Milano, storia dell’omicidio di Alberto Brasili a Piazza San Babila

Data:

Negli anni settanta, Piazza San Babila, a Milano, era una vera e propria trincea dentro cui si muovevano diversi ragazzi poco più che maggiorenni, di estrema destra che si scontravano con gli antifascisti e i ragazzi di sinistra. Occhiali da sole Ray-Ban, giubbotti di pelle, pantaloni a zampa di elefante e stivali neri. Sfilavano lungo le piazze e i bar per individuare i “nemici”, quelli “di sinistra” che solitamente indossavano l’eskimo o portavano la barba lunga e frequentavano i centri sociali.

Il 1975 è stato un anno difficile per l’Italia e le strade di Milano si macchiavano di sangue perché c’era Renato Vallanzasca -detto “il bel Renè”- che seminava paura, morte e terrore. Nello stesso anno –precisamente il 24 febbraio ’75- si teneva il processo di primo grado per il rogo di Primavalle, l’attacco incendiario compiuto il 16 aprile 1973, da alcuni esponenti del gruppo della sinistra extraparlamentare Potere Operaio, nel quartiere romano Primavalle. Nell’incendio, ricordiamo, morirono Virgilio e Stefania Mattei, di 22 e 8 anni, figli di Mario Mattei, segretario locale del Movimento Sociale Italiano.

Da Nord a Sud c’era tensione e gli scontri in piazza erano all’ordine del giorno. Erano le 22.30 del 25 maggio 1975, quando Alberto Brasili, 19 anni, stava passeggiando vicino a Piazza San Babila in compagnia della sua ragazza, Lucia Corna, di 23 anni. La loro passeggiata, però, è stata improvvisamente interrotta da cinque sanbabilini – Antonio Bega, Pietro Croce, Giorgio Nicolosi, Enrico Caruso e Giovanni Sciabicco- che li avevano pedinati perché –a loro dire- erano vestiti da comunisti. La coppia è stata accerchiata. I cinque ragazzi hanno colpito con dei fendenti Alberto, che viene raggiunto agli organi vitali e muore poco dopo all’Ospedale Fatebenefratelli. Lucia, invece, viene raggiunta da due colpi all’emitorace sinistro ma riesce miracolosamente a salvarsi.

Alberto Brasili era uno studente-lavoratore che frequentava la scuola serale e di giorno lavorava in un negozio di antifurti elettrici. Il suo stipendio era un supporto ulteriore alla sua famiglia che ne aveva bisogno. Non era un benestante come i sanbabilini, non indossava occhiali scuri o giubbotto di pelle firmato e non poteva certamente permettersi di stare tutto il giorno al bar o in strada come i suoi carnefici. Alberto Brasili era un ragazzo semplice che si impegnava per il diritto allo studio e ci credeva fermamente. Oggi, in Via Pietro Mascagni, a Milano, c’è una lapide con su scritto: “qui di fronte all’ANPI, il 25 maggio 1975, è stato trucidato da squadraccia fascista lo studente lavoratore Brasili Alberto, accusato di essere cittadino esemplare, sperare per il processo civile e democratico, credere negli ideali della resistenza – Comitato Permanente Antifascista per la difesa dell’Ordine Repubblicano”.

Angelo Barraco
Angelo Barraco
Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

Condividi artiolo:

Newsletter

Popolari

Articoli correlati
correlati

Marsala, avvocati in piazza contro intercettazioni illegittime e sovraffollamento

Protesta dei penalisti davanti al Tribunale di Marsala. Lunedì...

Il ricordo del Prof. Cosimo Pocorrobba

A distanza di otto anni vogliamo ricordare il Professore...

Trapani, al Sant’Antonio Abate entra in servizio una nuova TAC dedicata a Luciano Crapisi

Una TAC di ultima generazione è entrata in servizio...