domenica , 12 Luglio 2020

Venticinque anni fa moriva Mia Martini

“E ‘a luna rossa me parla ‘e te. Io le domando si aspiette a me. E me risponne si ‘o vvuo’ sape’. Cca’ nun ce sta nisciuna”, recitano così alcuni versi di Luna Rossa. Era il 14 maggio del 1995 e  il corpo senza vita di Mia Martini veniva rinvenuto all’interno di una casa a Cardano al Campo, vicino Busto Arsizio. Voleva stare vicino al padre Giuseppe e si era trasferita in quella casa da poco tempo. Aveva 47 anni Mimì e la calma apparente di quella domenica di maggio si squarciava improvvisamente da un dolore lacerante per la perdita di una delle più grandi interpreti della musica italiana. Era morta da due giorni Mimì, sul suo letto, con le cuffie alle orecchie, mentre ascoltava proprio “Luna rossa”, un brano che avrebbe dovuto presentare in una versione inedita al Festival di Napoli, condotto da Mike Bongiorno. Muore per arresto cardiaco, da sola, nel silenzio di una casa forse troppo grande per lei, in cui rimbombavano gli echi di una vita piena di successi indimenticabili che hanno segnato inevitabilmente la vita di tutti coloro che hanno saputo amarla, ma anche da pause più o meno lunghe, causate da quelle terribili voci incontrollate che circolavano negli ambienti dello show business, dove troppe poggiavano giacche sulle spalle e troppi bicchieri di champagne sostavano in mano e c’era troppa poca voglia di dare spazio alla musica e al vero talenti di un’artista che avrebbe meritato sicuramente molto di più di quanto ha realmente avuto. Una parabola discendente che pian piano l’ha allontanata da quel palcoscenico che tanto amava perché qualcuno ha iniziato a dire che “portava sfortuna”. Dopo aver ricevuto diverse porte in faccia, tante delusioni e sofferenze, arriva la riscoperta delle proprie radici e infine il ritorno sulle scene dopo un lungo silenzio. Mimì si ripresenta sul palco dell’Ariston con un brano che era rimasto chiuso nel cassetto da circa 20 anni: “Almeno tu nell’universo”. Non vince il Festival ma è suo il Premio della Critica. Il pubblico -quella sera- non ha smesso di applaudirla e oggi come ieri, il suo ricordo rimane indelebile. “La morte è la curva della strada, morire è solo non essere visto” (Fernando Pessoa).

A proposito di Angelo Barraco

Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

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