lunedì , 10 Maggio 2021

Covid, il piano vaccinale che dimentica gli ultimi. Intervista al Dott. Enrico Alagna

La campagna vaccinale in Sicilia sta facendo molto discutere in questi giorni. Sono cambiati gli ingressi delle Hub ma non sono terminate le lunghe code agli ingressi della Fiera del Mediterraneo a Palermo, con tanti soggetti fragili che sono stati costretti ad aspettare sotto la pioggia o al sole, molti con patologie gravi che sono rimasti per molte ore a fare la fila, assembrati, senza rispettare la distanza di sicurezza e rischiando di contrarre il Covid. L’istallazione dei gazebo, sia a Palermo che a Messina, ha offerto riparo dalla pioggia ai cittadini. I soggetti “fragili” possono ripararsi al padiglione numero venti. Ma è sufficiente tutto questo? La campagna vaccinale nazionale che prevede 500mila somministrazioni al giorno è da considerarsi efficiente? Forse no perché il pieno messo in atto dal governo non tiene in considerazione gli ultimi della società. Sembrano lontano i giorni del primo lockdown in cui gli italiani si affacciavano dal balcone di casa, cantando le canzoni, sventolando bandiere e aiutando il proprio vicino di casa. Durante la prima fase della pandemia, si era creata una vera e propria catena di solidarietà che aveva coinvolto i cittadini e le amministrazioni, le associazioni di volontariato e persino i commercianti. Tutti si erano mobilitati per non lasciare nessuno da solo perché nessuno, ricordiamo, doveva (e deve!) rimanere da solo. Oggi questa catena sociale non sembra esistere più e si è creata una voragine sociale preoccupante che in una fase critica della pandemia, come quella che stiamo vivendo, rischia di lasciare indietro proprio i soggetti fragili. Il piano vaccinale messo in atto dal governo prevede l’obbligo di prenotazione tramite portale informativo ma nessuno dei burocrati che ha messo in atto il piano vaccinale ha tenuto conto dei senza tetto, dei migranti, regolari e non, delle famiglie che vivono in condizioni estreme di povertà. Chi si occuperà di loro? Chi gli garantirà il diritto alla salute? Non sarebbe stato più semplice affidare la vaccinazione anche agli operatori sanitari, quelli che operano sulle strade, oppure ai medici di base e consentire quindi la tracciabilità dei soggetti fragili?

Noi abbiamo intervistato il Dott. Enrico Alagna, Medico emergenza covid19, specialista in igiene e medicina preventiva

Sono stati registrati 23.696 nuovi positivi al Covid nelle ultime 24ore in tutta Italia. La Sicilia ne conta 895. Come reputa la situazione Covid in Italia e in Sicilia in questo momento?

Vorrei ma non riesco a vedere la fine; l’incubo ritorna. Come la scorsa primavera le terapie intensive e sub-intensive, e i letti di area medica Covid, stanno saturandosi giorno dopo giorno, in tutta Italia. La percentuale nazionale delle terapie intensive è al 39% e quella delle aree non critiche è al 43%. “Aumenteremo del 115% i posti letto e nelle terapie intensive, assumeremo medici e infermieri” prometteva il ministro della Salute Roberto Speranza lo scorso maggio. Facendo intravedere un 2021 sereno. Ma la narrazione tranquillizzante non si è tradotta in atti adeguati e gli ospedali, un anno dopo, sono ancora sotto pressione. Le misure di un intero anno non sono bastate a ridurla, probabilmente perché, a differenza della narrazione del Ministro Speranza, è stato sprecato tempo prezioso durante la stagione estiva quando si potevano potenziare gli ospedali e la sanità territoriale e lo si è fatto solo in parte. Basti pensare che stando ai dati ufficiali dell’Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), i letti di terapia intensiva sono passati dai 5.179 pre Covid a uno stratosferico 9.063 oggi con un aumento medio da 8.4 a 15 letti ogni 100 mila abitanti. Come in Italia, anche in Sicilia non è possibile in atto prevedere se la situazione precipiterà nelle prossime settimane; lavoriamo in condizioni di straordinaria emergenza, in attesa di capire come la situazione può evolversi, se in peggio o in meglio; certo è che se tutti rispettassimo le misure anti-covid potremmo anche avere un miglioramento, ma è ancora presto per dirlo. Ricordiamo che il virus cammina sulle nostre gambe, noi gli abbiamo permesso di diffondersi e continuiamo a favorire questo processo.

Le varianti rappresentano un nuovo campanello d’allarme. Tanti i casi di variante inglese e in Sicilia è stato registrato anche un caso di variante Sudafricana. Come agiscono le varianti? Come comportarsi?

