Mazara del Vallo, quando la storia finisce in pista: la goliardia non cancella il significato dei simboli

Data:

Una canzone, alcune braccia tese e un video diventato virale. È bastato questo per riportare al centro del dibattito pubblico una domanda che, nel 2026, forse non dovrebbe nemmeno essere necessaria: possiamo davvero considerare una semplice goliardata simboli e gesti che richiamano una delle pagine più tragiche della storia italiana e mondiale?

È accaduto a Mazara del Vallo, durante una serata in un locale notturno frequentato da molte persone. Nel corso dell’evento è stata intonata “Faccetta nera”, uno dei brani più riconoscibili della propaganda fascista e del periodo coloniale italiano. Alcune persone presenti hanno accompagnato la musica con il saluto romano, mentre la scena veniva ripresa da un telefonino e successivamente diffusa sui social.

Da quel momento sono iniziate le polemiche.

Secondo quanto emerso nelle ore successive, l’episodio sarebbe avvenuto in un contesto che qualcuno ha definito «esclusivamente goliardico». Una spiegazione che invita certamente a distinguere i fatti dalle intenzioni personali dei protagonisti. Non possiamo sapere con certezza cosa pensasse realmente ogni singola persona presente quella sera. Non possiamo stabilire automaticamente se dietro ogni braccio teso ci fosse una convinzione politica, una provocazione, ignoranza storica o quella leggerezza che troppo spesso viene definita, appunto, goliardia.

Ma c’è un punto che non può essere ignorato: le intenzioni individuali possono essere incerte, il significato storico di certi simboli molto meno.

“Faccetta nera” non è una vecchia canzone italiana come tante altre. Non è un innocuo brano vintage recuperato per scherzo. È profondamente legata alla propaganda fascista, alla guerra d’Etiopia e al colonialismo italiano. È figlia di un’epoca nella quale il regime costruiva consenso anche attraverso la musica, trasformando l’espansione militare e il dominio coloniale in racconto epico e popolare.

E il saluto romano, soprattutto nel contesto italiano contemporaneo, non è un gesto neutro. Richiama direttamente l’immaginario fascista e la dittatura.

Per questo ridurre tutto alla formula della «goliardata» rischia di essere insufficiente.

Non perché ogni ragazzo che canta una canzone o alza un braccio debba essere automaticamente considerato un fascista. Sarebbe un’analisi superficiale e probabilmente, in molti casi, anche sbagliata. Il punto è un altro: la banalizzazione può essere pericolosa anche quando manca una consapevolezza politica piena.

Perché una cosa è scherzare sulla storia conoscendola e prendendone le distanze. Un’altra è trasformare simboli di una dittatura in intrattenimento, svuotandoli del loro significato fino a farli sembrare semplici accessori da serata, provocazioni da social o gesti da ripetere perché «fa ridere».

E forse è proprio questa la questione più inquietante.

Non è una questione di destra o di sinistra

Sarebbe un errore leggere quanto accaduto a Mazara del Vallo esclusivamente attraverso le categorie della politica contemporanea.

Non si tratta di essere di centrodestra, di centrosinistra, di centro o di appartenere a una determinata area ideologica.

Qui la questione è più profonda.

Il fascismo non è semplicemente una delle tante opinioni che si possono mettere sul tavolo come se fossero tutte equivalenti. Il fascismo è parte della storia italiana ed europea ed è legato a una dittatura che ha cancellato libertà politiche e civili, perseguitato oppositori, introdotto le leggi razziali e contribuito, attraverso l’alleanza con la Germania nazista e la guerra, a una delle più grandi tragedie della storia contemporanea.

La Seconda guerra mondiale ha lasciato dietro di sé distruzione, città rase al suolo, persecuzioni, deportazioni e decine di milioni di morti.

Di fronte a questa storia, vedere una canzone della propaganda fascista trasformata in musica da festa e alcuni presenti fare il saluto romano non può lasciare indifferenti.

Non significa negare la libertà di opinione. Significa riconoscere che la libertà democratica esiste anche grazie alla memoria di ciò che accade quando la democrazia viene distrutta.

“Faccetta nera” e “Bella ciao” non sono la stessa cosa

Nel dibattito nato dopo l’episodio è emerso anche il confronto con “Bella ciao”, il canto legato alla Resistenza.

Ed è qui che occorre evitare una falsa equivalenza.

Le due canzoni non rappresentano due semplici schieramenti musicali o due opposte tifoserie politiche da mettere sullo stesso piano in nome di una presunta par condicio.

“Bella ciao” è diventata il simbolo della Resistenza, della lotta contro il fascismo e il nazismo e, più in generale, della volontà di riconquistare libertà e democrazia.

“Faccetta nera”, al contrario, appartiene alla propaganda fascista e coloniale.

Sono prospettive storiche diametralmente opposte.

Da una parte c’è il ricordo di chi ha combattuto contro una dittatura e per la libertà. Dall’altra c’è una canzone nata all’interno della retorica di un regime autoritario e della sua campagna coloniale.

