GAETANA FIGUCCIA – Commemorazione dei defunti in Sicilia

“Chi ti puittaru i moitti?”
Questo chiedevano i bambini agli amici nel giorno della Commemorazione dei Defunti, in Sicilia, quando ancora non erano arrivati i fantasmi di Halloween a soppiantare una solennità tanto importante e ricca di sana educazione.
Per noi bambini siciliani, la notte del primo novembre era lunga di attesa e aveva il colore della sorpresa e della curiosità.
Erano tempi in cui i bambini non ricevevano tanti regali nel corso dell’anno. I bambini giocavano all’aperto, urlavano e battevano i piedi senza ammonizioni, si sbucciavano le ginocchia e continuavano a giocare, inventando torte di crusca per le galline e bistecche con foglie di nespolo. Si addobbavano tronchetti di legno per trasformarli in bambole.
Ma torniamo alla magia dell’attesa, i genitori ricordavano ai bambini i cari defunti, mostravano loro le foto e raccontavano che in quella notte speciale, mentre dormivano, avrebbero portato dei doni, per rinnovare l’affetto con cui erano vissuti.
Ci si svegliava presto, impazienti, la mattina del due novembre, alla ricerca delle orme dei “murticeddri”.
Tipicamente un giocattolo, un prezioso giocattolo, un canestro di frutta marturana e non poteva mancare la “pupa di zuccaru”.
Anche i fidanzati regalavano un monile alla fidanzata e, ovviamente, un canestro di frutta marturana, la quantità dipendeva dalle finanze della famiglia.
La mattina del due novembre, indossando gli abiti più belli, con i genitori si andava a fare visita ai cari defunti, con mazzi di fiori e tanta gratitudine.
Ecco cosa si insegnava in Sicilia, niente mostri e vampiri nè fantasmi ricoperti da lenzuola, ma il ricordo rinnovato dei cari trapassati e nel cuore riavvicinati.




























