lunedì , 10 Maggio 2021

Tanto va la gatta al lardo che non si trova Ciampolillo

Dopo gli scontri di Capitol Hill, l’America è blindata, con misure di sicurezza rafforzate e timori di possibili infiltrazioni nel giorno in cui Joe Biden deve fare ufficialmente il suo ingresso alla Casa Bianca. Donald Trump, intanto, starà forse raccogliendo i suoi ultimi vestiti dall’armadio e probabilmente starà decidendo quale accappatoio portare via e quale lasciare al suo successore. Mentre Washington D.C. si riempiva di uomini in divisa, pronti a tutelare il nuovo Presidente degli Stati Uniti, in Italia si cercava Lello Ciampolillo, senatore del gruppo Misto. Dov’è Ciampolillo? Qualcuno rievocava persino episodi sanremesi. L’ex M5S non ha risposto alle due chiamate per il voto alla fiducia del governo Conte. Ciampolillo si difende subito, specificando che si può votare anche al termine della seconda chiamata, ha sottolineato inoltre di non essere arrivato tardi ma di aver chiesto di votare e si può votare fino alla fine. Ciampolillo era sicuro fino alla fine di quello che poteva e doveva fare. Le immagini del senatore Ciampolillo sono passate al VAR proprio come nelle migliori partite di calcio. L’aula del Senato si è trasformata magicamente in Città del Messico e Ciampolillo in Diego Armando Maradona. Ma non c’è stato nessuna palla arrivata dall’alto colpita con un pugno e non c’era neppure Alì Bin Nasser che non si accorgeva praticamente di nulla. Non eravamo in Argentina e non era certamente il 1986. C’era invece Maria Alberti Casellati e il VAR del Senato che ha dato ragione a Ciampolillo, penultimo a votare, insieme a Riccardo Nencini. Il Premier Giuseppe Conte ha portato a casa la maggioranza relativa con 156 voti, ovvero cinque in meno rispetto ai tanto ambiti 161 che gli avrebbero consentito la maggioranza assoluta ma comunque sufficienti per rimanere al suo posto e non perdere la fiducia. Ha ottenuto invece 140 voti contrari. Sono stati 16 gli astenuti, di Italia Viva. Gli assenti sono stati 9. Non è la prima volta che si verificano dinamiche simili, era già successo con Berlusconi ma anche con Fini e D’Alema. Erano però altri tempi, altra politica e un’altra Italia perché c’erano indubbiamente altri problemi da affrontare ma non era in corso una pandemia. Oggi c’è il Coronavirus che attanaglia il paese, che stringe la morsa giorno dopo giorno, costringendo tanti lavoratori ad abbassare per sempre la saracinesca della propria attività. Una morsa che si stringe, sotto tutti i punti di vista, da quello economico a quello sanitario. La crisi di governo si è chiusa in tarda serata con una fiducia che è arrivata da una maggioranza poco solida, che necessità di essere rafforzata. Adesso cosa succede? Certamente bisogna rendere solida la maggioranza e avviare un dialogo con centristi e quei parlamentari di Italia Viva che stanno per allentare le briglie con Renzi. La strada di Conte adesso è in salita. La prima mossa quasi sicuramente sarà quella di fare il punto poi di andare al Colle e comunicare al presidente della Repubblica Sergio Mattarella le sue volontà. Intanto anche l’opposizione sarà ricevuta da Mattarella per chiedere le dimissioni di Conte. Gli italiani osservano in silenzio tutto questo trambusto politico, davanti ad una tv costantemente accesa,con un paese spaccato in aree di criticità, la curva dei contagi che sale, i vaccini che tardano e la politica poco coesa e in un momento storico estremamente delicato. Non ci dovrebbero essere colori politici in tempi di pandemia, non dovrebbero esistere bandiere nel momento in cui il paese naviga a vista. La priorità massima di tutte le forze politiche responsabili dovrebbe essere quella della coesione con il fine unico di trovare soluzioni funzionali ai problemi ad effetto domino generati dalla pandemia. Tante le aziende che hanno abbassato per sempre la saracinesca delle proprie attività a causa del Covid e non possono mettere insieme il pranzo con la cena, altri ancora che sono bloccati a casa perché positivi al covid e non possono andare a lavorare. Intere famiglie in ginocchio, intere filiere che chiedono aiuto da quasi un anno ma non ricevono risposte. L’instabilità politica, oggi, in questo momento storico, non fa altro che destabilizzare ulteriormente la precarietà di un paese fortemente compromesso dal covid che ha inevitabilmente messo in ginocchio anche la già precaria economia del paese. Possiamo anche fare a meno delle scaramucce tra Renzi e Conte o delle corse di Ciampolillo che, indubbiamente, ci strappano un sorriso. Forse si dovrebbe dare maggiore priorità ai bisogni del paese.

A proposito di Angelo Barraco

Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

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