Le varianti rappresentano una naturale evoluzione del virus. La variante altro non è che una mutazione genetica che giunge per caso, per errore di replicazione, e che se presenta vantaggi per il virus, come, per esempio, una maggior diffusività e contagiosità, prende il sopravvento. Di certo, questa delle varianti, è una tematica molto dibattuta che mette timore tanto alla comunità medico-scientifica quanto al cittadino. Sta facendo sorgere molti dubbi sulla contagiosità, sull’aggressività ma, soprattutto, sull’efficacia dei vaccini nei confronti della variante, inglese brasiliana o sud-africana che sia. Tracciare una variante è un compito molto arduo che sottrae a noi, medici del dipartimento di prevenzione, dalle due alle tre ore per paziente: ore molto delicate di indagine telefonica, con domande mirate rivolte al soggetto risultato positivo alla variante e ai contatti stretti di quest’ultimo. I virus, in generale, sono i parassiti per eccellenza, che hanno bisogno di un ospite per vivere e replicarsi: il SARS-CoV-2 non è un virus per nulla ‘stupido’, anzi è subdolo perché colpisce sotto voce e si diffonde in maniera rapida. Molte delle infezioni da Sars-CoV-2 non si manifestano clinicamente e ciò rende più difficile il controllo della catena di contagio. Le varianti presentano diversi aspetti negativi, tra cui una maggiore contagiosità, che dai 10 giorni di malattia pare si arrivi addirittura ai 14 giorni. Inoltre, sembra che, a differenza della precedente, queste varianti colpiscano anche i giovani e i bambini, ma essendo questi asintomatici, dovrebbe far scattare l’esigenza di una sorveglianza e un monitoraggio più stretti. Per questo bisogna prestare estrema attenzione agli spazi a loro dedicati come asili e scuole. Rispetto alla versione originale del Sars-CoV-2, queste varianti si differenziano innanzitutto per la proteina Spike, che favorisce l’ancoraggio del virus ai recettori ace2 delle nostre cellule, per renderlo più efficiente. Nel caso di queste varianti, la conformazione della proteina Spike è differente e, per questo motivo, gli anticorpi non solo fanno fatica a riconoscerla, ma anche ad aggredirla. A oggi, sono stati condotti degli studi sull’efficacia dei vaccini contro la variante inglese e quella brasiliana, ed emerge come i vaccini attualmente disponibili siano ancora efficaci.

A distanza di un anno dal lockdown e dal primo impatto che abbiamo avuto con il covid, com’è cambiata la conoscenza scientifica e collettiva del Covid?

Sono stati fatti degli enormi passi in avanti sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista percettivo da parte della società civile. Molto spesso, però, sia i medici che i cittadini hanno dovuto misurarsi con l’informazione scientifica, la cui gestione è stata a tratti più difficile della gestione dell’emergenza stessa. Abbiamo assistito inermi all’avvento di un’altra “patologia”: l’infodemia, ovvero la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che hanno reso difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili. Le informazioni incontrollate ed errate sull’epidemia Covid-19 hanno procurato ansia generalizzata, paura. I primi responsabili di questa amplificazione dannosa delle notizie sono stati alcuni colleghi epidemiologi, virologi riconosciuti come “massimi esperti” nel campo delle epidemie e delle pandemie: mi riferisco ai Professori Ilaria Capua, Roberto Burioni, alla Prof.ssa Gismondo e al Professor Guido Silvestri. Il metodo scientifico, o metodo sperimentale, è la modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Esso si basa sull’osservazione del fenomeno, elaborazione di una ipotesi e verifica sperimentale della stessa. Questi “esperti”, che da mesi soggiornano nelle tv, hanno dimenticato proprio l’ultima fase del metodo scientifico: “verifica sperimentale delle ipotesi”, propinandoci ciascuno la propria opinione come fosse, appunto, la verifica sperimentale della propria ipotesi.

Cosa rappresenta invece il vaccino in questo momento?

