
Recitare per abbattere quelle mura. Alla casa circondariale di Castelvetrano i detenuti entrano nei panni di altri per sentirsi liberi… e il bello è che ci riescono. Il carcere, l’umanità, il teatro, diventano vita in una fase di restrizione che può essere anche molto lunga e che segna profondamente le esistenze recluse. Rieducazione e
reinserimento, così recita l’articolo 27 della Costituzione italiana, e su questo si fonda il progetto di Katia Regina promosso dall’associazione Skenè di Massimo Licari e diretto dal regista Federico Brugnone, coadiuvato da Cinzia Bochicchio, nella funzione di actor coach e Maria Pia Culicchia in qualità di musicoterapeuta. Una iniziativa fortemente voluta dal dottor Fabrizio Guercio e patrocinata dall’ Associazione Nazionale Magistrati-Sottosezione di Marsala.
A coordinare le relazioni con le istituzioni coinvolte il Mar. Mag. C.C. Giacomo Davide Bertolino.
Lo spettacolo Shakespeare in 90 minuti, assolve a un doppio compito: mettere i detenuti in comunicazione con se stessi e con il mondo esterno. I laboratori teatrali in carcere consentono ai partecipanti di raggiungere ed esplorare nuove consapevolezze, restituendo dignità a quanti vengono considerati dei giocattoli rotti.
E sono stati 90 minuti di Teatro vero dove i detenuti/attori hanno deliziato gli spettatori con una verve recitativa tale da suscitare emozioni vere condite da momenti di pura ilarità. Tutto il lavoro ruota attorno alle riflessioni del regista sul teatro shakespeariano per farne una narrazione e una visione che serva a sconfessare una superstizione che vede l’uomo ripetersi all’infinito sempre uguale a se stesso e quindi aiutare a suscitare nei detenuti la catarsi aristotelica necessaria per tornare a sperare nella libertà, nell’amore e nel ravvedimento.
Lo spettacolo propone una rivisitazione alquanto scorretta e scanzonata di alcuni dei capisaldi del teatro shakespeariano. Il testo è stato costruito insieme agli stessi detenuti che hanno suggerito battute estremamente esilaranti e, per questo, impossibili da ignorare da parte di chi ha curato i cinque mesi di dure prove. Il risultato finale ha convinto le più alte cariche istituzionali e religiose presenti durante la rappresentazione, insieme ai giornalisti che si sono dovuti accreditare per poter partecipare all’evento.
Si dice che uno non conosce davvero un Paese finché non è stato nelle sue carceri. Un paese non dovrebbe essere giudicato da come tratta i suoi cittadini più in alto, ma quelli più in basso, affermava Nelson Mandela, simbolo del Sudafrica affrancato dalla schiavitù. Il due di ottobre, a Castelvetrano, dentro quella Casa Circondariale è stato dimostrato che non tutte le realtà carcerarie italiane sono in forte stato di sofferenza.



























