Cinque mesi e dieci giorni di reclusione, con pena sospesa e risarcimento dei danni: è la condanna inflitta all’uomo riconosciuto colpevole del reato di lesioni nei confronti dell’ex compagna.
La sentenza arriva dopo oltre tre anni di processo. Durante le udienze l’imputato ha spesso riso, mostrato sufficienza, minimizzato i fatti, mentre la donna che lo aveva denunciato affrontava un percorso giudiziario lungo e doloroso. Un atteggiamento che ha accompagnato tutta la vicenda, fino alla pronuncia del tribunale.
Nel tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilità, l’uomo ha cercato di screditare la vittima, presentandosi come persona rispettabile e arrivando persino a rivestire un ruolo di vertice in un centro dedicato agli uomini che si dichiarano maltrattati. Una contraddizione evidente, che non ha retto al vaglio dei giudici.
Il tribunale ha invece riconosciuto la fondatezza della denuncia, smontando una difesa costruita su minimizzazioni e accuse prive di riscontri.
«Questa storia non è solo la storia di una donna – afferma oggi M.G. – È la storia di un sistema che spesso costringe le vittime a resistere più a lungo dei loro aggressori. È la dimostrazione che chi usa la violenza può anche indossare maschere rispettabili, ma non può cancellare i fatti. È un promemoria: denunciare è difficile, lungo, doloroso. Ma la verità, anche se arriva tardi, arriva. E quando arriva, fa molto più rumore di una risata».
Un ringraziamento è stato rivolto all’avvocato Giacomo Frazzitta per la professionalità dimostrata.




























