giovedì , 13 Agosto 2020

Didattica a Distanza: I limiti e le criticità della scuola “sospesa”

L’emergenza sanitaria da Covid-19 e la conseguente sospensione delle attività didattiche in presenza, hanno comportato il trasferimento della scuola sulle piattaforme digitali, continuando il percorso didattico a distanza. Questa nuova modalità d’insegnamento, ha prodotto una totale revisione del rapporto con l’istituzione scolastica e con la formazione per tutti i soggetti interessati: docenti, alunni e famiglie.

“La Sicilia, insieme alla Puglia, è la prima regione del Sud per creazioni di classi virtuali e la decima in Italia; un ottimo risultato se si considera che è al penultimo posto per numero di famiglie che possiedono un computer o un tablet in casa” Queste le parole dell’assessore regionale all’istruzione, Roberto Lagalla apparse sul portale L’Opinione della Sicilia.

Più che sui primati e sui successi a cui plaudono le istituzioni locali e nazionali, è necessario però riflettere sul fatto che la didattica a distanza si è rivelata sin dal suo esordio, poco democratica e non alla portata di tutti. Molte famiglie, infatti, non solo non possiedono i necessari strumenti tecnologici ma non hanno le competenze per poter supportare i figli nella scuola digitale. L’unico mezzo che molti alunni hanno a disposizione, spesso, è lo smartphone che in alcuni casi per la mancanza di giga e per i problemi di connessione, rende l’azione didattica difficile se non impossibile.

Il Covid- 19, infatti, ci ha costretti a chiuderci in casa ma ha fatto uscire allo scoperto le criticità di una società che si credeva invincibile, nella quale adesso scopriamo che c’è chi viveva di un lavoro precario e spesso abusivo, chi è straniero e conosce a malapena la nostra lingua, chi vive in una condizione di disabilità e chi è uno svantaggiato sociale per motivazioni varie.. Tante categorie sociali, per le quali l’azione didattica a distanza non si è rivelata per niente facile. Molte scuole, in tal senso, si sono attivate per aiutare alunni e famiglie in serie difficoltà economiche con varie iniziative di solidarietà.

Nonostante i finanziamenti ministeriali erogati alle scuole per l’acquisto di computer e tablet per gli studenti svantaggiati e le iniziative promosse per valorizzare le buone pratiche degli istituti e degli studenti della scuola che non si ferma, come quella promossa dal Comune di Marsala, ci sono aspetti fondamentali che la tecnologia e soprattutto la distanza non possono colmare come: il contatto con l’altro, il guardarsi negli occhi, l’intuire se dietro un silenzio si nasconde una richiesta d’aiuto, le domande degli alunni, il suono della campanella ecc.. La scuola è un luogo di crescita, di forte esperienza, di incontri che ti cambiano la vita, di ore di lezione che ti fanno capire che quello è un luogo di riscatto sociale, di risate, di pianti, di abbracci, dei primi amori. Se ci soffermiamo, poi, sull’aspetto della disabilità, la DAD non è affatto inclusiva; perché ci sono istituti frequentati da alunni diversamente abili, per i quali la scuola rappresenta l’unico luogo in cui socializzare con gli altri, in cui rendersi protagonisti nei laboratori, dove la manualità e il lavoro cooperativo li fanno sentire parte di un gruppo. Una parte di popolazione scolastica tagliata fuori dall’esperienza a distanza, per la quale l’interazione attraverso la tecnologia risulta impossibile. Per quanto riguarda l’inizio del prossimo anno scolastico, poche idee ma confuse, come accade spesso nel nostro Paese. Purtroppo, dovremmo convivere con il virus ancora per molto tempo. Intanto, ci auguriamo soluzioni concrete in tempi ragionevoli e che la scuola venga considerata da chi ci governa, un settore produttivo a tutti gli effetti che deve ripartire in presenza con gli opportuni dispositivi di sicurezza e senza classi “pollaio”. La distanza nel mondo della scuola non è la soluzione altrimenti rischia di trasformarsi in allontanamento e in dispersione.

A proposito di Carla Messina

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