
All’indomani del secondo lockdown annunciato da Macron, la
mattina del 29 ottobre, la Francia si è svegliata con un terribile evento: un
attacco terroristico di matrice islamica è stato compiuto a Nizza. Il terzo a
livello cronologico. L’obiettivo dell’attentatore è stato la basilica di
Notre-Dame de l’Assomption. L’uomo avrebbe gridato “Allahu akbar”. Un 21enne di
origine tunisine, incensurato, armato di coltello, ha ucciso tre persone tra
cui una donna che sarebbe stata decapitata. Ci sarebbero anche diversi feriti.
Poco dopo anche un’altra area della Francia è stata colpita. Un uomo armato di
coltello avrebbe tentato di attaccare gli agenti di Polizia di Avignone. L’uomo
è morto sul colpo. In questo caso, però, l’uomo non avrebbe gridato “allahu
akbar”. In merito ai fatti di Avignone bisogna precisare che Montfavet non è
proprio un quartiere di Avignone ma bensì un comune a se stante. Un antico
quartiere diventato poi comune per essere più precisi. Particolarità di questo
comune è la presenza del più grande ospedale psichiatrico di tutta la zona, che
si trova sulla collina di Montdevergues. Secondo quanto riportato dal
quotidiano locale Midi Libre, l’uomo che ha minacciato gli agenti ad Avignone
sarebbe stato ucciso proprio vicino all’ospedale psichiatrico. Quindi non
sarebbe da escludere l’ipotesi che l’uomo armato fosse un paziente della
struttura e non un terrorista.
La Chiesa di Palermo ha rivolto un
sentito abbraccio alla chiesa di Nizza e a tutta la comunità, pregando per le
vittime e le loro famiglie. “Il seme del dialogo e dell’incontro fraterno
offre sempre i migliori frutti contro il fondamentalismo e la violenza in nome
di Dio”, sottolinea l’Arcivescovo Mons.
Corrado Lorefice che aggiunge “siamo
tutti parte della stessa famiglia, appartenendoci reciprocamente. Essere
familiari equivale al sapere essere diversi – ricorda l’Arcivescovo –
perché non siamo chiamati a stampare la nostra impronta sulla vita e sul volto
di chi ci sta accanto, ma a riconoscere e a lasciar essere l’impronta speciale
di ognuno nel mondo. L’imposizione (…), la pretesa di omologazione religiosa,
culturale, esistenziale sono il tradimento e la fine della relazione. Siamo
famiglia proprio perché siamo e ci sentiamo diversi, perché ci confrontiamo con
libertà e rispetto non a partire da un preteso ‘minimo comun denominatore’
religioso e culturale, ma dal nostro comune essere donne e uomini pronti ad
apprezzarci, a indicare la via della differenza come l’unica via autentica dell’umano,
per come pian piano l’abbiamo maturata, dopo secoli e forse millenni di
incomprensioni, di tradimenti delle nostre parole fondative, di qualunque delle
nostre confessioni. Abbiamo imparato che la religione come fortino eretto
‘contro’ gli altri è una follia senza futuro. Abbiamo capito che solo
accettandoci in quanto diversi possiamo essere portatori di speranza. Tutti
diversi, tutti stranieri”.

E la Chiesa di Palermo oggi è rappresentata da Don Pietro Magro, Direttore dell’Ufficio per la Pastorale dell’Ecumenico e il Dialogo interreligioso, all’interno della Moschea di piazza del Gran Cancelliere dove l’Imam Mustafà Boulaalam e i rappresentanti delle altre comunità islamiche hanno espresso “ferma condanna per gli odiosi e orribili atti omicidi di Nizza, commessi nei confronti di inermi e innocenti persone e resi ancor più detestabili essendo stati commessi in una Chiesa, luogo sacro dei cristiani, contraddicendo gravemente gli insegnamenti pacifici dell’Islam. Utilizzare il nome di Dio per giustificare la strada della violenza e dell’odio è una bestemmia e un inqualificabile affronto alla vita e alla dignità della persona umana. Di fronte a questi atti omicidi, le comunità islamiche che vivono a Palermo, respingono con forza questi gesti di violenza, che non ci appartengono ed offendono la nostra identità religiosa”.
L’Imam di Palermo ha voluto ricordare come nel capoluogo siciliano si sono rafforzati i rapporti di amicizia e di relazione con la Chiesa Cattolica, con le altre comunità cristiane e le altre religioni “con le quali partecipiamo a gesti di fraterna solidarietà e di rispettoso e concreto dialogo, con il condiviso impegno nella difesa dei valori della pace, della giustizia e dei diritti umani” e ha aggiunto che in questi mesi di pandemia “abbiamo sperimentato la sentita vicinanza, il fraterno sostegno e la sincera solidarietà umana da parte della comunità cristiana e di tutte le istituzioni che ci hanno aiutato a superare i momenti più critici della nostra sopravvivenza. Pertanto confidiamo che questa ricca esperienza di relazioni umane e la via intrapresa nel fraterno dialogo cristiano-islamico, possa essere percorsa con maggiore convinzione per contrastare e respingere tutti gli atti di violenza, di estremismo, di fanatismo, di odio e di terrore”.

Intanto sono continuate le manifestazioni di protesta in Italia. Alcuni cittadini di Milano, nel tardo pomeriggio di ieri, sono scesi nuovamente in piazza contro il DPCM messo in atto dal Governo Conte e dopo un tam-tam tramite i social si sono radunati per urlare: “noi andremo avanti, non ci fermiamo. Non possiamo permettere il dissesto economico d’Italia”. Ristoratori, partite IVA e commercianti scesi in piazza per manifestare dissenso pacificamente. La Polizia ha bloccato inizialmente il corteo di auto che era diretto alla sede della Regione Lombardia. Il gruppo, precedentemente bloccato in Viale Fulvio Testi, ha comunque raggiunto il palazzo della regionale.
Striscioni, megafono, toni accesi da parte di cittadini che hanno espresso critiche nei riguardi di Conte. Altri, invece, tenevano in mano dei fogli in cui era impressa la bandiera italiana e la professione che esercitano: artisti, musicisti, liberi professionisti, parrucchieri. “Non deve morire l’intesa italiana”, dice un manifestante al megafono, aggiungendo “non permetteremo la distruzione dell’economia italiana”. Sottolineano di non essere negazionisti, eppure dicono che il tampone non è un metodo efficiente per la validità del Covid.
Foto: Tgcom24



























