
Mercoledì 20 maggio alle ore 18:00, negli spazi espositivi della Galleria Angelica in Via di
Sant’Agostino 11 a Roma, verrà inaugurata un’ampia mostra dedicata al lavoro del Maestro
Lino Tardia, venuto a mancare il 21 novembre 2021.
L’esposizione, curata da Francesco Ciaffi e organizzata dalla galleria Edarcom Europa in
collaborazione con la famiglia dell’artista, vuole essere un omaggio ampio, seppur non
completo, al lungo e avventuroso percorso del noto pittore siciliano nato alla fine degli anni
Trenta, approdato a Roma giovanissimo per gli studi in Accademia e fin dagli anni Sessanta
protagonista della vita culturale e mondana della Capitale e parallelamente impegnato in
personali e collettive in Italia e all’estero.
Ad accompagnare la mostra la presenza di due importanti cataloghi, uno pubblicato in
occasione della grande antologica tenutasi a Palazzo Venezia nel 2009, a cura di Claudio
Strinati e Andrea Romoli Barberini, e l’altro pubblicato da Silvana Editoriale all’indomani
della scomparsa dell’artista con saggi di Aldo Gerbino e Franco Campegiani.
La mostra sarà visibile con ingresso libero fino al 29 maggio.
Lino Tardia nasce a Trapani nel 1938. Conseguita la maturità artistica, rifiuta l’incarico di
docenza in Discipline Pittoriche in un liceo artistico di Palermo e si trasferisce a Roma, dove
si iscrive all’Accademia di Belle Arti. Qui conosce Renato Guttuso, del quale è prima allievo
e poi assistente. Il realismo guttusiano influenza il suo linguaggio, che inizialmente si
concentra sulla realizzazione di paesaggi siciliani connotati dalla vivacità della tavolozza e
dalla pulizia delle linee.
Inizia a esporre alla fine degli anni Cinquanta e tiene la sua prima personale all’inizio degli
anni Sessanta. Sono gli anni della Dolce vita e Tardia entra in contatto e stringe rapporti di
amicizia con molti dei più noti personaggi dello spettacolo, del cinema e della cultura. Nella
metà degli anni Sessanta, passando per un breve periodo informale, abbraccia l’idea di una
nuova figurazione secondo la maniera di Francis Bacon, che conosce durante un soggiorno a
Londra. In una continua evoluzione ispirata a una convivenza tra architetture geometriche e
profondità metafisiche, Tardia approda alla ricerca più recente a partire dalla fine degli anni
Settanta.
L’esperienza giovanile di assistente agli scavi del sito archeologico di Mozia, l’antica città
fenicia sull’isola di San Pantaleo vicino Trapani, riaffiora attraverso il ricordo della scultura
antropomorfa della Madre fenicia (V-VI secolo a.C.) il cui plasticismo figurativo, in
equilibrio tra linee arcaiche e stilizzate, ne ispira lo stile pittorico. Temi quali la memoria, il
legame ancestrale con la natura della terra siciliana, il mito dell’Iliade e dell’Odissea,
divengono centrali nel linguaggio della maturità che si compone non più solo di pittura ma
anche di interventi scultorei applicati sulla tela e realizzati con materiali vinilici esaltati dalla
foglia d’oro zecchino.
Tra le tante mostre in Italia e all’estero (Londra, Parigi, New York, Chicago, Houston,
Ottawa, Tripoli) si segnalano, come tappe più significative, la personale In viaggio con i
Fenici, presentata nel 1996 alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Spoleto e nel 1997 al
Convento San Rocco di Trapani, e l’antologica La scatola dei miti presso il Museo
Nazionale di Palazzo Venezia a Roma nel 2009. Tardia ha ricoperto, tra il 2001 e il 2008,
l’incarico di docente di pittura presso la RUFA (Rome University of Fine Arts) e del suo
lavoro si sono occupati alcuni tra i più importanti esponenti della critica nazionale.
Nel 2003 è stato insignito della Medaglia d’Oro per i Benemeriti della Cultura della
Presidenza della Repubblica Italiana.




















