Il vaccino rappresenta la speranza; è per me, medico specialista in medicina preventiva, la luce in fondo al tunnel. Mi è difficile comprendere come per alcuni il vaccino sia invece il mezzo con cui “lo Stato vorrebbe controllarci”; ne ho sentite tante in questi mesi da parte dei no-vax. La storia del vaccino contro il SARS-CoV-2 è iniziata a giugno dello scorso anno, a 5 mesi di distanza dalla prima segnalazione di infezione avvenuta in Cina. Oggi purtroppo sono ancora tanti gli interrogativi a cui rispondere: quanto dura la protezione, se c’è possibilità di contagiare nonostante la vaccinazione, immunizzare anche i bambini e gli adolescenti. Una cosa però è certa: la sicurezza e l’efficacia dei vaccini anti-Covid non sono messe in discussione. Perché il vaccino anti Covid-19 fa paura? L’incertezza in questo ambito potrebbe derivare dalla rapidità con cui si è giunti ad ottenere i vaccini contro il Covid-19. Nessuna delle regolari fasi di verifica dell’efficacia e della sicurezza è stata, però, saltata. I tempi brevi sono stati resi possibili da una stretta collaborazione tra tutti i paesi del mondo, che ha superato addirittura quella per l’ottenimento della mappatura del DNA. Tutti hanno messo a disposizione le proprie competenze e strutture necessarie per condurre le sperimentazioni.

Cosa ne pensa del piano vaccinale di Figliuolo che prevede 500mila somministrazioni al giorno su base nazionale?

L’obiettivo è appunto quello di raggiungere il numero di almeno 500 mila somministrazioni al giorno su base nazionale, vaccinando almeno l’80% della popolazione entro il mese di settembre, triplicando così il numero giornaliero medio di vaccinazioni delle scorse settimane, pari a circa 170 mila. Un progetto ambizioso che spero, per il bene del paese, sia lontano dalle narrazioni del primo Commissario, il Dott. Arcuri. Nutro, però, grandi perplessità; sono ormai abituato ad ascoltare grandi proclami e a fare i conti poi con risultati esigui. Nelle diverse regioni si punta alla centralità del sistema; non sono d’accordo. Si dovrebbero creare più punti di vaccinazione, soprattutto nelle aree metropolitane e dare la possibilità di vaccinare anche ai medici di famiglia che, insieme a tutte le altre categorie di camici bianchi, hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo, diventando determinanti nella gestione dell’emergenza. Solo così, forse, riusciremo a vaccinare quante più persone da qui a settembre di quest’anno.

Durante la prima fase della pandemia c’è stata una speculazione sulla questione mascherine/gel igienizzanti. Oggi, invece, ci sono furbetti dei vaccini che si vaccinano senza averne diritto. Non sarebbe stato opportuno fare una banca dati nazionale dei vaccinati? Come contrastare il fenomeno?

Le speculazioni sono all’ordine delle catastrofi e delle emergenze, né sono un diretto “effetto collaterale”. Ricordo ancora i prezzi folli dell’amuchina gel o dei filtranti ffp2/ffp3 durante la prima fase dell’emergenza: un tubetto di amuchina costava sino a 100 euro; alcuni, in maniera più diligente, hanno ben pensato di creare soluzioni gel al domicilio. Effetti collaterali vi sono stati anche durante la prima fase della campagna vaccinale, tanti si sono ingegnati per cercare di racimolare una dose di vaccino, come tanti si ingegnano oggi per cercare di farsi inoculare il Pfizer piuttosto che il vaccino AstraZeneca. Maggiori dovrebbero essere i controlli; viviamo nell’era del digitale ma non riusciamo mai ad utilizzarlo in maniera fruttuosa in situazioni di emergenza. Basterebbe prestare più attenzione alle tante circolari ministeriali che si susseguono sul piano vaccini, al fine di poter registrare e vaccinare i soli pazienti che, per categoria, ne hanno diritto. In merito ai “furbetti del vaccino” (se così vogliamo chiamarli) non sono stato d’accordo con i provvedimenti presi dall’Assessore alla Salute della nostra regione, Ruggero Razza, in quanto un soggetto che ha effettuato la prima dose deve necessariamente effettuare la seconda, altrimenti la somministrazione della prima dose è stata vana e quindi sprecata. Sprechi su sprechi che, in periodo pandemico, non dovremmo permetterci, se solo conoscessimo tutti il reale costo di una dose di vaccino. Sarebbe stato preferibile offrire la seconda dose e multare gli utenti che ne hanno approfittato.

Sui social girano notizie e foto di file lunghissime di uomini e donne che attendono il vaccino sotto la pioggia, alla Fiera del Mediterraneo a Palermo. Com’è la situazione?

