Dott.ssa Petrillo – In qualità di psicologa e criminologa, da tempo seguo con attenzione professionale il caso di cui tanto si discute, su cui ho avuto modo di esprimermi già in passato durante una trasmissione televisiva.
All’epoca sintetizzai le mie riflessioni in alcune ipotesi di lavoro, basate sull’analisi comparata di casi noti in letteratura criminologica e sull’applicazione dei principi della vittimologia, della psicologia investigativa e della dinamica criminale. Ribadisco oggi, con la stessa cautela metodologica, che ritengo probabili i seguenti scenari (sempre in termini di probabilità e non di certezze, poiché, come noto, nessuno possiede la sfera di cristallo né la scienza infusa):
1. È molto improbabile che l’autore materiale del fatto non sia una delle figure più frequentemente indicate dall’opinione pubblica o dai media fino a questo momento.
2. È invece verosimile l’ipotesi di un’azione non attribuibile a una persona sola, ma a due o più soggetti, ciascuno con un ruolo funzionale distinto all’interno della dinamica criminosa.
3. Tra questi ruoli, appare plausibile la presenza di almeno una figura femminile, la cui funzione potrebbe essere stata strumentale (ad esempio, nel creare un contesto di fiducia, nel ridurre le difese della vittima o nel facilitare l’accesso).
4. Il movente sottostante non appare banale o impulsivo, ma relativamente semplice e lineare, una volta comprese le relazioni interpersonali e le dinamiche relazionali tra i soggetti gravitanti attorno alla vittima. Proprio lo studio attento di queste reti relazionali potrebbe fornire la chiave interpretativa più solida.
Queste valutazioni non sono previsioni, né tanto meno anticipazioni di atti giudiziari, bensì ipotesi di scenario formulate “in scienza e coscienza”, sulla base di pattern ricorrenti osservati in casi analoghi.
Resto in attesa degli sviluppi investigativi e processuali, che, come più volte anticipato, potrebbero riservare elementi di novità significativi rispetto alle narrative finora circolate. La procura, come sempre in questi casi complessi, avrà l’ultima parola alla luce delle prove raccolte.
Un approccio serio alla cronaca nera richiede di distinguere tra opinione, ipotesi fondata e verità giudiziaria: solo quest’ultima ha valore definitivo.




























