
Nel tardo pomeriggio del 12 novembre, Piazza Duomo di Milano si è riempito di tante classi di lavoratori che hanno urlato la loro stanchezza nei confronti del nuovo DPCM e le restrizioni. Una manifestazione che ha radunato I mercati, ristoratori, fieristi che non lavorano da nove mesi e che lamentano l’assenza di un ristoro, gli ambulanti, i commercianti, le agenzie viaggi, le partire Iva con cartelli in mano che riportavano la scritta “se uccidi le imprese uccidi il paese” e poi ancora “non siamo invisibili”. Hanno lamentato l’assenza comunicazioni corrette e la diffusione “proclami inutili” da parte del governo.
“Vogliamo aiuti veri per le partite iva. Noi siamo qui per le partite iva e i nostri dipendenti. I commercianti sono chiusi e noi siamo qui in rappresentanza delle partite iva di tutta Italia. Basta prese in giro di una classe politica che ha il suo bel stipendio. Noi abbiamo famiglia e non sappiamo cosa mettere sul piatto la sera”, è la voce di una manifestante in Piazza Duomo.
I manifestanti si sono lamentati anche per non aver ricevuto sostegno dalla regione Lombardia in questo momento difficile. Tanta disperazione tra i presenti al corteo che nei mesi precedenti hanno acquistato tutte le apparecchiature a norme per prevenire il contagio, investendo sulle attività e mettendo a norma ogni cosa ma oggi, invece, sono costretti a non poter lavorare.
Al grido di “libertà! Libertà” i manifestanti hanno sfilato al megafono raccontando la loro storia, il loro dolore, qualcuno ha tirato in ballo pure il Ministro delle finanze del Regno d’Italia Giuseppe Prina, detestato dal popolo per il ruolo che rivestiva e linciato dalla folla inferocita a Milano il 20 aprile del 1814. Un triste parallelismo storico messo a confronto con la situazione che vige attualmente in tutta Italia. Non ci sono stati scontri.



