Ancora lunghe code alla Fiera del Mediterraneo, nell’hub di Palermo, per la somministrazione dei vaccini. Le immagini mostrano centinaia di persone in attesa per ricevere la prima o la seconda dose del vaccino. Nonostante le raccomandazioni dell’ASP, e i tanti appelli da parte degli stessi operatori sanitari, di rispettare i propri turni e orari di prenotazione, la fila di persone in attesa è molto lunga. E’ un’organizzazione perfettibile, che deve essere sicuramente migliorata. Abbiamo l’obbligo di farlo, soprattutto nei riguardi di quelle categorie a cui oggi viene offerto il vaccino, i pazienti fragili, gli estremamente vulnerabili e gli anziani over 80. Occorre una più attenta programmazione ma occorre anche maggiore buon senso da parte dei cittadini. Non ci si può presentare all’hub vaccinale fuori dall’orario di prenotazione, pensando di poterla effettuare prima del dovuto. Ho personalmente ascoltato le lamentele di un signore che avrebbe dovuto vaccinarsi alle ore 12.00 e si era presentato agli sportelli alle ore 07.45 del mattino. Ognuno dovrebbe rispettare l’orario indicato nella prenotazione.

Un altro problema della situazione vaccini riguarda la prenotazione: non tutti hanno i mezzi per effettuarla, non tutti sanno come farla, non tutti conoscono il meccanismo anche perché ci sono molti anziani che vivono da soli e altri che non dispongono di mezzi tecnologici per poterlo fare. Non sarebbe stato più semplice, da parte del governo nazionale, fare tutto ciò tramite i medici di base?

Assolutamente si, condivido la sua riflessione. Sarebbe stato preferibile effettuare la registrazione anche tramite i medici di base, sarebbe stato opportuno coinvolgerli; chi meglio di loro può conoscere la storia clinica del paziente e quindi indirizzarlo ad una piuttosto che ad un’altra categoria. Spesso gli operatori del sistema “poste italiane” non sono in grado, perché non sono stati formati adeguatamente, di rispondere ai tanti quesiti dell’utente e quindi si genera il caos. Mi auguro che queste riflessioni ad alta voce, unite ai malumori dei cittadini, possano servire a Chi oggi gestisce l’emergenza per raggiungere un livello più alto nell’organizzazione e nella gestione della campagna vaccinale.

Senza tetto, migranti regolari o no, famiglie che vivono in povertà assoluta. Chi penserà a loro? Chi garantirà a queste persone il diritto alla salute e il vaccino anticovid?

Alcuni senza tetto regolari o alcune famiglie in stato di povertà stiamo cercando di aiutarli. Me ne sto interessando anche io personalmente tramite la mia attività di volontariato e li sto conducendo in Fiera del Mediterraneo previo appuntamento che ovviamente viene preso da me, sono io a registrarli. Per i migranti non ti so dire, non so se arrivano al porto ed è già l’attività portuale a pensare per loro. Io non me ne sto occupando. Mi sto occupando e preoccupando dei senzatetto, molti dei quali sono regolari, quindi posso farlo perché hanno la tessera sanitaria, e delle famiglie che vivono in stato di povertà. Molto bella la tua osservazione e molto interessante, proprio questa mattina ho mandato un messaggio al Direttore chiedendo se possiamo farcene carico noi, eventualmente fare un censimento tramite le associazioni del terzo settore  al fine di identificarli e poterli fare accedere alla vaccinazione.

La questione AstraZeneca ha acceso dubbi agli italiani. Molti non vogliono vaccinarsi. Da medico, che invito vuole rivolgere ai cittadini?

In tanti mi chiedono lumi sulla vicenda AstraZeneca: sono preoccupati, intimoriti. Per alcuni di voi si avvicina la prima dose di vaccino. AIFA (agenzia italiana del farmaco) ed EMA (agenzia europea per i medicinali) hanno sospeso, la scorsa settimana, per motivi precauzionali un lotto di vaccino; questo è sinonimo di SICUREZZA. Vuol dire che l’intera filiera farmaceutica funziona ed ha come priorità la salute dei cittadini. Aifa ed Ema hanno chiarito che al momento non c’è un «nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi». Nonostante le rassicurazioni delle agenzie di controllo, tra i cui compiti c’è proprio quello di vigilare sulla sicurezza di farmaci e vaccini, alcuni giornali italiani hanno raccontato la sospensione con toni molto più allarmanti di quelli che stanno usando gli altri giornali europei. Dall’inizio delle campagne vaccinali, solo in Europa sono state somministrate circa 16 milioni di dosi del vaccino di AstraZeneca, senza che emergessero problemi o effetti avversi imprevisti, rispetto a quelli riscontrati durante i test clinici dell’anno scorso. Produrre un vaccino è un’attività estremamente complicata e ci sono pochi altri processi produttivi che ricevono controlli così severi, sia da parte delle stesse aziende farmaceutiche sia dalle autorità di controllo. In atto la vaccinazione è l’unica arma a nostra disposizione per il raggiungimento dell’immunità e la sconfitta del Coronavirus. Siate fiduciosi e QUANDO TOCCHERÀ A VOI NON ESITATE!

A proposito di Angelo Barraco

Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

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