domenica , 5 Febbraio 2023

“Come la voce al canto”, il libro di Bia Cusumano recensito da Licia Cardillo Di Prima

Recensione di Licia Cardillo Di Prima

Non c’è essere umano che durante la vita non sperimenti l’amore, il desiderio, la paura, il dolore, naturalmente con intensità e modalità diverse, legate alle condizioni e alle sensibilità individuali.  Può capitare però che la marea della sofferenza fisica e psichica superi il livello di guardia scompaginando tutto e lasciando solo relitti, cocci sparsi da raccogliere e ricomporre, da cui però possono venire fuori versi di rara bellezza, come nel caso di Bia Cusumano.

La silloge è la traversata nella vita di chi anela a recuperare i pezzi scomposti di sé, le macerie disseminate dal dolore. Quando “crudele affonda la lama sottile” e si allentano i confini nel corpo sofferente che trema, che brucia, che urla, a tal punto da non poterlo più arginare, la realtà diventa instabile, fluida e tende a sciogliersi per ricomporsi in altre forme. Si rimane preda di quella che Montaigne chiamava branloire, ossia danza, scossa, nella quale tutto si frantuma e s’intreccia: il male e il bene, il silenzio e la parola, l’appartenenza e la distanza, “ciò che si disfa e  ciò che si crea”, il tempo e la sua fine. Il mondo diventa una “giostra impazzita” dove è impossibile trovare un aggancio che non sia la memoria, la sola che – attraverso la parola – può ricucire i lembi sfilacciati di una vita non vissuta e trovare un senso “nel bivio delle scelte smarrite”.

Nell’impermanenza, nella perenne tensione verso qualcosa che sfugge, “restare” è l’unico verbo che l’autrice vorrebbe coniugare, il verbo della quiete, della pausa al dolore, della tregua nell’occhio del ciclone. Restare per fermarsi, trovare l’equilibrio tra mente e corpo, voce e parola e “respirare” il soffio vitale che faccia da contrappeso alla pesantezza del vivere.

Respira, ché il cuore è livido

di dolore ma batte sepolto

tra le sue macerie.

Respira, ché la Bellezza esplode

 tra le mani come ali di farfalle.

Una raccolta piena di ossimori che echeggia di tacite preghiere, di desideri mai soddisfatti, di promesse infrante, di cocci sparsi da una mano maldestra, serpi elettriche sotto la pelle, porte chiuse con faccia assente.

Con la parola l’autrice ingaggia una lotta impari per costringerla alla resa e farsi specchio del dolore, lama affilata da affondare nelle ferite, luce che rischiara le connessure dell’anima e perfino corpo danzante su sponde di piacere, mai giunto, mai perduto. Bia gioca con metafore ardite, lanciandole come biglie in alto per fare acquistare loro energia e ricondurle poi al senso letterale. Una parola acrobatica, la sua, che ignora la legge di gravità, capace di sfiorare le cime più alte e gli abissi più profondi e che spesso si fa madre amorevole, ventre accogliente nel quale rannicchiarsi per curare le rughe del dolore, le cicatrici infette della Distanza, le viscere trapassate dall’Angoscia. E rinascere, partorendo se stessa.

E nel silenzio ritrovo

le parole.

Madri amorevoli

del mio destino.

Accolgo il carico.

Rigetto le colpe.

Torna flebile

la vita sull’argine

 dello strappo feroce.

 Ricuci dall’alto,

Tu, vigile
sentinella dell’Oltre.

L’Amore
mi ha restituito il Canto.

 Come la voce al canto è un diario lirico, un dialogo d’amore con un tu lontano che può essere amante, amica, madre, ma anche il proprio doppio e che, come nella favola di Amore e Psiche, può dileguarsi nel momento in cui si possiede.

Ma ciò che si perde spesso rimane per sempre.

Acre e sfuggente, tutte le volte

Che mi possiedi mi perdi

Sono tua se ti accosti

 come nell’ombra una lama di luce,

 se trapassi il mio ventre

 e taci come un asceta

 nella sua desolata radura.

 Gemmano dalle mie pupille

 Parole nuove per te.

Vieni e semina il silenzio

Che sanguina di passione e di assenza.

Fulcro della raccolta è l’amore, un amore incompiuto, sempre in bilico tra presenza e assenza, incapace di compiere l’ultimo balzo, per raggiungere la perfezione e l’armonia – come  fa la voce  al canto, la parola alla lingua – e, per questa sua instabilità, oltre a Bellezza, può farsi Bestemmia, Rosario, Dolore. Può farsi strappo e ferita, luce e sangue e risorgere pure dalle ceneri con volto nuovo, come un miracolo che si rinnova – un’epifania che non smette mai di accadere e si avventura su altre rotte – perché l’amore aspira all’eternità e tende – direbbe Recalcati – a trasformare il caso in destino.  

Ricordami che ci siamo già amati.

Altrimenti rischio

 Di innamorarmi di Te

ogni volta che ti guardo.

 Di nuovo. Da capo. Sempre.

Come un miracolo

 che non smette mai di accadere

L’Amore non replica, lo sai.

Ricordamelo

ogni volta che mi baci.

 L’Amore risorge dalla morte.

Muta ancora gli eventi.

Riscrive le rotte. E il Canto

ricompone i pezzi.

E verranno altri giorni

incastonati di Bellezza,
lì dove la ruggine
del rimpianto non corrode.

Bendati di luce

splenderemo nella notte

senza l’ombra folle
delle paure.

Il Dolore ci guarderà̀

stupito di quanto

l’Amore possa vincere sul destino.

 Soltanto l’Amore, nonostante la mutevolezza, può fermare la giostra impazzita e regalare il tempo e l’attesa, la sola che nutre i sogni, dà ali alla speranza e può spuntarla sul destino. Ma anche la Bellezza può ricucire lo strappo, perché riflette ciò che ci manca: la trappola – per dirla con Simone Veil – di cui Dio si serve per indirizzarci al bene.

A proposito di Redazione

Il giornale si pone l’obiettivo di raccontare con assoluta trasparenza, un volto inedito della Sicilia; profumi, colori ma anche sfumature e ombre non ancora nitide di una terra in continuo mutamento. Esperti del settore che, attraverso le loro rubriche, racconteranno in modo inedito ed esclusivo una terra piena di risorse ma troppo spesso dimenticata. TriLEGGO vuole rappresentare un punto di riferimento unico per i visitatori del tempo che vorrebbero riportare nella loro mente i profumi e gli odori di una terra a tratti dimenticata. Ci occupiamo, inoltre, di fatti di attualità, cronaca, politica e sport senza sentirci fonte di informazione ma strumento dell’informazione. “Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura”, Pasolini.

Vedi anche

Elezioni amministrative, si vota il 28 e 29 maggio. Alle urne 1,4 milioni di siciliani in 129 Comuni

Fissate le date del voto per le ammnistrative di primavera. Domenica 28 e lunedì 29 …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *