
Lunedì 16 dicembre, si è tenuto il processo davanti alla Corte D’Assise di Trapani a carico di Margareta Buffa, accusata per l’omicidio di Nicoletta Indelicato, la 25enne di Marsala uccisa con dodici coltellate e poi bruciata in contrada Sant’Onofrio, tra il 16 e il 17 marzo scorso. Un caso di cronaca nera che ha profondamente scosso la comunità marsalese, destabilizzando gli equilibri e amplificando l’eco delle piazze in un grande megafono collettivo di dolore che ha unito tutta Italia. L’udienza si è svolta a porte chiuse, su richiesta dell’Avvocato Giacomo Frazzitta che assiste la famiglia di Nicoletta. Davanti alla Corte D’Assise era chiamato a deporre Carmelo Bonetta, reo confesso e complice di Margareta. Bonetta ha dichiarato che lui aveva la manica insanguinata mentre Margareta aveva il giubbotto beige tutto pieno di sangue. Ha raccontato che sono andati a casa e si sono fatti la doccia. Bonetta ha descritto tutto quello che hanno fatto quella sera, che lei lo va a prendere a casa alle 23.00, che passano da casa di Margareta per prendere l’accappatoio e il coltello, che Margareta gli dice subito che bisogna fare fuori Nicoletta. Poi lui la lascia al cavalcavia, lei scende da Nicoletta e si mettono d’accordo per vedersi di fronte al parcheggio comunale.
Lui va a fare benzina, la mette anche in una bottiglia di plastica, come gli aveva detto di fare Margareta. Bonetta arriva in Via Giulio Anca Omodei, si ferma nel parcheggio di fronte il parcheggio comunale e si mette dentro il bagagliaio, così come erano rimasti con Margareta, mette la luce accesa della macchina per farle capire che tutto era a posto e lascia le chiavi sul cruscotto. A quel punto, Margareta e Nicoletta, entrano in auto. Bonetta, dal modo in cui viene condotto il veicolo, capisce subito che c’è Margareta alla guida e si recano presso questo luogo. Le campagne di Sant’Onofrio, da quanto si apprende, erano un luogo già noto a Bonetta e Margareta; i due, infatti, c’erano già stati precedentemente e avevano consumato anche un rapporto sessuale. Era anche un luogo in cui altri facevano dei riti -come dice Bonetta ai giudici- in cui si uccidevano gatti. Bonetta racconta che le ragazze erano scese dalla macchina, lui ha sentito che si erano allontanate e dopo qualche minuti era sceso anche lui dalla macchina, si era nascosto dietro una roccia e quando le ragazze passano, colpisce violentemente Nicoletta con un colpo alla nuca, la quale cade a terra ed è completamente stordita. Bonetta infierisce tre coltellate (coltello che hanno preso a casa di Margareta in Via Giulio Anca Omodei) e poi Margareta avrebbe preso il coltello, perché a lui sarebbe caduto a terra, e avrebbe infierito diversi colpi. Bonetta racconta che Margareta sarebbe andata a prendere la bottiglia di benzina dalla macchina, versando poi la benzina sul corpo, facendo una scia e con l’accendino dando fuoco al corpo. Bonetta racconta che lui e Margareta sono andati subito a casa sua per farsi la doccia.
Bonetta però, ad un certo punto del suo racconto davanti ai giudici, chiede un attimo di pausa perché accusa un malessere allo stomaco. Il Tribunale allora dispone la sospensione, Margareta esce dall’aula, lui rimane da solo e mentre il suo Avvocato cerca di tranquillizzarlo, lui ha uno svenimento, irrigidisce il corpo dalla sedia e cade a terra. Perde i sensi. Viene chiamato il 118. Quando si sveglia, comincia ad avere dei sussulti, mettendo forza nelle gambe e nelle braccia e a quel punto, quattro agenti della polizia penitenziaria lo bloccano. Tutti cercano di calmarlo, lui grida “levatemela di davanti che l’ammazzo! Levatemela di davanti che l’ammazzo!” ma non si sa a chi si riferisse, anche perché in quel momento Margareta non era presente in aula. A quel punto, Bonetta viene ammanettato, arriva un medico, lui era ammanettato con i polsi all’indietro e la faccia a terra. Aveva la voce alterata rispetto a come aveva parlato al microfono poco prima. Addirittura i presenti in aula, durante il suo colloquio davanti ai giudici, avevano avuto problemi a capire che cosa dicesse perché parlava con un tono di voce molto basso. Quando è stato colto dall’improvviso sussulto, invece, la sua voce è cambiata e da quanto si apprende, ha iniziato a gridare con una voce travisata.

Arriva il 118, tanti intorno a lui hanno cercato di calmarlo, dopodiché hanno deciso di trasportarlo fuori con la sedia e la camicia di forza. In quel preciso momento, quando lo stavano trasportando, un uomo della Polizia Penitenziaria che stava maneggiando la sedia del 118, con cui lo stavano trasportando bloccato, inavvertitamente chiude una parte della sedia e si trancia un dito. Altro episodio molto particolare accaduto quel giorno; tre giornalisti, di tre testate diverse, che si trovavano fuori dall’aula del Tribunale ed erano pronti con il telefonino in mano per scattare una foto a Bonetta in quelle condizioni che usciva. Ma non ce la fanno, non riescono a scattare la fotografia a Bonetta perché nel momento in cui lui esce, tutti e tre i telefonini dei giornalisti -pronti per fare la fotografia- si spengono improvvisamente. Non riescono a fare nessuna fotografia. La Corte ha aggiornato l’udienza per il 20 gennaio. Questa volta Bonetta sarà ascoltato in videoconferenza.



























