VINCENZO SAMMARTANO – Marsala, città di storia, di mare e di memoria, vive oggi una condizione sospesa: un luogo ricco di potenzialità ma povero di visione. È la parabola di gran parte della politica locale siciliana, ma qui — tra le saline e le campagne un tempo simbolo di prosperità — la crisi appare in tutta la sua evidenza.

La politica marsalese si è ridotta a un esercizio amministrativo minimo, più attento a gestire l’ordinario che a progettare il futuro. Le grandi parole — rilancio, sviluppo, cultura, turismo — si consumano nei comunicati stampa, ma dietro di esse manca una strategia coerente. Gli interventi procedono a macchia di leopardo, senza una direzione, senza un’idea di città.
Eppure Marsala avrebbe tutte le carte per diventare un laboratorio di innovazione mediterranea: turismo sostenibile, valorizzazione del patrimonio archeologico e naturalistico, agricoltura di qualità, transizione energetica, portualità moderna.
Invece, si continua a guardare al passato come rifugio, non come ispirazione. Le piazze si svuotano, i giovani partono, le imprese faticano.
Ciò che manca, più di tutto, è la visione politica. È la capacità di pensare la città fra vent’anni: immaginare una Marsala in cui le saline non siano solo cartoline, ma un modello di turismo ambientale integrato; in cui il centro storico non sia un museo all’aperto ma un motore culturale vivo; in cui la politica torni ad ascoltare, a coinvolgere, a ispirare.
La classe dirigente locale — di qualunque schieramento — appare spesso prigioniera di logiche di consenso immediato, di piccoli equilibri e di personalismi. Così si perde il senso più alto della politica: guidare una comunità verso un futuro al passo con i tempi che verranno. È tempo di visione, di coraggio e di responsabilità.



