Questo non significa che ogni persona che canta “Bella ciao” abbia le stesse idee politiche, così come non possiamo conoscere automaticamente il pensiero di chi ha partecipato alla serata di Mazara. Ma il significato storico dei simboli non scompare soltanto perché qualcuno decide di usarli senza pensarci.

Il vero rischio è l’assuefazione

Forse la parte più preoccupante di questa vicenda non è nemmeno capire se tutti i protagonisti della serata fossero animati da convinzioni nostalgiche.

Il rischio più grande è un altro: l’assuefazione.

Quando un simbolo viene ripetuto abbastanza volte fuori dal suo contesto, può perdere progressivamente il suo peso agli occhi di chi lo utilizza. Diventa un meme, una provocazione, una canzone da karaoke, un gesto da fare davanti a una telecamera.

Ed è proprio allora che la memoria storica si indebolisce.

Dire «era solo uno scherzo» può essere una spiegazione delle intenzioni, ma non può diventare automaticamente una cancellazione del significato di quel gesto.

Una società democratica dovrebbe essere abbastanza matura da distinguere tra la criminalizzazione automatica delle persone e la necessità di interrogarsi seriamente sui simboli che vengono normalizzati.

Si può non sapere cosa avessero davvero in testa quei ragazzi. Si può accettare che qualcuno abbia agito senza una reale consapevolezza ideologica. Si può persino riconoscere che una parte dell’episodio sia nata dall’improvvisazione e dalla leggerezza.

Ma proprio questa eventuale inconsapevolezza dovrebbe preoccupare.

Perché se il fascismo diventa un gioco, significa che forse non si conosce più fino in fondo ciò che è stato.

Una domanda che riguarda tutti

Quello accaduto a Mazara del Vallo dovrebbe quindi essere un’occasione di riflessione, non necessariamente un tribunale mediatico.

La domanda non dovrebbe essere soltanto: «Quelle persone sono fasciste oppure no?».

La domanda più importante forse è un’altra: come siamo arrivati al punto in cui una canzone della propaganda fascista e un gesto che richiama apertamente quella stagione storica possono essere considerati, da qualcuno, semplice intrattenimento?

È una domanda che riguarda la scuola, la cultura, le famiglie, i social network e, più in generale, il modo in cui le nuove generazioni incontrano la storia.

La memoria non serve a vivere nel passato. Serve a comprendere il presente.

E proprio per questo episodi come quello avvenuto a Mazara del Vallo non dovrebbero essere né drammatizzati oltre i fatti né liquidati con superficialità.

Perché non tutto ciò che viene fatto «per scherzo» è privo di significato.

E davanti ai simboli di una dittatura che ha prodotto repressione, persecuzioni, guerra e distruzione, l’indifferenza non è mai davvero una risposta.

Nicola Donato
Nicola Donatohttps://www.trileggo.it
"Essere scettici, realistici e prudenti è assolutamente necessario, altrimenti non si potrebbe fare il giornalismo". Il pensiero di Kapuscinski è anche il mio. Fin da piccolo sono stato sempre appassionato di giornalismo. A scuola fondai un giornalino dal nome "Fatti e idee". La mia passione fu alimentata negli anni novanta, in piena età adolescenziale, da mio padre che conduceva trasmissioni radiofoniche di carattere sportivo presso l’emittente marsalese Radio Azzurra. La passione per il giornalismo cominciò a diventare anche un lavoro a partire dal 2005. Ecco, in rapida successione, le mie esperienze maturate nel campo giornalistico: 2005 – 2007 Conduttore televisivo emittente Canale 2 Marsala; 2007 – 2012 Redattore presso il quotidiano “Il Corriere Trapanese”; 2012-2014 Telecronista Ermes Tv Marsala; 2014 a tutt’oggi direttore del periodico cartaceo “Leggo Città Marsala”; Dal 2015 a tutt’oggi conduttore televisivo presso l’emittente televisiva Canale 2 Marsala; Dal 2022 direttore dell'emittente televisiva Canale 2. Dal primo dicembre del 2019 Leggo Città ha stretto una collaborazione con un gruppo editoriale locale permettendo la nascita di Trileggo di cui ne sono il Direttore. 14/10/2018 Premiato come ospite d'onore alla 19ma edizione del premio Europeo Tindari; 16/01/2021 conferimento d'onore da parte della Fondazione Internazionale Papa Clemente XI di Tirana (Albania) quale membro d'onore per proficua attività giornalistica svolta.

Condividi artiolo:

Newsletter

Popolari

Articoli correlati
correlati

La Società Canottieri Marsala sul podio della Finale Nazionale Canoa Giovani

Grande soddisfazione per gli atleti della Società Canottieri Marsala,...

Tesori dal Blu, a Mazara arriva Kadis. Oggi il grande confronto sulla pesca

Iniziata con un momento dal forte valore simbolico la...

        Itinerari del Gattopardo:  Palma di Montechiaro

“Le carrozze con i servi, i bambini e Bendicò...