mercoledì , 5 Ottobre 2022

IL CONGRESSO DEL PD DI MARSALA E LE DOMANDE SENZA RISPOSTA

C’è ancora poca chiarezza in quello che è veramente successo prima e durante il congresso del Partito Democratico di Marsala.

Cosa si nasconde dietro le dichiarazioni a caldo di Lillo Gesone, che sembrava essere il nuovo segretario del partito a Marsala ed invece è stato designato lo psichiatra Paolo Pace. Il giorno dopo il congresso, infatti, è emerso un contrasto evidente con il gruppo del Partito Democratico facente parte del circolo online Nilde Iotti ed in particolare con la ex-consigliera Linda Licari.

Le dichiarazioni e i comunicati sono mancati di risposte a precise domande.

Per prima cosa, da dove veniva la sicurezza di Lillo Gesone di essere il segretario in pectore? Dai comunicati stampa o da confronti con le varie correnti del PD marsalese? Se ci sono stati, quali gli accordi pre-congresso e cosa è cambiato il giorno del congresso?

È poi, il circolo online Nilde Iotti è stato chiaro nei confronti del proposto segretario o ha aspettato il congresso per scoprire le proprie carte?

Il comunicato del Circolo online parla chiaramente della volontà di presentare una lista autonoma per la direzione cittadina del partito. Atto politicamente legittimo. Era questo chiaro a Lillo Gesone? E se si, perché ha aspettato il giorno del congresso e perché si è rifiutato di accettare una democratica votazione del consiglio direttivo, spingendo invece per un accordo preventivo delle correnti in un un’unica lista? Chi spingeva per un unica lista e perché?

E poi ancora, tra le correnti del PD, ci sono stati momenti di confronto prima del congresso? Gli eventi post-congresso, ci dicono che è lecito pensare che le correnti non si sono confrontate prima del congresso ed ognuna è rimasta barricata nella sua posizione originaria.

A questo punto, quale era la strategia di Lillo Gesone nel far dialogare le due correnti ancora molto distanti a causa delle vicende post amministrative che hanno portato alla elezione dell’attuale sindaco Grillo?

Perché i presenti al congresso non hanno voluto o saputo mediare tra le parti? A chi faceva comodo la scissione del PD marsalese?

A leggere varie dichiarazioni ed articoli apparsi nei portali di informazione cittadina, si evince che non più di 15-20 persone hanno lasciato il congresso. Ovvero un 25%-30% dei presenti. A questo punto c’è da chiedersi chi voleva difendere il proprio orticello? La minoranza che ha lasciato il congresso sottraendosi ad una democratica votazione o coloro che invece sono rimasti e che evidentemente avevano già un piano alternativo nel caso non si riuscisse a trovare un accordo tra le parti?

Un partito di governo, non può non essere rappresentato nel consiglio comunale della quinta città della Sicilia. E comunque la si guarda, 44 o 120 tesserati sono un po’ pochino per una città di quasi 80 mila persone. È facile capire che i problemi del PD cittadino non sono cominciati nella (mancata) discussione del congresso.

Forse in questa occasione, quelle incomprensioni e delle posizioni politiche molto diverse hanno raggiunto una loro logica e naturale conclusione.

Da una parte tante le domande ancora senza risposta per comprendere l’involuzione di un congresso dove è mancata la dialettica politica tra le varie anime del PD marsalese. Dall’altra parte, ci si aspetta ora un Partito Democratico a Marsala che abbia una struttura ed un indirizzo politico chiaro dopo anni di navigare nell’ombra dell’ambiguità politica.

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