NICOLA DONATO – Egidio Ingrosso è uno dei simboli del Marsala 1912 che nella stagione 1997/98 vinse il campionato di Serie C2, sotto la guida di Massimo Morgia. Un difensore, ma soprattutto una delle voci più autentiche di quel gruppo capace di rappresentare un’intera città, trascinata da entusiasmo, appartenenza e identità. E’ intervenuto da ospite nella trasmissione Top Sport Live, ecco alcuni passaggi salienti.

“Il popolo marsalese ha una marcia in più: basta poco per creare quella scintilla”, racconta Ingrosso. “È vero, stiamo aspettando da tanti anni, ma credo che oggi ci siano le condizioni giuste. Se non sarà quest’anno, penso comunque che questa nuova gestione possa essere la scintilla giusta per tornare in alto”.
Il pensiero corre inevitabilmente a quella meravigliosa stagione. “Era una squadra nuova e i risultati altalenanti erano il frutto del tempo necessario per assimilare i meccanismi di gioco di mister Morgia”.

Un allenatore che Ingrosso definisce senza esitazioni “un visionario”. “Negli anni ’90 proponeva un calcio che oggi fanno tutti: difendere correndo in avanti, uomo contro uomo, aggredire le seconde palle. Divideva il campo, indirizzava il pressing e ognuno di noi sapeva esattamente cosa fare”.

Un’idea di calcio moderna, avanti rispetto ai tempi. “Quello che mi ha insegnato lo porto ancora dentro e cerco di trasmetterlo ai ragazzi nella mia scuola calcio”.
Quella squadra, secondo Ingrosso, aveva valori tecnici e umani altissimi. “Con due o tre piccoli ritocchi avrebbe potuto lottare anche per la Serie B l’anno successivo. Era un gruppo forte, con giocatori di personalità”.
Ma c’è anche un dettaglio personale che racconta meglio di ogni altra cosa il legame profondo con Marsala. “Dopo Marsala non ho più indossato la maglia numero 3”, rivela Ingrosso. “L’ho portata soltanto da voi. È un numero a cui sono molto legato e che per me rappresenta un periodo speciale”.

Un legame che va oltre il campo. “Sembra ieri”, confessa, ricordando quella stagione che resta impressa nella memoria collettiva della città. Il rapporto con Marsala, infatti, non si è mai interrotto. “Anche vivendo lontano, nel Salento, ho sempre seguito il Marsala”, racconta. “Ci siamo rivisti anche nel 2012, al centenario. Oggi è bello vedere la gente che si è riavvicinata alla squadra”.
Il messaggio finale è chiaro e guarda avanti. “Le basi si costruiscono in silenzio, senza proclami”, conclude. “Serve uno zoccolo duro, capace di reggere anche nei momenti difficili e una sinergia tra società, squadra, pubblico e stampa. È così che si può tornare a scrivere pagine importanti della storia del Marsala 1912”.



























