Nutella vs. Razzismo – Le nocciole turche battono 1 a 0 la ‘logica’ leghista

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In questa serva Italia, dalla dialettica scaduta, pascola libero un fenomeno mediatico che se non facesse piangere di sicuro spopolerebbe come comico.

Ecco a voi, ladies and gentlemen, il populista per eccellenza.

Il grande, unico e inimitabile ex Deputato, ex Europarlamentare, ex Vicepresidente del Consiglio, ex Ministro degli Interni e, se non sembrasse abbastanza assurdo così, attuale Senatore della nostra splendente Repubblica: Matteo Salvini.

Fonte di ispirazione per questa rubrica e incarnazione dell’Italian dream.

Il grande “sogno” italiano in cui se sei incapace ma blateri bene non solo potrai fare il politico, ma avrai anche l’opportunità di vivere da parassita a spese di quei poveri contribuenti che non hanno ancora pensato all’evasione fiscale come idilliaca e fuorilegge soluzione ai propri problemi.

Il nostro caro leghista, che nella sua pluridecennale esperienza da fomentatore di sagre ha prodotto le categorie più disparate e discutibili di slogan e messaggi che decenza umana abbia mai avuto modo e (s)fortuna di sentire, ha sfornato l’ennesima hit: “Se la nocciola non è quella, io non mangio la Nutella”. [Slogan di fantasia, N.d.R.]

Ricapitolando, dopo le pluripremiate serie di: #primagliitaliani; migrante è chi il migrante fa; rifugiato ladro e invasore; levatemi tutto ma non il mio fucile; Rackete fricchettona, viziata e di sinistra; i professoroni rosiconi; una divisa al giorno leva il Carnevale di torno e i dialoghi con la Vergine Maria.

Ecco che tira fuori dal cilindro il tema della natalità turca delle nocciole che servono alla preparazione della crema spalmabile più conosciuta al mondo, la Nutella.

Ma del resto, certi eventi miracolosi non possono che avvenire nel Paese dalle infinite possibilità, dove non si pecca in fantasia e si approfitta delle rare e inaspettate congiunzioni astrali, per cui anche il nome di Carola Rackete e quello della Ferrero possono incontrarsi nello stesso panegirico quando all’apparenza potrebbero non azzeccarci niente l’uno con l’altro.

Il ‘capitano’, ex Ministro degli Interni, minimizza la notifica di denuncia per istigazione a delinquere e diffamazione sporta dalla Capitana della SeaWatch – che casuale e ironica associazione di titoli-  proveniente dalla Procura della Repubblica di Milano in data 7 dicembre, dicendo che per addolcire il tutto mangerà una fetta di pane e Nutella.

(Il ‘capitano’ contro la capitana: 14′ e 36” il riferimento alla Ferrero )

Volendo volontariamente tralasciare il ben più rilevante intervento sulla Rackete, volgo l’attenzione al consiglio lesinato da Salvini alla Ferrero: “Comprate italiano”.

Il commento sorge spontaneo dopo la sua precedente e in seguito, ça va sans dire, rettificata opposizione al consumo del prodotto Ferrero a causa della provenienza delle nocciole.

Caro Matteo, la signora Ferrero commercializza i suoi articoli, Nutella compresa, da oltre settant’anni in 170 paesi diversi e in quanto gruppo ha le sue sedi dislocate in 55 dei suddetti. Se dovesse reperire tutta la materia prima necessaria alle sue produzioni qui in Italia di sicuro avremmo un intero stivale coltivato a zucchero, nocciole e cacao e addio biodiversità, dieta mediterranea, città, cultura, turismo e anche abitanti; altro che favorire le “piccole” imprese italiane. Se proprio dobbiamo dirla tutta pecchi di disinformazione visto che l’azienda ha già lanciato, nel 2018, il “Progetto Nocciola Italia” per una filiera ecosostenibile che vedrà un ampliamento del 30%, entro il 2025, dei terreni coltivati a nocciole lungo l’intera penisola. O almeno, queste sono le ambizioni di mamma Ferrero visto che importare le noccioline turche costa e non poco.

Ma se davvero vogliamo fare polemica, non mi limiterei alla semplice provenienza delle materie prime.

