Nell’era della comunicazione eccessiva, del digitale e di Internet il rischio di prendere un abbaglio è alto.
Le testate acchiappa click condividono di continuo informazione fast food, ecco perché è lecito porsi la seguente domanda: cos’è una fake news?
Il termine inglese, tanto caro a una società confusa che parla l’itanglish -italian + english-, tradotto letteralmente vuol dire: “notizia falsa”. Queste bufale viaggiano sul web alla stessa velocità di Usain Bolt alle Olimpiadi, il che le ha rese un evidente problema sociale. Non per niente, lo scorso novembre, la fondazione Umberto Veronesi di Milano ha organizzato l’undicesimo congresso mondiale Science for Peace per affrontare il tema del “fascino pericoloso dell’ignoranza”. Ovvero l’ignoranza come mancanza di conoscenza. Del resto, non salireste mai su di un elicottero con qualcuno che non sa pilotarlo; quindi perché leggere, condividere e credere a informazioni discutibili provenienti da siti non attendibili?
Tornando alle fake news, il fenomeno risale al secolo scorso. Era il 1938 quando un signore di nome Orson Welles con la sua trasmissione radiofonica La guerra dei mondi ha fatto credere a una nazione intera che gli Stati Uniti si trovavano nel bel mezzo di un’invasione aliena. Il panico regnò sovrano e l’esperimento ha fatto capire a livello globale quanto un mezzo di comunicazione di massa, come in quel caso la radio, possa essere tanto utile quanto pericoloso. In pratica servono delle istruzioni per l’uso e molto buon senso.
Ma è il XXI secolo e Internet -travestito da smartphone- lo abbiamo sempre in tasca, di conseguenza le invasioni aliene non sono più credibili. Eppure, nonostante la fonte di conoscenza suprema sia a portata di mano, il tema dell’invasione migranti, tanto caro a certe propagande, suscita un clamore assordante. Cosa vorrà dire? Che la società è influenzata. Abbiamo contratto il virus delle fake news. Ma non bisogna preoccuparsi: il vaccino esiste ed è gratis!
Ecco quindi un piccolo kit di vaccinazione fai-da-te utile a riconoscere una notizia falsa da una vera. Prima di condividere un articolo bisognerebbe fare attenzione ai seguenti dettagli e adottare le relative abitudini:
- Titolo: di solito è la prima e unica cosa che il divulgatore seriale legge per poi immediatamente condividere la notizia. Se sensazionalistico e con una punteggiatura ambigua, come l’uso compulsivo di punti esclamativi, scappate! La probabilità che sia una fake news è altissima;
- Foto: l’immagine è un mezzo potente, spesso più delle parole. Lo stimolo di uno dei sensi più spiccati, la vista, è studiato e sfruttato in tantissimi campi della comunicazione, dalla pubblicità all’informazione vera e propria. Vi sono casi emblematici di disinformazione in cui le immagini sono state manipolate o decontestualizzate proprio per diffondere notizie false. Fateci caso, sempre;
- URL o “www.”: anche le testate più “autorevoli” corrono il rischio di divulgare notizie lontane dalla realtà, di solito però una fake news circola tramite siti che adottano nomi simili a quelli della testata originale. Un esempio di fantasia: ilgattoquotidiano.it, a cambiare è solo una lettera (e tutto il suo contenuto) ma il richiamo al noto quotidiano è palese. Bisogna fare attenzione ai dettagli, fanno la differenza;
- Data: i social sono il terreno fertile per la divulgazione di notizie vecchie spacciate per attuali. Una volta aperto il link incriminato, dopo aver controllato titolo, foto e URL, fate caso anche alla data di pubblicazione. Se si condivide la notizia sul punteruolo rosso, senza leggere che risale al 2014, si rischiano di creare nuovi e falsi allarmismi e, per quanto il problema possa non essere stato debellato del tutto, i tragici numeri di cinque anni fa non esistono più;
- Errori: se avete controllato la data di pubblicazione, significa che avete già aperto l’articolo: ora non tocca far altro che leggerlo. Se la stesura è piena di errori grammaticali, di sintassi o semplicemente di battitura, i dubbi sono pochi. Non condividete;
- Testimonianze e fonti: a meno che non si tratti di notizie di cronaca in cui la fonte richiede esplicitamente di non essere resa nota per rispetto della privacy, un servizio che parla di scoperte scientifiche compiute da illustri luminari non citati, probabilmente è una bufala;
- Ricerca incrociata: se la notizia vi colpisce, cercatela su un motore di ricerca. Confrontate le fonti, controllate in quanti ne hanno discusso e chi la ha divulgata. Una testata che parla di un argomento è notizia, tre fonti autorevoli che parlano della stessa cosa sono una “prova scientifica”, potete condividerla!
- “È Lercio”: questo punto non ha bisogno di troppe spiegazioni. Esistono testate che nascono con l’intento esplicito di scimmiottare notizie e fatti realmente accaduti. Quella è satira, più o meno condivisibile, ma i contenuti sono talmente surreali da non lasciar spazio ad alcun dubbio. Condividete se volete farvi una risata.
Infine lo strumento più importante del kit:
- Pensiero critico: per essere sicuri che quello che state condividendo risponda realmente al fine comunicativo che avete intenzione di manifestare, leggete l’articolo e fatevi una vostra opinione. Scandagliate ogni possibilità, attivate quei filtri che vi facciano accendere una spia rossa. L’allarme è chiaro: se i fatti non corrispondono, è un fake!
Questi mezzi dovrebbero favorirvi una certa immunità. Fatene uso perché l’informazione, quella giusta, è potere. Privarsi del potere per pigrizia, è uno spreco. E di questi tempi gli sprechi non sono una scelta -eco-sostenibile.



























