Ci sono figure che, pur non scendendo mai in campo, diventano simboli indelebili di una squadra e di un’epoca. A Marsala, tra gli anni ’70, ’80 e ’90, due nomi hanno incarnato più di ogni altro lo spirito del tifo organizzato in gradinata: Vincenzo Rubino e Pino D’Amico. Due uomini uniti da un amore viscerale per il calcio e per i colori azzurri del Marsala 1912, che hanno contribuito a scrivere una pagina importante della tradizione sportiva della città di Marsala.

Vincenzo Rubino è stato recentemente omaggiato con una targa allo stadio, alla presenza del sindaco, di alcuni consiglieri comunali e della dirigenza societaria. Un riconoscimento sentito, che ha voluto celebrare non soltanto l’uomo, ma anche ciò che ha rappresentato per intere generazioni di sostenitori. Rubino era inconfondibile con le sue trombe elettriche, con cui guidava la gradinata intonando ritmi e melodie da stadio che diventavano il cuore del tifo. I suoi suoni erano il segnale d’inizio e la carica emotiva prima delle partite.
Accanto a lui, per anni, ha brillato la figura di Pino D’Amico, scomparso da diversi anni ma ancora vivissimo nel ricordo di chi ha condiviso quelle domeniche. D’Amico era il volto più folkloristico e creativo del tifo: capace di coinvolgere chiunque, organizzava coreografie con bandiere, striscioni, coriandoli e colori, trasformando la gradinata in uno spettacolo nello spettacolo. Il suo entusiasmo contagioso e il suo modo di fare riuscivano a trascinare un pò tutti, creando un senso di appartenenza che andava oltre il risultato sportivo.
Entrambi sono stati presenti sempre, nella gioia delle vittorie e nel dolore delle sconfitte, nei campionati esaltanti e in quelli più difficili. Non erano semplici tifosi: erano punti di riferimento, leader naturali, custodi di una passione autentica che oggi rappresenta uno spaccato prezioso della storia calcistica marsalese.
Ricordare Vincenzo Rubino e Pino D’Amico significa raccontare un’epoca in cui il calcio era soprattutto identità e condivisione. Un patrimonio umano che continua a vivere nei racconti, nelle fotografie e nel cuore di chi, ancora oggi, sale sugli spalti portando con sé quell’eredità di passione.



























