sabato , 13 Luglio 2024

Esame Avvocato: corruzione, riflessioni e consigli

Si è recentemente diffusa una notizia di cronaca riguardante un caso di corruzione presso la Corte d’Appello di Napoli. La notizia fa riferimento, in particolare, ad un episodio riguardante la prova scritta dell’esame di avvocato del 2017, in tale occasione il padre di un candidato avrebbe consegnato ben 4000 euro di tangenti a due impiegati della Corte d’Appello partenopea al fine di assicurare al figlio il superamento della prova in questione.

Secondo le recenti indagini sarebbero coinvolte, al momento, cinque persone, tra cui due dipendenti del Ministero della Giustizia.

Senza voler entrare nel merito della questione – lasciamo che sia la magistratura a svolgere questa funzione – e senza volerci dilungare sull’indubbia condotta immorale della vicenda, vorrei porre una semplice riflessione su certe alternative illegali intraprese a discapito di una condotta lecita.

Ora, indubbiamente lo scritto dell’esame di avvocato è difficile, ma ciò non può assolutamente giustificare la ricorrenza a mezzi illegali, oltre che deplorevoli, volti a garantirne il superamento.

Per chi non lo sapesse l’esame per l’abilitazione alla professione di Avvocato è suddiviso in tre prove scritte – una al giorno – consistenti nella redazione di un parere civile, di un parere penale e di un atto giudiziario, sulla base delle tre tracce che vengono proposte ed in una successiva prova orale.

Per essere ammessi alla prova orale occorre un voto complessivo delle tre prove scritte di almeno 90/150.

La percentuale di coloro che vengono ammessi alla prova orale non sono molto incoraggianti, non avvicinandosi alla metà e, spesso, neanche al 40%.

La situazione nella nostra Corte d’Appello di Palermo quest’anno non è stata, in verità, delle peggiori, avendo visto, negli scritti di Dicembre 2018, il 44,5% di promossi, l’anno precedente era solo del 39%.

Ovviamente, nonostante le percentuali non altissime dei risultati degli scritti, non è certamente il caso di rischiare anni di reclusione per la commissione di un reato che non assicura niente – il figlio dell’uomo che ha sborsato 4.000 euro di tangenti non ha passato comunque l’esame -.

Una bocciatura, per quanto possa dare fastidio, non dovrebbe certamente vedere la commissione di un reato quale valida alternativa. Una promozione ottenuta con mezzi sporchi potrebbe causare ben peggiori problemi di dover ritentare l’esame l’anno successivo, – gli articoli 318 e seguenti del codice penale puniscono, infatti, sia il pubblico ufficiale corrotto che il privato corruttore ad una pena che può arrivare, a seconda dei casi, anche a 10 anni di reclusione -.

Voglio rivolgermi adesso a tutti i praticanti avvocati che tra pochi giorni dovranno sostenere le famigerate prove scritte d’esame; so quanti di voi possano sentirsi fortemente in ansia in questi pochi giorni che vi separano dalla prima prova scritta, ma ricordatevi che state tentando di superare un esame per una professione che non è per nulla semplice e per la quale occorre esperienza. Nel caso le cose non dovessero andare come previsto, quindi, non demoralizzatevi, perché ad una bocciatura corrisponde un anno di esperienza in più per una professione per la quale esperienza ne occorre molta.

Vorrei, infine, lasciare qualche consiglio per le prove scritte di questo esame a tutti voi praticanti Avvocato che tenterete l’esame in questione tra pochi giorni.

Probabilmente saranno gli stessi consigli che già più volte vi avranno ripetuto gli avvocati dei corsi forensi che avete frequentato, ma non è male ripetersi in questi casi:

1 – Abbiate una buona grafia.

So che può sembrare un consiglio banale, ma probabilmente ve lo avranno ripetuto infinite volte anche in sede di lezione. Una grafia chiara ed estremamente leggibile è un ottimo strumento per invogliare i commissari dell’esame a leggere il vostro elaborato, la pulizia del foglio inoltre, è un elemento che deve indispensabilmente accompagnarsi ad una buona grafia, evitate quindi abrasioni, scarabocchi e cancellature varie e scrivete in maniera più chiara e semplice possibile, anche come un bambino delle elementari.

