
Il Governo Draghi sta lavorando alle misure da adottare subito dopo Pasqua, ovvero il 6 aprile. Una delle ipotesi riguarda la proroga delle misure anticontagio fino all’11 aprile. Sarà così? Intanto si inizia a parlare delle intenzioni del governo Draghi di aprire un varco in fondo a questo tunnel di chiusure: si punta sulla scuola e una possibile riapertura nelle zone rosse delle primarie e di quelle dell’infanzia. Il decreto legge, ricordiamo, è valido dal 15 marzo al 6 aprile e prevede anche un lockdown nazionale per i giorni di Pasqua e Pasquetta, cioè dal 3 al 5 aprile. Allo stato attuale tutte le regioni si trovano in zona rossa e zona arancione. La Sardegna, unica eccezione che si trovava in zona bianca, è passata in zona arancione. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati in tutta Italia 21.267 nuovi positivi al Covid-19. Mentre la situazione varianti continua a destare molta preoccupazione, la situazione vaccini non è da meno perché prosegue a rilento, con poca organizzazione e in modo non democratico. La fila per fare il vaccino è lunga nelle Hub, non soltanto quella che il cittadino deve stare sotto la pioggia, in piedi, per ore, in assembramento, rischiando di beccarsi il covid per raggiungere la tanto agognata sedia del dottore che inoculerà la dose. Il problema non riguarda soltanto le calende greche della vaccinazione regionale a cui stiamo assistendo quotidianamente. Sembrano lontani i tempi in cui gli italiani si affacciavano dal balcone cantando e ballando le canzoni. In tanti scendeva da casa per aiutare i più bisognosi in pieno lockdown con i sacchetti della spesa in mano recitando ogni giorno il mantra “restriamo uniti” oppure “nessuno deve rimanere da solo”. Poi cos’è successo?
Il Generale Figliuolo ha elaborato un piano per la campagna vaccinale nazionale che punta a una distribuzione efficace e puntuale dei vaccini con l’obiettivo di raggiungere le 500 mila somministrazioni giornaliere su base nazionale, vaccinando almeno l’80% della popolazione entro il mese di settembre. Secondo un’indagine Istat condotta nel 2014 sulle persone che vivono in povertà estrema, si stima che ci sono in Italia 50mila 724 persone senza dimora che nei mesi di novembre e dicembre 2014 hanno usufruito dei servizi mensa o accoglienza notturna di 158 comuni italiani. Sempre secondo i dati Istat, ma del 2020, la povertà assoluta torna a crescere in Italia toccando il valore più elevato dal 2005. Con la pandemia, il miglioramento registrato nel 2019 è stato azzerato e secondo le stime preliminari la povertà assoluta, in Italia, ha raggiunto valori superiori dal 2005. Il piano di vaccinazione, così com’è strutturato, non sembra tener conto di una parte della popolazione che vive ai margini della società, che non ha materialmente i mezzi e le conoscenze per immunizzarsi e fare il vaccino. Tanti i senza tetto in Italia, i migranti regolari e non. Tanti gli anziani che vivono da soli, le famiglie che vivono in condizioni di assoluta povertà. Chi li vaccinerà? Chi si prenderà cura di loro? Chi garantirà a queste persone il diritto alla salute? Molti di loro faticano a mettere insieme persino il pranzo con la cena e molti extracomunitari o senza tetto non conoscono la lingua, altri sono invece anziani e vivono da soli. Chi li vaccinerà? Chi gli garantirà il diritto alla salute?



























