martedì , 28 Giugno 2022

ERICE: “BELLEZZA, INCANTO E NOSTALGIA”

Sempre caro mi fu quest’ermo colle”, direbbe Leopardi. Il profumo delle genovesi ancora calde, appena sfornate, mi riporta indietro con la mente a ricordi di infanzia quando, durante i pomeriggi domenicali, bazzicavo tra salite e discese delle viuzze lastricate della mia amata Erice.

Meravigliosa Erice, arroccata su un monte che svetta dall’alto dei suoi 751 metri, conserva ancora intatto tutto il fascino di un antico borgo medievale.

Secondo Tucidite, “Erice” viene dal greco “Erix”, nome di un personaggio della mitologia, figlio della dea della bellezza Afrodite (o Venere per i romani), il quale avrebbe eretto un tempio in onore della madre proprio sulla bella vetta siciliana.

Questa sarebbe stata fondata dai troiani che, dopo la distruzione della loro città, fuggirono per il Mediterraneo e, alcuni di loro, avrebbero trovato proprio in Erice il posto ideale nel quale insediarsi.

In particolare si narra che Enea, il fondatore di quella che poi sarebbe divenuta un giorno Roma “caput mundi”che risorge dalle macerie di Troia, durante la fuga, mentre risaliva l’Italia, insieme all’anziano padre Anchise, dovette fermarsi nelle vicinanze di Trapani perché il padre nel frattempo morì durante il tragitto e, leggenda vuole che sia stato sepolto proprio lì, anche se la di lui tomba non fu mai trovata.

Fenici, normanni, romani, dagli arabi agli spagnoli, ogni popolo nel tempo ne ha lasciato la firma, cosicchè ogni angolo racconta un pezzo di storia.

Strati di arte delle diverse dominazioni che vi si sono avvicendate si amalgamano armoniosamente in un unico collage: dal balcone barocco di una palazzina signorile allo stile gotico del Duomo, dalla linee quattrocentesche alla ristrutturazione ottocentesca, ma comunque mantiene essenzialmente l’aspetto di uno splendido borgo medievale.

Stradina nel cuore di Erice (foto di Edgar Balea)

Bagli, case nobili, conventi si affacciano sulle strade irte e acciottolate e varchi talvolta così stretti da consentire il passaggio una persona per volta, dove la pietra fa da padrona: massi sapientemente assemblati in un modo architettonico-ingegneristico di alto livello.

Graziosi e fioriti cortili interni ove una volta si svolgeva la vita intima familiare, lontana dagli sguardi indiscreti dei passanti. Sembra di fare un viaggio nel passato: dopo avere attraversato l’arco di Porta Trapani che si staglia all’ingresso (non l’unica breccia nelle mura), ci si ritrova dinanzi all’imponenza della Chiesa dell’Assunta in elegante stile gotico. Ma non è certo l’unico edificio religioso: Erice era detta la città delle cento chiese e monasteri, ognuno dei quali al suo interno contiene opere di grande prestigio.

Tra gli edifici civili, invece, non possiamo non menzionare il Castello di Venere, di epoca normanna (XII-XIII secolo), arroccato sullo strapiombo, costruito sulle rovine del tempio della dea. Quando divenne proprietà di un conte, un intellettuale che lo trovò il rifugio ideale per i suoi studi, lo contornò di raffinati giardini in stile inglese. A pochi passi, Torre Pepoli, di architettura medievale con richiami vagamente liberty, una vera e propria terrazza sul mare che dall’alto dei suoi 700 metri regala alla vista panorami mozzafiato.

Oltre a ciò, ad Erice troviamo musei che ospitano mostre di arte contemporanea e dal 1963 è anche sede del Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana” che, grazie all’impegno e alla caparbietà del concittadino prof. Antonino Zichichi richiama ogni anno i più grandi scienziati del mondo.

 E ancora negozietti e botteghe che espongono nei cosiddetti “balatari”, caratteristici mensoloni in pietra, i loro prodotti, frutto della manovalanza e della maestria degli artigiani locali: dalle coloratissime ceramiche ai tappeti variopinti realizzati su antichi telai, dalle marionette dei “pupi siciliani” ai caratteristici carretti, sono innumerevoli i souvenir che raccontano di una sicilianità da ricordare.

E non possiamo non citare i ristoranti in cui poter gustare i migliori piatti della tradizione culinaria trapanese; per non parlare delle pasticcerie che, con le loro invitanti vetrine, colorate dalle tantissime varietà di dolci: mustaccioli, cannoli, dolci di pasta di mandorle, mignon di ogni genere… ripropongono ricette, poi rivisitate, che pare provengano dalle sapienti mani delle monache di clausura che stavano recluse nei conventi del posto.

E non si può certo “scendere” a Trapani se non si è prima gustati la genovese, tipico dolce di pasta frolla farcito con un goloso cuore di crema pasticcera.

Ma Erice non è solo un dedalo di arte, storia e cultura, ma anche una riserva verde in cui la natura è ancora in parte incontaminata, fatta da fitte pinete, folti cespugli e boscaglie, dove l’aria è sempre fresca e si possono scorgere scorci di mare azzurro davvero incantevoli.

Da raggiungere in macchina o in autobus tra curve tortuose avvolte dalla nebbia, o per mezzo della funivia, comunque sempre in buona compagnia di paesaggi degni di essere dipinti che si aprono sul golfo di Trapani e le isole Egadi da un lato e le vallate di Valderice dall’altro, abbracciando le campagne dell’entroterra dove natura e cultura si fondono e confondono in perfetta armonia.

Di giorno possiamo ammirare bellissimi tramonti, mentre di notte le innumerevoli luci viste dall’alto sembrano ricreare un enorme presepe che in questo periodo, complici l’imbiancatura leggera della neve e le decorazioni natalizie che vestono a festa, rendono l’atmosfera ancora più suggestiva.

Una posizione strategica, protetta da cinte murarie e torri merlate che anticamente permetteva di scorgere in anticipo eventuali nemici provenienti da mare o da terra: nulla può sfuggire alla vista della grande fortezza. E se le condizioni atmosferiche lo permettono, talvolta all’orizzonte si può intravedere la sagoma di Pantelleria.

Anticamente sulla montagna, sacra a Venere, protettrice dei naviganti, si faceva ardere un grande fuoco che fungeva da faro per aiutare i marinai ad orientarsi, dando loro non poco conforto e speranza se perdevano la rotta in mezzo alle tempeste.

Erice… solo tra mare e cielo, divinamente apparito, la vetta annuziatrice della Sicilia bella”, così scriveva D’Annuzio.

Certamente è per tutte queste ragioni di “bellezza, incanto e nostalgia”, parafrasando le parole di una nota canzone, che è stata scelta come set per le riprese di molte serie televisive, tra cui la celebre “La baronessa di Carini” e nel 2014 è stata insignita della bandiera rossa dei borghi più belli d’Italia. Unica nel suo genere, luogo ove sembra che ogni cattivo pensiero possa essere dissolto dalla nebbia e regni la tranquillità degli animi, resta ancora un baluardo felice, senza tempo e fuori dalla realtà.

A proposito di Leda Rizzo

Mi sono laureata in Scienze e Tecniche psicologiche nel 2010, a Palermo. Ho lavorato nelle scuole e nelle comunità per minori. Attività che ho svolto con passione per diversi anni. Anche oggi sono impegnata nel sociale e saltuariamente collaboro con alcune associazioni onlus. Da sempre appassionata di arte e musica, amo viaggiare e conoscere “nuovi mondi”. Scrivo per diletto, mi piace raccontare le bellezze della nostra terra.

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