2 – Utilizzate i tempi e i modi verbali adeguati

Da notare che ho scritto “adeguati” e non “corretti”. Utilizzare i modi e i tempi verbali corretti sarebbe un consiglio scontato e banale, non avete di certo bisogno che qualcuno vi dica quando si utilizza il congiuntivo.

Quello che invece voglio comunicarvi in questo secondo punto è che, anche se i tempi verbali di una frase non sono erronei, spesso sarebbe opportuno utilizzare, invece, all’occorrenza, altri tempi verbali altrettanto giusti, ma indubbiamente più adeguati al contesto. L’utilizzo del condizionale dovrebbe essere una scelta obbligata.

Perché un consiglio così specifico? Semplice, perché nella professione di Avvocato non bisogna mai dare nulla per scontato e l’utilizzo di tempi verbali adeguati, il condizionale utilizzato al momento giusto più di tutti, denota non solo capacità dialogica, ma anche che avete compreso appieno la natura della professione stessa.

Scrivere “Analizzeremo la fattispecie penale che Tizio ha posto in essere con la propria condotta” o “Analizzeremo la fattispecie penale che Tizio avrebbe posto in essere con la propria condotta (o ‘si presume abbia posto in essere’, ‘si ritiene’ ecc…ecc…)” sembra non fare molta differenza, ma in realtà, nel primo caso, con l’uso del passato prossimo (“ha posto in essere”), sembra che noi stessi diamo per scontata la colpevolezza di Tizio; la seconda frase, col condizionale (“avrebbe”), è caratterizzata, invece, da quel senso di incertezza che più si addice al principio di non colpevolezza di cui è connotato il nostro processo penale.

3 – Siate sereni.

La calma, come spesso si dice, è la virtù dei forti, in questo esame più che mai.

Un atteggiamento rilassato e pacato è ideale per sostenere al meglio queste prove scritte. L’ansia non aiuta e la fretta è cattiva consigliera, sette ore sono sufficienti per il sostentamento di ogni singola prova, quindi prendetevi il vostro tempo per leggere attentamente la traccia, individuare il caso giuridico e cercare bene sul codice l’orientamento più adeguato al caso. Non abbiate fretta di finire il prima possibile.

4 – Chiedete consigli alle persone competenti.

Avete un dubbio sul parere di penale? Assicuratevi di chiedere consiglio esclusivamente ad un commissario che sia avvocato penalista. Non occorre aggiungere altro su questo punto.

5 – Sappiate ragionare con la vostra testa.

D’accordo chiedere consigli ma dovete avere a mente che anche i commissari possono sbagliarsi, in quanto esseri umani, quindi prendete i consigli con la dovuta attenzione, se qualche dritta vi sembra superflua o sbagliata allora non prendetela per oro colato e fate di testa vostra.

6 – Non scrivete troppo né troppo poco.

Ricordatevi che più scrivete e più è facile fare errori e cadere nel superfluo, cosa che ai commissari non farà per nulla piacere. Ovviamente se scrivete troppo poco rischiate di incorrere nell’errore opposto: di non soddisfare tutti i requisiti che l’elaborato richiede.  Il consiglio che posso darvi è di scrivere quanto basta, senza peccare nè strafare. Cercate di matenervi su uno standard di sei facciate per i pareri e sette facciate per l’atto giudiziario.
Questi erano sei semplicissimi consigli che, unitamente alle lezioni dei vostri corsi forensi e ai consigli che già vi furono dati a loro tempo, posso aiutarvi ad affrontare questo esame di avvocato nel modo migliore.

Non mi resta, quindi, che augurarvi il mio più cordiale in bocca al lupo.

A proposito di Giulio Dino De Bartoli

Classe 89. Laureato presso la LUMSA di Palermo. Ha svolto mansioni di operatore segretariale presso un noto studio legale di Marsala nel quale ha anche svolto la pratica forense. Abilitato alla professione di avvocato il 18 ottobre 2018, iscritto all'albo del Tribunale di Marsala dal 12 febbraio 2019

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