giovedì , 29 Ottobre 2020

“Storia terribile delle bambine di Marsala”, la presentazione del libro di Antonio Pagliaro

Sabato 22 agosto presso la suggestiva location del Decumano massimo, sito all’interno del Parco Archeologico di Lilibeo-Marsala, si è tenuta la presentazione del nuovo libro di Antonio Pagliaro, Storia terribile delle bambine di Marsala.

L’evento, facente parte del cartellone organizzato in occasione del Festival del tramonto, l’annuale manifestazione che da cinque anni si ripete nel corso dell’estate marsalese, è stato introdotto dagli interventi dei giornalisti Giacomo Di Girolamo e Angelo Barraco, supportati dalle letture del giovane attore marsalese Stefano Parrinello.

La storia raccontata ad un pubblico nutrito e piuttosto coinvolto emotivamente è nota a tutti: nell’autunno del 1971 le prime pagine dei giornali parigini esclamano che nel profondo sud dell’Italia si è consumato il “delitto del secolo”.

A Marsala, nel breve tragitto fra scuola e casa, tre bambine di nove, sette e cinque anni scompaiono; si chiamano Antonella, Ninfa e Virginia e nei giorni successivi tremila uomini battono la provincia, poliziotti, carabinieri, militari, vigili e molti volontari. A coordinarli un giudice di alto profilo: Cesare Terranova.

Ma i corpi delle tre bimbe vengono ritrovati nelle campagne marsalesi privi di vita. Nel 1979 la Corte d’Assise di Messina riconosce colpevole del triplice omicidio lo zio di Antonella, Michele Vinci, nel frattempo diventato per i media il “mostro di Marsala”, e lo condanna alla pena di 29 anni.

Ma nessuno a Marsala crede che abbia agito da solo, deve esserci altro: la mafia stragista, una banda senza scrupoli, le droghe, le orge sataniche, un complotto dei poteri forti. Forse i potenti e gli impuniti non sono stati minimamente toccati dallo scandalo.

Nel corso degli anni e dei processi altre storie si intrecciano a questa e per una strana circostanza ne fanno parte personaggi destinati a divenire noti: Carlo Alberto dalla Chiesa, a quel tempo colonnello, il pubblico ministero Ciaccio Montalto, il maresciallo Lenin Mancuso, il giudice Paolo Borsellino. Tutti poi vittime della mafia.

L’autore, basandosi su atti giudiziari, testimonianze orali e cronache di giornali ripercorre questa “storia terribile”, terribile per la sua semplicità, terribile per le domande che lascia in sospeso. Con la sua ricerca e l’attenta ricostruzione dei fatti Pagliaro dà vita a un “reportage narrativo siciliano”, su modello del capolavoro di Truman Capote, A sangue freddo, e mostra come verità processuale e verità storica non sempre coincidano.

Partendo da una mappa del territorio marsalese dell’epoca Pagliaro inizia il suo racconto spostando sulla carta uomini e fatti, analizzando memorie corrose dal tempo, eventi mai realmente accaduti, piste abbandonate e ripescate a distanza di anni.

L’autore riepiloga la vicenda giudiziaria del colpevole, i metodi analitici innovativi adottati per identificarlo e le ricerche delle vittime, fino al ritrovamento dei corpi in punti diversi del territorio marsalese.

Con il passare del tempo la storia si complica, il Vinci inizia a fornire versioni contradittorie, coinvolgendo altre persone che finiranno invischiate nel tritacarne giudiziario. E’ una storia confusa e convulsa, che svela il torbido di una Marsala che rievoca la cittadina di Twin Peaks immaginata da David Lynch.

Ed è una Marsala inedita quella che si nasconde sotto il vaso di Pandora, fatta di riunioni clandestine di omosessuali, di festini borghesi osé, di perquisizioni corporali. Entra in gioco persino Corrado Augias, con una puntata di Telefono Giallo rimasta nella storia, che indurrà il giudice Borsellino ad aprire un fascicolo sul caso a distanza di anni.

Numerose le considerazioni sulle realtà del tempo, sul parallelismo con altri casi più o meno recenti, dal “mostro di Firenze” al delitto di Avetrana, sull’impatto mediatico ed emotivo che la vicenda ha avuto in Italia e nel resto d’Europa.

A fine serata, quando ormai il sole si è immerso nelle calde acque favignanesi, il pubblico è intervenuto con le considerazioni tratte dal confronto con l’autore rievocando ricordi di una infanzia lontana, segnata dal drammatico evento, dalle paure dei genitori nei confronti dei propri vicini, dalle note raggelanti di un cantastorie.

Il coinvolgimento emotivo dei partecipanti e le parole dell’autore hanno reso questa presentazione un evento catartico, trascinante, e l’immersione nel magma dei fatti ha lasciato dentro di sé una sensazione strana, amara, poco piacevole, che fatica ad abbandonare la coscienza di chi per un paio di ore ha scelto di rievocare le ore terribili delle tre vittime del mostro; chi per maliziosa curiosità, chi per ignoranza, chi per il semplice desiderio di rivolgere un piccolo pensiero a tre bambine innocenti.

A proposito di Davide Licari

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