Coronavirus: la strage di Nizza, le parole dell’Arcivescovo di Palermo e la manifestazione di Milano

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All’indomani del secondo lockdown annunciato da Macron, la mattina del 29 ottobre, la Francia si è svegliata con un terribile evento: un attacco terroristico di matrice islamica è stato compiuto a Nizza. Il terzo a livello cronologico. L’obiettivo dell’attentatore è stato la basilica di Notre-Dame de l’Assomption. L’uomo avrebbe gridato “Allahu akbar”. Un 21enne di origine tunisine, incensurato, armato di coltello, ha ucciso tre persone tra cui una donna che sarebbe stata decapitata. Ci sarebbero anche diversi feriti. Poco dopo anche un’altra area della Francia è stata colpita. Un uomo armato di coltello avrebbe tentato di attaccare gli agenti di Polizia di Avignone. L’uomo è morto sul colpo. In questo caso, però, l’uomo non avrebbe gridato “allahu akbar”. In merito ai fatti di Avignone bisogna precisare che Montfavet non è proprio un quartiere di Avignone ma bensì un comune a se stante. Un antico quartiere diventato poi comune per essere più precisi. Particolarità di questo comune è la presenza del più grande ospedale psichiatrico di tutta la zona, che si trova sulla collina di Montdevergues. Secondo quanto riportato dal quotidiano locale Midi Libre, l’uomo che ha minacciato gli agenti ad Avignone sarebbe stato ucciso proprio vicino all’ospedale psichiatrico. Quindi non sarebbe da escludere l’ipotesi che l’uomo armato fosse un paziente della struttura e non un terrorista.

La Chiesa di Palermo ha rivolto un sentito abbraccio alla chiesa di Nizza e a tutta la comunità, pregando per le vittime e le loro famiglie. “Il seme del dialogo e dell’incontro fraterno offre sempre i migliori frutti contro il fondamentalismo e la violenza in nome di Dio”, sottolinea l’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice che aggiunge “siamo tutti parte della stessa famiglia, appartenendoci reciprocamente. Essere familiari equivale al sapere essere diversi – ricorda l’Arcivescovo – perché non siamo chiamati a stampare la nostra impronta sulla vita e sul volto di chi ci sta accanto, ma a riconoscere e a lasciar essere l’impronta speciale di ognuno nel mondo. L’imposizione (…), la pretesa di omologazione religiosa, culturale, esistenziale sono il tradimento e la fine della relazione. Siamo famiglia proprio perché siamo e ci sentiamo diversi, perché ci confrontiamo con libertà e rispetto non a partire da un preteso ‘minimo comun denominatore’ religioso e culturale, ma dal nostro comune essere donne e uomini pronti ad apprezzarci, a indicare la via della differenza come l’unica via autentica dell’umano, per come pian piano l’abbiamo maturata, dopo secoli e forse millenni di incomprensioni, di tradimenti delle nostre parole fondative, di qualunque delle nostre confessioni. Abbiamo imparato che la religione come fortino eretto ‘contro’ gli altri è una follia senza futuro. Abbiamo capito che solo accettandoci in quanto diversi possiamo essere portatori di speranza. Tutti diversi, tutti stranieri”.

E la Chiesa di Palermo oggi è rappresentata da Don Pietro Magro, Direttore dell’Ufficio per la Pastorale dell’Ecumenico e il Dialogo interreligioso, all’interno della Moschea di piazza del Gran Cancelliere dove l’Imam Mustafà Boulaalam e i rappresentanti delle altre comunità islamiche hanno espresso “ferma condanna per gli odiosi e orribili atti omicidi di Nizza, commessi nei confronti di inermi e innocenti persone e resi ancor più detestabili essendo stati commessi in una Chiesa, luogo sacro dei cristiani, contraddicendo gravemente gli insegnamenti pacifici dell’Islam. Utilizzare il nome di Dio per giustificare la strada della violenza e dell’odio è una bestemmia e un inqualificabile affronto alla vita e alla dignità della persona umana. Di fronte a questi atti omicidi, le comunità islamiche che vivono a Palermo, respingono con forza questi gesti di violenza, che non ci appartengono ed offendono la nostra identità religiosa”.

L’Imam di Palermo ha voluto ricordare come nel capoluogo siciliano si sono rafforzati i rapporti di amicizia e di relazione con la Chiesa Cattolica, con le altre comunità cristiane e le altre religioni “con le quali partecipiamo a gesti di  fraterna solidarietà e di rispettoso e concreto dialogo, con il condiviso impegno nella difesa dei  valori della pace, della giustizia e dei diritti umani” e ha aggiunto che in questi mesi di pandemia “abbiamo sperimentato la sentita vicinanza, il fraterno sostegno e la sincera solidarietà umana da parte della  comunità cristiana e di tutte le istituzioni che ci hanno aiutato a superare i momenti più critici della nostra sopravvivenza. Pertanto confidiamo che questa ricca esperienza di relazioni umane e la via intrapresa nel fraterno dialogo cristiano-islamico, possa essere percorsa con maggiore convinzione per contrastare e respingere tutti gli atti di violenza, di estremismo, di fanatismo, di odio e di terrore”.

Intanto sono continuate le manifestazioni di protesta in Italia. Alcuni cittadini di Milano, nel tardo pomeriggio di ieri, sono scesi nuovamente in piazza contro il DPCM messo in atto dal Governo Conte e dopo un tam-tam tramite i social si sono radunati per urlare: “noi andremo avanti, non ci fermiamo. Non possiamo permettere il dissesto economico d’Italia”. Ristoratori, partite IVA e commercianti scesi in piazza per manifestare dissenso pacificamente. La Polizia ha bloccato inizialmente il corteo di auto che era diretto alla sede della Regione Lombardia. Il gruppo, precedentemente bloccato in Viale Fulvio Testi, ha comunque raggiunto il palazzo della regionale.

Striscioni, megafono, toni accesi da parte di cittadini che hanno espresso critiche nei riguardi di Conte. Altri, invece, tenevano in mano dei fogli in cui era impressa la bandiera italiana e la professione che esercitano: artisti, musicisti, liberi professionisti, parrucchieri. “Non deve morire l’intesa italiana”, dice un manifestante al megafono, aggiungendo “non permetteremo la distruzione dell’economia italiana”. Sottolineano di non essere negazionisti, eppure dicono che il tampone non è un metodo efficiente per la validità del Covid.

Foto: Tgcom24

Angelo Barraco
Angelo Barraco
Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

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