Coronavirus: tensioni a Torino e Milano

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Foto: www.thesocialpost.it

“Da qui si partirà per andare a Roma”. Sono state queste le parole che ha pronunciato l’ex generale Antonio Pappalardo, animatore dei “gilet arancioni”, presente alla manifestazione in piazza Plebiscito, a Napoli.  Una manifestazione a cui hanno preso parte numerosi ristoratori e commercianti che hanno voluto urlare il loro dissenso al nuovo DPCM. Alcuni ristoranti di Napoli, hanno affissi diversi cartelli con frasi di profondo dissenso, altri invece hanno letteralmente posizionato una bara sopra l’insegna del proprio ristorante, per simboleggiare la morte del lavoro a causa delle misure messe in atto dal governo e la frase scritta in calce su un lenzuolo bianco: “Sperando nel sostegno del governo per non fare questa fine”. Un sit-in in Piazza con numerosi barman con in mano tanti bicchieri da cocktail agitati e un rumore che rimbombava come un grido d’aiuto al governo. Barman, camerieri, ristoratori che hanno fatto rumore per essere ascoltati per chiedere al governo di non essere dimenticati . “Se vogliono chiudere, ci devono dare gli ammortizzatori sociali. Noi non possiamo morire di fame!”  hanno urlato dall’altro lato della piazza i lavoratori in nero, che non hanno sussidi, contratti ma che chiedono diritti al grido di: “non esisto ma ci sono!”. Mentre i lavoratori in piazza protestavano con i bicchieri da cocktail in mano, dall’altra parte i proprietari dei locali chiedevano le porte dei locali, spegnendo le luci e serravano i lucchetti all’ingresso.

Verso le 19.35 la manifestazione si sposta verso la Sede della Regione. I manifestanti iniziano a camminare lungo le vie di Napoli al grido di “Libertà” o rivolgendo parole di dissenso al Presidente De Luca. Di fronte alla sede della Regione viene cantato “Napul’è” di Pino Daniele, tra il fragore dei manifestanti che invocano diritti e chiedono aiuto in un momento così difficili. Mascherina sul volto, striscioni che sfilano, urla che rimbombano, mentre il brano di Pino Daniele viene diffuso e descrive i mille colori di una Napoli unita che si stringe in un momento di difficoltà. L’abbraccio di una città che vuole risposte certe. I manifestanti in piazza (studenti, insegnanti di ballo, lavoratori etc…) si sono dissociati dalle manifestazioni violente di questi giorni. La manifestazione è finita pacificamente, senza scontri.

Anche a Milano la manifestazione è iniziata nel pomeriggio al grido di “libertà” in segno di protesta nei confronti del DPCM. Dalla sede della Regione in direzione della Stazione centrale. Tante le urla da parte dei manifestanti che hanno mostrato dissenso nei riguardi del governo e delle misure adottate. Tanti si sono chiesti quale sarà il futuro per i propri figli, quali saranno le prospettive per il domani. Non ci sono stati scontri nel pomeriggio. Tanta pioggia si era riversata sulla folla che si era riparata sotto gli ombrelloni. Ma la tensione arriva in tarda serata, alle 20.45, dopo un pomeriggio tranquillo, quando lungo le strade di Milano esplodono fuochi d’artificio e botti. Urla, fischi, fuoco cartelli e segnali abbattuti e ancora botti che rimbombavano tra i palazzi. Alcuni manifestanti hanno distrutto i vetri del tram numero 9. Gli agenti in antisommossa hanno sgomberato le strade disperso fumogeni e avanzato verso i manifestanti che, dall’altro lato, fuggivano, urlavano o lanciavano oggetti e bombe carta. Uno dei manifestanti è stato fermato in loco.

La manifestazione di Torino, a Piazza Castello, è iniziata al grido di “Libertà, libertà”. “Stiamo facendo una manifestazione pacifica”, diceva qualcuno. Alle 21.53 esplodono i fuochi d’artificio. Alcuni manifestanti si trovavano dall’altra parte, il fumo denso invade la città e le bottiglie di vetro si frantumano sul suolo. Tavoli e sedie di bar sono stati buttati per terra. Se quei manifestanti fossero stati imprenditori o commercianti disperati, non avrebbero certamente danneggiato la propria attività o quella di un altro collega che si trovava in difficoltà. Sono state lanciate bombe carta contro la polizia, bruciati cestini, sedie di locali buttate per terra. Un paio di negozi del centro sono stati distrutti, le vetrine sono state frantumate e la merce è stata trafugata. La refurtiva è stata recuperata dalle forze dell’ordine. Diversi gli arresti e le denunce a vario titolo.

Angelo Barraco
Angelo Barraco
Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

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