
Il nuovo DPCM firmato dal Premier Conte ha portato alla divisione dell’Italia per aree di criticità a causa dell’emergenza Covid-19. Ogni regione deve rispettare regole e restrizioni. Una scelta che non è stata ben gradita da alcuni cittadini che, alla vigila delle restrizioni, sono scesi in piazza. Nel tardo pomeriggio del 5 novembre, a Cosenza, un gruppo di manifestanti è sceso in piazza per protestare contro la scelta del Governo che l’ha classificata come Zona Rossa la Calabria.
Giovani con il megafono che hanno urlato contro le scelte amministrative, a detta loro, sbagliate che sono state fatte in Calabria. “Noi la crisi non la paghiamo” hanno urlato, prima di muoversi in un corteo al grido di “libertà” e insulti rivolti al Premier Conte. Tra urla e insulti vari, alla testa del corteo c’era un fuoco acceso, mentre alla coda si udivano esplosioni. “Sanità pubblica” urlavano i manifestanti, mentre qualcuno portava in mano un fumogeno.
Il corteo si è diretto in direzione sud, dal KM 262 al km 266 dell’autostrada, broccando il traffico e invadendo entrambe le corsie. “Lavoro, salute, dignità”, mentre qualcuno bloccava le macchine in corsa nell’altra corsia. Il corteo poi si è ritirato in direzione di Cosenza invadendo l’altro senso di marcia. “Dobbiamo chiedere immediatamente la requisizione della sanità privata” urlavano al microfono. Il gruppo di manifestanti si è posizionato sotto l’Ospedale iGreco, urlando “siamo qui perché queste strutture le abbiamo pagate noi” e poi “sanità pubblica”, mentre dall’alto delle finestre, i pazienti erano affaccianti.
Chissà cosa avranno pensato i malati ricoverati che avrebbero voluto riposare, in silenzio, oppure quei medici con le visiere e le mascherine che hanno scrutato la manifestazione dal vetro, mentre combattono ogni giorno contro un virus invisibile che non conosce barriere ma soltanto corpi da annientare e sconfiggere. La folla in strada ha sbraitato sotto una struttura ospedaliera senza rispetto per i malati e gli eroi delle corsie. La protesta si è poi spostata poi sotto la stazione dei pompieri, sotto lo sguardo attonito degli uomini dello Stato affacciati dalla finestra.
Nel corso della manifestazione sono stati rivolti insulti al vide presidente del consiglio regionale Luca Morrone. I manifestanti hanno raggiunto la sua abitazione, hanno citofonato la casa in cui vive e hanno continuato ad insultarlo al citofono e poi sotto al balcone. Dopo gli insulti a Morrone sotto casa, il corteo si è diretto sotto al pronto soccorso, di fronte l’ingresso delle ambulanze, dove entrano le persone ammalate che hanno bisogno.
Dall’altra parte, invece, c’erano le forze dell’ordine, qualche medico e infermiere che guardava con sgomento questa protesta che era accompagnata da urla irrispettose sotto un ospedale pieno di ammalati che chiedono soltanto silenzio. Mentre i manifestanti strillavano, un’ambulanza che presumibilmente trasportava un paziente covid, entrata in ospedale. I medici erano totalmente coperti dalla tuta e mascherina di protezione.
Bergamo è scesa in strada per manifestare contro il lockdown. Anche in questo caso, proprio come accaduto a Cosenza, i manifestanti si sono recati sotto l’abitazione di personaggio che rappresenta i cittadini. In questo caso molti commercianti hanno citofonato a casa del Sindaco Giorgio Gori, che non è sceso. Ma la manifestazione non era composta soltanto da commercianti in crisi che urlavano “libertà” e inveivano contro il governo Conte ma c’erano anche estremisti di destra infiltrati.

Movimento di protesta anche a Milano. Cento autobus sono rimasti in coda per diversi minuti, lungo la strada, con le frecce accese. Le forze dell’ordine hanno immediatamente sorvegliato la zona in più punti. Davanti agli autobus si sono radunati gli autisti che per protestare in un corteo verso la Regione. Tutti i noleggiatori di autobus volevano attraversare il centro di Milano, era stata fatta richiesta ma la questura ha negato il permesso.
Doveva essere una protesta simbolica per ricordare al governo che esiste anche questa categoria. “E’ una manifestazione pacifica” hanno ribadito ai giornalisti, con una manifestazione che voleva chiedere aiuto al governo.
“Non siamo blackblock, non facciamo del male a nessuno”, hanno detto più volte i manifestanti. Il corteo non si è mosso, i manifestanti sono rimasti in loco e le forze dell’ordine hanno creato un cordone. “Bus turisti morti”, recita un cartello messo in coda ad uno degli autobus. Un piccolo gruppo che pian piano si è arricchito, sempre di più, riempiendo la strada che si è affiancata al cordone della Polizia. Non ci sono stati scontri.



























