VINCENZO SAMMARTANO – Con la fine di giugno termina, almeno momentaneamente, il cashback di Stato. Una vera rivoluzione voluta dal governo Giallo-Rosso per incrementare l’uso dei pagamenti elettronici e spingere i cittadini ad interfacciarsi maggiormente con la pubblica amministrazione attraverso le applicazione digitali.
Il governo dei migliori guidato da Mario Draghi, invece segna con questa decisione una netta discontinuità con il governo precedente, annullando il programma per il secondo semestre dell’anno. Del Governo dei migliori ne avevamo parlato quì.
Il CashBack, finanziato con poco meno di 5 miliardi fino a giugno 2022, viene prima definitivamente cancellato e poi, a seguito delle proteste del M5S e del partito Democratico, semplicemente “sospeso”.
Questo ci fa pensare che non è stata una decisione condivisa e attentamente valutata sia da un punto di vista di ricadenza economica, sia da un punto di vista puramente politico.
A spingere per cancellare il cashback era stato più di tutti, Fratelli D’Italia, il partito di Giorgia Meloni. Ma chissà se le discussioni interne al Movimento 5 Stelle non abbiano di fatto accelerato la decisione, spaccandolo ed indebbolendolo ulteriormente.
Oggi, per la prima volta, l’azione del Presidente Mario Draghi è in netta discontinuità con il suo predecessore. Nel frattempo l’Italia cerca di capire come Mario Draghi deciderà di spendere i soldi che caparbiamente l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte era riuscito a far destinare all’Italia all’interno dell’operazione NexGeneration EU.



























