, prova a raccontarla mostrandola con colori vivaci agli occhi del visitatore. Meritevoli di grande attenzione sono infatti i murales che adornano le pareti di molte case in pieno centro storico. Sono stati commissionati dal Comune, a partire dal 1989, a tre artisti siciliani: Totò Bonanno, Mario Bardi e Franco Nocera. I murales arricchiscono di ricordi “spiazzo Sparacio”, una delle tante piazze fruibili del borgo. In effetti l’abbellimento dei prospetti e delle pareti esterne di alcune abitazioni era cominciato alcuni anni prima grazie all’opera di volenterosi e appassionati studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Palermo.

Poi il tutto venne ampiamente valorizzato dal lavoro di artisti già famosi. Ma l’idea originaria probabilmente resta quella meritevole di considerazione, visto che spesso non sembra facile trovare una soluzione quando questa sta proprio davanti ai nostri occhi. Ma cosa raffigurano questi murales?  Intanto, com’è giusto che sia, celebrano la vita e le tradizioni del paese. Come se il paese vivesse ogni giorno, ricalcando le antiche usanze, lungo i muri. Per aggiungere l’immaginario al reale e renderlo immortale. L’idea non si è fermata e, come una logica “consecutio”, ha varcato addirittura i confini nazionali e anche l’oceano. Nel 2017 è nato infatti, quasi per caso, il progetto “Dallas in Prizzi”. Un progetto di rigenerazione urbana, divenuto uno scambio culturale quando lo psichiatra americano Dave Atkinson “collegò” la città di Dallas, nel Texas, al borgo siciliano. Il progetto diede origine alla creazione di tre murales realizzati da altrettanti artisti texani, raffiguranti la Madonna del Carmelo, il Ballo dei Diavoli e i magistrati Falcone e Borsellino, ritratti nella loro posa più celebre.

Resta facile immaginare che la cosa possa andare avanti, soprattutto se andranno avanti le idee, legate a quella fantasia capace di rigenerare qualunque cosa. Intanto Prizzi va diventando sempre più una meta immancabile della memoria di chi continuerà a visitare questa nostra meravigliosa Sicilia.

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