
La Sicilia entrerà in Zona Arancione a partire da domenica 10 gennaio, nonostante le richieste da parte del Cts e di Musumeci di misure più restrittive. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha preso questa decisione sulla base dei dati raccolti. Mentre il numero dei vaccini anti-Covid somministrati in Sicilia continua a crescere sin dall’inizio della campagna vaccinale (soltanto ieri 8559 vaccini per un totale di oltre 44mila vaccinati), parallelamente cresce anche il numero dei contagi.”Siamo preoccupati per l’attuale andamento della curva dei contagi in Sicilia, per questo abbiamo chiesto al ministro Speranza, che ringrazio, di anticipare di almeno una settimana il provvedimento di istituzione della zona arancione per la Sicilia. Nonostante l’indice Rt dell’Isola non prevedesse infatti questa classificazione, con grande senso di responsabilità, abbiamo così previsto misure più stringenti a salvaguardia del nostro territorio”. Lo dichiara il presidente della Regione Nello Musumeci.
Da lunedì l’Italia sarà suddivisa in fasce in base all’area di criticità ma la nuova ordinanza entrerà in vigore in Sicilia a partire da domenica. La Sicilia non sarà l’unica regione a passare in Zona Arancione, ci saranno anche: Veneto, Calabria, Emilia-Romagna, Lombardia. Non è da escludere però che ci possa essere un successivo passaggio da zona arancione a zona rossa, alla luce dell’aumento dei contagi in tutta l’isola a causa dei comportamenti irresponsabili compiuti dai cittadini nel corso di queste vacanze. Tanti, purtroppo, non hanno minimamente tenuto conto delle conseguenze del Covid e neppure delle restrizioni adottate dal Governo nel corso delle festività per arginare la propagazione dei contagi. Qualcuno non ha voluto rinunciare al brindisi con gli amici, altri ancora non hanno voluto rinunciare alla classica partitella a briscola o al cenone con la tavola imbandita e la casa affollata, in barba alle regole, al covid e ai contagi. Altri ancora si sono riuniti in casa prima del coprifuoco, organizzando “pigiama party” fino all’alba. Risultato? Il numero di nuovi positivi in Sicilia è di 1.435. In tutta Italia, invece, i nuovi positivi al coronavirus nelle ultime 24 ore sono 18.020. Come si comporterà il governo alla luce di questa parabola crescente di contagi? Aprirà tutto oppure adotterà nuovamente misure restrittive su tutto il territorio? Quali? La Zona Arancione è da ritenersi sufficiente per arginare il covid? Se l’indice Rt raggiunge una soglia elevata (sopra 1,25), si rischia un nuovo lockdown e nuove chiusure? Come verranno aiutate le imprese e le attività commerciali?
Quella che arriverà giorno 10 gennaio in Sicilia e in altre regioni italiane sarà una Zona Arancione “rafforzata”, ci sarà sempre il coprifuoco alle 22. Ci saranno delle deroghe speciali? Le scuole verranno aperte oppure no? E le palestre verranno riaperte oppure no? “C’è un solo rimedio, purtroppo, per evitare l’ulteriore crescita dei contagi in Sicilia: adottare misure restrittive, tenendo conto anche delle indicazioni arrivate dal Comitato tecnico scientifico regionale” ha dichiarato il Presidente Nello Musumeci dopo il confronto avuto in mattinata con il governo centrale, durante il quale è stata rappresentata “questa nostra preoccupazione e condivisa la necessità di anticipare l’entrata in vigore della “zona arancione”, che, comunque, sarebbe stata dichiarata da Roma nelle prossime giornate. Una decisione che ci fa guadagnare una settimana di tempo, in un quadro nazionale e internazionale di crescita esponenziale del contagio”.
Alle consuete regole previste dal Protocollo nazionale per la “zona arancione”, nell’ordinanza appena firmata dal presidente Musumeci, d’intesa con l’assessore alla Salute Ruggero Razza, sono state aggiunte delle misure ancora più restrittive. Ecco quali sono: controlli per chi arriva in Sicilia, registrazione obbligatorio sul sito dedicato e tampone rapido e la riduzione dei voli da e per l’isola; misure per gli esercizi commerciali, dove sono previste misure di distanziamento interpersonale all’interno delle attività commerciali, con la previsione di screening per gli operatori. I sindaci hanno la facoltà di regolamentare l’accesso nelle zone commerciali per evitare gli assembramenti. Sospensione delle attività didattiche, in presenza fino al 16 gennaio per le scuole elementari e medie inferiori e fino al 30 gennaio per gli istituti superiori. Analoghe disposizioni potranno essere adottate da parte della Conferenza dei rettori. Prosegue normalmente, invece, l’attività in presenza per nidi, asili e scuole dell’infanzia. “Sono certo – afferma Musumeci – che tornerà a prevalere la responsabilità collettiva. Sarebbe assurdo se per la indisciplina di una minoranza si dovessero pagare, ancora, costi sociali ed economici enormi. Una parte importante, come sempre, per garantire l’effettività di queste misure – conclude il presidente della Regione – è affidata alle Forze dell’ordine. Auspico pertanto che vi sia una maggiore presenza, con il ricorso a tutto il personale disponibile, anche delle associazioni di volontariato della Protezione civile regionale”
L’esperienza estiva è stata utile agli occhi degli italiani responsabili, per capire quanto la riapertura fosse poco fruttuosa per arginare il covid. Tanti, troppi cittadini si sono riversati nei mesi estivi lungo le spiagge, tra le coste e in piazza senza minimamente badare alle misure anticontagio. Nessuno di loro ha indossato la mascherina, nessuno di loro ha ricordato il dolore vissuto durante i mesi del lockdown e nessuno di loro ha ricordato la sofferenza degli intubati lungo le corsie delle terapie intensive. Gli italiani dimenticano troppo presto il silenzio delle città vuote o dei morti. La memoria svanisce e viene modellata in sarcasmo becero e fantasioso, fatto di teorie negazioniste e scenari lontani dalla verità scientifica e oggettiva. Finita l’estate, i contagi sono saliti in modo vertiginoso, le terapie intensive si sono affollate nuovamente di pazienti intubati e gli appelli in TV rivolti ai medici sono diventati nuovamente una costante per far fronte all’emergenza sanitaria nazionale. Ma questo effetto fisarmonica del Covid, sembra generare soltanto caos. E’ da ritenersi utile? Funzionale oppure bisognerebbe rivalutarlo e applicare un nuovo piano anticontagio? Non sembra essere proprio risolutivo questo stop ‘n go ma al contrario genera nuove ondate e nuovi scriteriati che trovano stratagemmi per arginare le regole: tanti quelli che organizzano cenoni, pur essendoci le restrizioni, e tanti quelli che rivedono amici tornati dal Nord. Tutti possibili vettori per il covid. I contagi poi salgono, arrivano le nuove ondate ma continua a mancare un piano sanitario concreto per migliorare le strutture, i posti in terapia intensiva continuano ad aumentare e il numero dei posti letto è inefficiente. Queste festività, purtroppo, sono state l’ennesimo e sfiancante banco di prova di una terza ondata che si poteva evitare. Perché non chiudere prima? Perché non applicare misure restrittive proprio nel periodo pre-festivo, quindi impedire spostamenti e contagi? Il buon senso delle giornate festive si è andato a farsi benedire tra le tavole imbandite, con le bocche troppo affamate ma mai sazie di egoismo.



























