Una giacca bianca poggiata su una sedia, una chitarra acustica e uno spazio al centro. E’ iniziato così il 10° Memorial a Piero Scardino al Teatro Comunale E. “Sollima”, con un ricordo visivo di un artista scomparso tanti anni fa ma che è rimasto sempre vivo nel cuore dei marsalesi. Sono passati tanti anni eppure sembra ieri quando, era il 17 ottobre del 1994; un destino beffardo ha deciso di strappare la vita a Piero, che aveva solamente 40 anni. “E mi ritrovo qui, a scrivere, solo, in un silenzio assurdo, rotto da uno strano dormire, con la tristezza che, non so”, scriveva Piero in uno dei suoi tanti versi, scarabocchiati su dei fogli raccolti in un quaderno e nascosti poi in un cassetto.
Piero non era soltanto un musicista, ma anche un poeta, un padre di due splendidi bambini -Vincenzo e Adriano- un marito, un amico e un punto di riferimento per molti. Piero era un mito, lo sapevano tutti in città. Le sue performance vengono ricordate ancora oggi, a distanza di tanti anni; la sua chitarra era coinvolgente, toglieva il fiato, lasciava tutti senza parole, perché Piero era un “Guitar Hero” e ciò che spesso non riusciva a dire con le parole, lo comunicava attraverso le sei corde.
Le sue tanto amate sei corde. In città c’era un certo timore reverenziale nei suoi riguardi, proprio alla luce della sua alta caratura professionale. Gli amici e i parenti, invece, lo ricordano per l’ironia, la disponibilità e la dolcezza. I figli Vincenzo e Adriano Scardino, hanno reso omaggio al padre, chiamando a raccolta tutti gli amici che in quel periodo condividevano il palco con lui. Compagni di band che lo hanno accompagnato nel corso della sua carriera, amici di una vita e conoscenti.
C’erano proprio tutti. E’ stata una grande rimpatriata, dentro e fuori il palco, un’atmosfera gioiosa e conviviale che ha unito musicisti che non si rincontravano da molto tempo. Un’atmosfera serena, dentro camerini e nei corridoi, con l’interazione tra musicisti di generazioni e background diverso. Non sono mancati i sorrisi, gli abbracci, i ricordi e gli aneddoti legati ai gloriosi anni 80 e 90, quando a Marsala c’era ancora un’attitudine alla musica pura e autentica.
Tanti i musicisti che hanno calcato il palco in memoria di Piero Scardino, in ordine sparso sono stati: Salvatore Sinatra, Armando Calabrò, Nino Casano, Pasquale Nuccio, Gregorio Caimi, Diego Buffa, Giuliana Pantaleo, Dario Li Voti, Gianluca Pantaleo, Dario Silvia, Isa Marisa Scardicchio, Giovanni Schifano , Peppe Carpineti, Francesco Giammartino, Abele Gallo, Marco Zichittella, Ignazio Pumilia, Davide Valenti, Maurizio Buffa, Gino De Vita, Nicolas De Vita, Maria Luisa Pala, Natale Montalto, Gianfranco Parrinello, Salvatore De Vita, Alessandro Spanò, Michele Pantaleo, Giacomo Bertuglia, Pierluigi Spanò, Antonio Spanò, Valerio Plano, Giacomo D’Amico, Maurizio D’Aguanno, Maurizio Favilla,Giorgio Magnato, Carlo Bertolino, Alessandro Manzo e l’ospite della serata Osvaldo Lo Iacono. Ognuno di loro ha voluto lasciare sul palco una testimonianza, un ricordo, un pensiero che riguardasse Piero e quegli anni.
C’era serena che ha unito tutti i musicisti, a prescindere dai generi musicali di riferimento, dall’età e altri piccoli fattori che spesso rappresentano una fede inscindibile e portano all’innalzamento di barriere inviolabili, anche umane. Fisicamente Piero non c’era, ma nello spirito era li, lo sentivano tutti. Nel cuore di tutti c’era; si parlava di lui, si raccontava di lui, sul palco, dietro i camerini, lungo i corridoi. C’erano i suoi amici e gli volevano bene, si erano riuniti li per lui e la sua famiglia. Lui avrebbe voluto tutto questo, avrebbe voluto riunire gli amici di sempre in un grande abbraccio collettivo e certamente questo tipo di atmosfera conviviale si sposava perfettamente con la splendida persona che era.
Racconti di vita, suoni, immagini e aneddoti, hanno tracciato un solco indelebile nell’animo dei presenti in sala, di chi c’era in quegli anni e ricordava bene quelle storie e di chi avrebbe voluto esserci ma era troppo piccolo. Non sappiamo cosa accade quando la luce dei nostri occhi si spegne, e il mondo diventa una sfera lontana che lentamente scompare. Non lo sappiamo, non ancora almeno. Forse non lo sapremmo mai. Non conosciamo quale possa essere l’ultimo profumo che solleticherà le nostre narici prima di morire o l’ultima persona che sfiorerà la nostra mano. Non conosciamo ancora tutto questo, prima di quel fatidico giorno una cosa è certa; il seme che piantiamo in terra, con la luce del sole e la linfa vitale dell’acqua, poi cresce e se lo piantiamo con cura, allora cresce bene. Piero Scardino è riuscito a tramandare tutto questo bene ai propri figli, che ne hanno raccolto l’immensa eredità artistica e umana, trasformandola in un concreto senso di unione musicale, di appartenenza al territorio e di affetto condiviso.
































