VINCENZO SAMMARTANO – Il recente caso che vede al centro l’ex presidente della Regione Siciliana, Salvatore “Totò” Cuffaro — attualmente indagato dalla Procura di Palermo per un presunto sistema di appalti pilotati nella sanità regionale — non può essere considerato un episodio isolato. E, come spesso accade, è il paziente a pagarne il prezzo più alto.

Una sanità governata da logiche di potere e da dinamiche clientelari perde inevitabilmente efficacia ed efficienza. La cattiva gestione delle risorse, il calo della qualità dell’assistenza, le crescenti disuguaglianze nell’accesso alle cure e, infine, i sempre più frequenti “viaggi della speranza” ne sono le conseguenze più evidenti. Quando il sistema locale non risponde, quando costi e difficoltà diventano insostenibili, molti cittadini sono costretti a cercare cure lontano dalla propria terra.
Il caso Cuffaro, dunque, non appare come un fatto circoscritto, ma come il riflesso di una sanità siciliana in profonda sofferenza. Tra nomine politicizzate, procedure poco trasparenti e una governance debole, chi perde davvero è la persona: il paziente, che dovrebbe essere sempre al centro delle scelte strategiche e delle politiche pubbliche.
È necessario ripensare il modello di gestione sanitaria regionale, centralizzando centri di costo e processi di acquisto, e introducendo criteri di nomina basati su competenza, autonomia e tutela del cittadino. A rappresentare le istituzioni sanitarie devono essere figure orientate ai bisogni del paziente, non al servizio del politico di turno o delle dinamiche elettorali. Solo così la sanità potrà tornare ad essere un bene pubblico, non un terreno di potere.



























