Chiaramonte Gulfi, laddove “si magnifica il porco”

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Oggi presentiamo un itinerario con sfumature diverse rispetto ai precedenti. Già, perché a Chiaramonte Gulfi, paese collinare a 670 metri sul livello del mare, orgoglio dei suoi ottomila abitanti, la gente arriva per “magnificare il porco”. Potrebbe sembrare la celebrazione di un rito “orgiastico” o di chissà quale forma di “baccanale”. Invece si tratta dell’esplosione gastronomica di una tradizione che si tramanda da tempo immemore.  Andiamo comunque con ordine.

Siamo in provincia di Ragusa, a circa diciassette chilometri dal capoluogo. Una provincia, quella iblea, la cui identità morfologica è di quelle che suscitano ovunque fascino e stupore. Dalle lunghe spiagge ai balzi di profili collinari che chiamiamo monti Iblei, che in alcune “vette” vanno a sfiorare i mille metri d’elevazione. E Chiaramonte Gulfi si trova là, nel centro verde e selvaggio di questo splendido territorio. Per arrivarci basta imboccare la strada provinciale numero sette, che si lascia alle spalle le cupole azzurre di Comiso dopo aver percorso la S.S.115.  Le case del paese, aggrappate al cocuzzolo della collina, saranno visibili sin dai primi chilometri, dando l’impressione di apparire irraggiungibili, salvo poi diventare vicinissime una volta iniziati i tornanti che condurranno al centro. A pochi chilometri dal “traguardo” vale la pena effettuare una deviazione per ammirare lo splendido santuario della Madonna di Gulfi – è semplicissimo, basta seguire le indicazioni e svoltare a sinistra – e rientrare nel territorio di quella che fu l’antica Gulfi, devastata e distrutta dagli Angioini alle soglie del 1300. Le origini della chiesa risalgono al IV secolo d.C. e negli anni a venire nei pressi di quest’ultima sorse un convento agostiniano. Il gioiello custodito tra le mura del Santuario è una statua marmorea della Madonna col Bambino, il cui arrivo in questo luogo sacro è ammantato da una di quelle leggende che tramandano la preservazione del cristianesimo dall’iconoclastia bizantina dell’ottavo secolo. La statua arrivò da Costantinopoli per mare, all’interno di una cassa di legno, approdando sulle spiagge di Santa Croce Camerina. Raccolta dagli abitanti di Gela venne affidata a un carro di buoi senza alcuna guida e giunse a Gulfi, luogo scelto dalla Madonna affinché fosse proseguita la sua venerazione.

Dopo circa quattro chilometri e qualche altra curva in salita, non esiste il rischio di perdersi. Visto che la strada conduce, senza affanni, alla piazza principale del paese. Parcheggiata l’auto lungo corso Umberto I, ecco che, nascosta tra le case, appare piazza Duomo, inconfondibile nella sua forma lunga e ovoidale. Giunti ai piedi del monumento ai caduti della grande guerra, tutte le destinazioni diventano possibili, tra vicoli e stradine in salita. Ci si rende subito conto di essere arrivati nel cuore di Chiaramonte Gulfi, l’antica “Akrillai” dei siracusani, che deve il suo nome attuale al conte Manfredi Chiaramonte che, una volta ricostruita la vecchia Gulfi, le regalò la propria identità che venne in seguito abbinata a quella del vecchio paese distrutto.

Adesso facciamo una “deviazione”, raccontando storie che esulano dalla bellezza di alcuni tesori, come la bellissima basilica di Santa Maria la Nova, la chiesa madre, che sorge gotica e austera ai bordi della piazza. Sopravvissuta al terremoto del 1693 sol perché edificata ottantacinque anni prima del sisma. Facciamo una deviazione “culinaria”. Visto che Chiaramonte Gulfi è probabilmente una delle tappe più interessanti in un ipotetico giro gastronomico della Sicilia. “Qui si magnifica il porco”, una frase emblematica e ridondante, nata e affrescata in un ristorante del paese ed estesa, nell’immaginario collettivo, a tutta la cucina chiaramontana. Ma cosa vuol dire esattamente? C’è poco da spiegare, visto che la parola “magnificare”, dal latino “magnus” (grande) e “facere” (fare), vuol dire proprio “rendere magnifico”. Ma perché proprio qui, a Chiaramonte? Esistono altre località dov’è possibile mangiare ottime carni di maiale, ma il motto nacque oltre sessant’anni fa da un’esclamazione del professor Pugliatti, rettore dell’Università di Messina, a cena nel paese ibleo. Quando si “ammazza” un maiale non si butta via niente. E ogni parte dell’animale viene così valorizzata in cucina. Da quest’idea nacque la gustosissima gelatina che, vi assicuro, se al primo morso potrebbe sembrare viscida, dal secondo in poi non finiresti più di mangiarla. Il tutto riposa, si condensa e si raffredda nello stesso brodo dove la carne è bollita. Principalmente composta da parti nobili, ma anche da “resti”, ha un sapore trascinante. Basta attrezzarsi con una guida enogastronomica per scovare, con immenso piacere, dove consumare la specialità del luogo. Seguita dal risotto al ragù, di maiale naturalmente, il più buono che io abbia mai assaggiato. E completata dalla costata ripiena, piegata a “portafoglio”. La gastronomia è cultura. Tutto ciò rende un viaggio a Chiaramonte Gulfi una tappa da fare e da ripetere, visto che chi avrà assaggiato tali prelibatezze difficilmente riuscirà a dimenticarle.

A stomaco pieno una passeggiata fino al belvedere, il “balcone di Sicilia”, ripercorrendo in senso opposto corso Umberto I. Da lassù abbracceremo tutta la “pianura chiaramontana” e spazieremo, quando il cielo è terso, fino alle città vicine, addirittura fino al golfo di Gela. Ammirando uno dei panorami più completi della Sicilia orientale, dominato dall’imponente maestosità dell’Etna. Nel frattempo, tra una chiacchiera e l’altra, magari rifiorirà l’appetito e tornerà la voglia di fermarsi anche a cena. Sotto l’incantevole cielo stellato che d’estate brilla sul borgo.

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