martedì , 28 Giugno 2022

IGNAZIO GIUNTI: Quel muro improvviso che spense la mia vita in un giorno di festa

Il pilota italiano Ignazio Giunti

Fatalità e imprevisto sono elementi che fanno parte della nostra vita e siamo abituati a conviverci senza volerci pensare più di tanto. La nostra vita è piena di incognite e misteri a cui spesso non riponiamo attenzione proprio perché incutono un certo timore.

Lo sport dell’automobilismo, che per le sue dinamiche risulta da sempre pericoloso e insidioso, vive in un perfetto equilibrio tra passione e incoscienza quasi come fossero due anime in perfetta simbiosi capaci di mettere in secondo piano il rischio oggettivo di perdere la cosa più cara che si ha, la vita.

Una passione cieca che per paradosso induce i piloti a scegliere di spendere la propria vita in un professionismo sportivo dove il conto da pagare fin troppo spesso è la vita stessa.  

Ignazio Giunti, Il trentenne romano “reuccio di Vallelunga” cosi chiamato affettuosamente dalla stampa e dagli appassionati di corse avrebbe voluto correre in Formula 1 ma nel 1971 tra ingaggi completi ed accordi complessi ancora rimaneva un sogno irrealizzato.

Giunti non aveva mai perso tempo e si era fatto le ossa nella categoria del Trofeo Internazionale Marche che esibiva meravigliose vetture “sport” in grado di ospitare grandissimi piloti provenienti dalla Formula 1 del calibro di Siffert, Rodriguez, De Adamich e altri.

Lo sport automobilistico italiano era fiero ed orgoglioso di avere Ignazio Giunti e del compagno Arturio Merzario alla guida della Ferrari 312 P. L’appuntamento della gara di durata dei 1000km di Buenos Aires del 10 Gennaio era atteso e seguito da stampa e televisione dove era previsto un collegamento telefonico durante la diretta della trasmissione domenicale “La domenica sportiva” pronta a collegarsi per un primo commento post gara di Giunti.

La corsa partì regolarmente e si evidenziò subito quanto la Ferrari di Giunti fosse in perfetta forma e giro dopo giro sembrava proprio che fosse lei la predestinata per la vittoria in una giornata che si sarebbe trasformata in una gioiosa festa.

Jean Pierre Beltoise, pilota della Mantra, tardò l’entrata ai box per un rabbocco di benzina e per cedere il turno di guida al compagno Jabouille; anche Giunti sarebbe dovuto entrare ai box per dare il cambio al suo compagno Arturio Merzario ed è proprio in questa fase, precisamente alle 9.55 che fatalità, imprevisto e tanta follia posero le basi per una disgrazia ancora per certi versi inspiegabile.

La Mantra di Beltoise, oramai senza una goccia di benzina, si fermò ad un centinaio di metri di distanza dalla pista di decellerazione in una curva davanti le tribune e balzato fuori dalla vettura gli venne la malsana idea di provare a spingere la sua Mantra fino ai Box.

Per attuare questa follia e trovandosi in una posizione a priori pericolosa,  il pilota francese avrebbe dovuto attraversare la pista in diagonale per raggiungere l’entrata ai Box e consapevole che il codice sportivo vietava in modo assoluto di spingere le vetture, pensò che la direzione avrebbe ordinato ai commissari di pista di  sventolare le bandiere gialle segno e avviso dell’esistenza di un pericolo per tutte le vetture che di li a poco sarebbero sfrecciate ad altissima velocità immettendosi dopo una curva larga proprio nel rettilineo.

La folle spinta di Jean Pierre Beltoise

Al 38esimo giro Beltoise con tutta la forza in corpo spinse la sua Mantra dallo spoiler posteriore fino a farla attraversare la pista. Un paio di vetture la scansarono di un niente ma la Ferrari di Ignazio Giunti poco dietro una vettura, non ebbe modo di accorgersi della presenza della Mantra e la parte anteriore destra della sua Ferrari si schiantò alla massima velocità sulla parte posteriore sinistra della Mantra. Le fiamme avvolsero immediatamente la Ferrari e Beltoise riuscì di poco a non restare coinvolto nell’impatto micidiale.

Il terribile impatto della Ferrari di Ignazio Giunti

Negli attimi che seguirono la tragedia, Beltoise, chiaramente sotto shock fu portato a bordo pista dai vigili del fuoco e il povero Giunti subì un attacco di cuore a seguito dell’impatto e restò imprigionato dalle lamiere senza la lucidità necessaria per cercare egli stesso di uscire il prima possibile dalla vettura oramai ridotta ad un cumulo di lamiere e fiamme. Ignazio Giunti morirà di li a poco e con lui morirà il suo sogno di correre in un team di Formula 1 per il 1972.

Seguirono infinite polemiche sulla condotta di Beltoise che divise gli appassionati tra colpevolisti e innocentisti ma restano le bandiere gialle non esposte e ancor di più una palese trasgressione delle regole che non si possono giustificare e che in questo malaugurato evento hanno rimesso in gioco imprevisto e fatalità.

A proposito di Paolino Canzoneri

Paolino Canzoneri nato a Noto (SR) nel 1966 e residente a Palermo. Giornalista iscritto presso l’Albo dei Giornalisti di Sicilia. Da diversi anni collabora con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali con commenti, analisi e riflessioni di attualità, politica, economia, sport e musica con un occhio puntato a Sud. Il suo giornalismo rispecchia un’enclave culturale indipendente e trasversale del pensiero critico ma moderato con introspezioni aventi lo scopo di stimolare per quanto possibile la percezione del presente cercando di offrire una visione cristallina e fedele della realtà.

Vedi anche

Un caro augurio a tutte le mamme del Mondo…

Mamma  La festa della mamma è una ricorrenza civile in alcuni Paesi del mondo, celebrata in onore …