L’idea di non mangiare Nutella non si legherebbe tanto all’origine semi asiatica delle nocciole quanto al potenziale sfruttamento subito da minori, migranti e appartenenti a minoranze etniche che esiste nelle piantagioni in cui la Ferrero probabilmente acquista i suoi prodotti grezzi. [vedi articolo della BBC: ‘Is Nutella made with nuts picked by children?‘ https://www.bbc.com/news/stories-49741675 N.d.R]

E non addenterei una barretta Kinder non perché le origini del suo cioccolato sono africane o sudamericane – di dove se no?!- quanto perché non è inusuale che attorno alla raccolta di fave di cacao si registri lo sfruttamento di circa 2 milioni di bambini.

Sfido a credere che qualcuno dei lettori manderebbe i propri figli, soprattutto se minorenni, a raccogliere nocciole o fave di cacao per dieci ore al giorno e con una paga da miseria solo per produrre un vasetto e una barretta volti all’ingrasso di una società già in sovrappeso. Se devo essere sincera, neanche tu saresti capace di una simile schifezza! Ma siamo bravi nel rendere pratica la massima di: “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”.

Mica qua muoiono bambini di cinque mesi in ospedale senza che nessuno muova un dito. Mica siamo all’alba di un terzo mondo medievale.

La questione che preme maggiormente diventa la dinamica della disinformazione e dell’indifferenza.

Una classe dirigente che usa mezzi di comunicazione di massa in maniera impropria per fare propaganda di qualsivoglia forma- mi scuserai se qua il termine ‘politica’ fatico a utilizzarlo- fa paura un po’ a tutti, o almeno, dovrebbe.

Ma non giudico solo te, del resto anche la tua cosiddetta ‘nemesi’, omonima per nome ma non per cognome e colore politico, si è omologata nel seguirti in questa pantomima infantile che poco onore fa alle creature dell’asilo.

Ora, non biasimo te in quanto essere umano ignorante; biasimo te in quanto essere umano ignorante seduto su un posto di rilievo per la comunità.

Il carisma, ahimè, te lo riconosco ma per dare voce a un paese il carattere non basta. O meglio, non dovrebbe bastare. Così di solito funziona nei posti civili…

In questo, in effetti, la colpa non è tua ma di un elettorato, ignorante quanto te, troppo pigro e manipolabile per capire che le chiacchiere sono vuote se non accompagnate dai fatti e che il pesce, se puzza, lo fa dalla testa. Stiamo assistendo alla sfilata di una classe politica che ha il “fascino” dei quaquaraquà e la “bellezza” della corruzione. Commovente.

Questo paese dissanguato in moneta e valori potrà ricominciare a sperare solo quando toccherà con mano il cambiamento. La sostanza fa la differenza, e non si parla di quella della Nutella, l’unica con origini straniere ad avere ricevuto accoglienza senza troppe polemiche.   

A proposito, visto che è quasi Natale, invito i rifugiati/migranti a non mollare: forse questo è l’anno buono.

Se ce l’ha fatta una turca/africana/sudamericana voluta fortemente da una madre italiana, penso ce la possiate fare anche voi. Forse la Nutella è riuscita dove il senso umano ha fallito: far capire al buontempone leghista che la dolcezza può avere anche origini diverse da quelle italiane. L’integrazione non dovrebbe conoscere confini soprattutto quando, a proposito della succitata, l’UE sborsa discrete sommette per attuarla.

La verità è che a queste latitudini non riusciamo a essere né europei né italiani, figuriamoci a essere umani.

Non mi dilungherò oltre, perciò auguro Buon Natale a tutti e non dimenticate: no Nutella…no Party!

Alessandra Bonanno
Alessandra Bonanno
Siciliana a 360°: padre catanese e madre marsalese. Fuoco dell’Etna nelle vene, vento tra i capelli e sale nel cuore. Sono una traduttrice professionista laureata presso l’Istituto per Interpreti e Traduttori di Trento e attualmente immatricolata all’Università di Catania in Global Politics and Euro-Mediterranean Relations. Credo che il mondo sia un grande teatro, con miliardi di attori, l’attualità è il loro palcoscenico. Sono una profonda sostenitrice della verità, anche quella più scomoda e dei fatti, raccontati nella maniera più oggettiva possibile.

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