VINCENZO SAMMARTANO – Creare richiede visione, coraggio e fatica. Distruggere basta poco. A volte molto poco. Basta lasciar fare al tempo e all’inerzia.

Era febbraio 2020. Sembra un’altra epoca. E invece sono passati pochi anni. In quell’inverno la città di Marsala riscoprì il suo Carnevale, quello vero: non più fatto di balli al chiuso di una sala, lontani dalla gente, ma una festa di popolo, nelle piazze, tra le strade, sotto i balconi. Una festa che unì il centro e le contrade.
Piazza del Popolo, via Mazzini, piazza Pizzo: migliaia di persone, famiglie intere, bambini sulle spalle dei genitori. Sei carri allegorici, centinaia di ballerini, musica, colori. Una città che si ritrovava. L’evento, promosso dall’amministrazione guidata dal sindaco Alberto Di Girolamo, registrò numeri che superarono ogni previsione.
Quella del 2020 non fu un’improvvisazione. Quel Carnevale era un progetto ambizioso. Era un punto di partenza per qualcosa di nuovo. Fu il risultato di un percorso iniziato nel 2017. Anno dopo anno, carro dopo carro, Marsala ritrovava il suo Carnevale. Si riuscì nell’impresa di riportare i marsalesi a ballare in piazza e per le strade.
Oggi, invece, le stesse strade sono vuote. Niente carri, niente musica, niente folla. Solo silenzio. E non si dica che è colpa della mancanza di idee in città. Le idee ci sono. Le associazioni ci sono. Le energie pure. Quello che è mancato è la volontà politica di metterle insieme e trasformarle in progetto.
La verità è semplice e scomoda allo stesso tempo. Creare è difficile. Richiede visione, presenza, ascolto, capacità di decidere. Distruggere, invece, è facile. Basta non fare. O meglio, basta far fare al tempo.
E così il Carnevale, che era tornato a vivere, è tornato a essere un ricordo.
C’era una volta il Carnevale di Marsala. E non è stato il destino a portarselo via. Ma la politica dell’inerzia e dei proclami, che oggi cerca disperatamente di confondersi fra le maschere di quel Carnevale che non c’è più.
Per tentare di salire ancora una volta sul carro giusto. Quello del vincitore. Per un altro ballo.
























