9 maggio 1978: “Cento passi” tra Cinisi e Via Caetani. Ne parliamo con il sociologo Francesco Pira

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La notte tra l’8 e il 9 maggio del ‘78, a Cinisi, piccolo Comune in Provincia di Palermo, viene ucciso Peppino Impastato, giornalista e poeta siciliano. Il suo corpo è stato poggiato sopra alcune cariche di tritolo e posizionato sulla linea ferroviaria. Le pietre macchiate di sangue, la corda e quel suicidio a cui non crede proprio  nessuno. Peppino quella notte non si è tolto la vita ma è stato ammazzato, perché credeva fermamente che qualcosa potesse cambiare nella terra in cui viveva. Tutti sapevano il nome e il volto del suo assassino, tutti lo conoscevano pure suo numero civico ma faceva comodo a tutti credere al suicidio. Le pietre sporche di sangue del giovane Impastato raccontavano il volto di una Sicilia cruda e amara che non era assolutamente disposta ad ascoltare le parole di un giovane e brillante giornalista che attraverso Radio Aut le ingiustizie dei “padroni” e di quella mafia che lentamente stava inghiottendo quella fantastica terra. Giuseppe Tomasi di Lampedusa diceva che“I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essereperfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria”.

Un sistema criminale-mafioso che non avrebbe voluto veder germogliare i propri figli su terre incontaminate e ricche di cultura ma preferiva imporre l’omertà e il silenzio, proprio come in quella linea ferroviaria  di Cinisi, interrotto poi improvvisamente dal fragore di una bomba posizionata da sotto al suo corpo martoriato. Mentre a Roma, in Via Caetani, veniva rinvenuto il corpo senza vita del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro all’interno di una Renault 4, vicino alla sede del Partito Comunista Italiano, i microfoni di Radio Aut si spengono e la polvere lascia spazio alla memoria cristallizzata nel tempo, lungo quelle strade apparentemente immutate, con le serrande in legno e il silenzio irreale che continua a regalare un volto nuovo alle cose. “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante nel davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione a rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore” (Peppino Impastato a Radio Aut)

Ne abbiamo parlato con il Professor Francesco Pira, sociologo e docente di comunicazione all’Università di Messina.

Angelo Barraco
Angelo Barraco
Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

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