NINNY ANTONINO AIUTO – Professoressa Licari, le ho dato appuntamento su queste favolose Terrazze del Bastione San Francesco non di certo per l’ottimo servizio ai salottini del locale qui condotto ma perché mi sembra di stare, non solo fisicamente, al cuore di Marsala. Come un pò tutta questa zona di Porta Nuova e del Boeo. E, a proposito di questo, non le sembra che nella differenza tra l’architettura della Marsala antica e di quella moderna si possa facilmente riscontrare, a voler usare un eufemismo, un gap di visione sulla città?

È indubbio che ci sia una certa distanza tra la bellezza che ci lasciarono gli antichi e quello che abbiamo fatto noi nell’ultimo secolo. C’è stato anche progresso, per carità, ma questa differenza tra una certa saggezza del passato e questa modernità, anche politica, del tutto carente di visione, rimane eccome. E, che ne sia la causa o il risultato, lo si vede anche in questa labile differenza che spesso mostrano le opposizioni dalle maggioranze nei nostri enti locali.
A proposito di questo, lei ritiene che, in questi anni, ci sia stata davvero un’opposizione chiara in Consiglio Comunale?
Sono stati in pochi. Diciamo che già l’opposizione era rappresentata solo da tre persone, e forse qualcuna di esse non è riuscita a far sentire tutta la sua voce. Spero ce lo facciano capire meglio, e “sinceramente”, nel corso della prossima corsa elettorale.
Mi perdoni se inserisco una nota autobiografica personale in questa intervista, ma ricordo ancora le parole di mio padre circa la definizione che dava del Consiglio Comunale di Marsala. Non vorrei dire un’inesattezza ma mi pare lo chiamasse “il piccolo Parlamento”, perché tutti i suoi componenti erano stati, erano o sarebbero stati in procinto di esser deputati regionali o nazionali della città.
Senza voler eccessivamente semplificare, se io voto una persona per rappresentarmi, io mi devo fidare di quella persona. E l’unico modo per farlo, senza conoscerlo a fondo, è che sia o almeno appaia meglio di me elettore o elettrice. Non parlo certo di questioni di classe, e poi non potrebbero appartenere alla segretaria di un partito, come il mio, che aspira a esser un partito popolare, oltre che di centrosinistra. Dunque, mi riferisco a evidenti qualità di preparazione o, almeno, di competenza. Non semplice competenza a fare politica, che ci vuole anche, ma a fare mediamente qualcosa nella vita oltre alla politica.
È la società civile che si è ritirata dal far politica o è la politica che ha occupato qualsiasi spazio del vivere civile?
Credo che ci sia stata un’involontaria complicità. Quasi un cane che si morde la coda. Mi spiego: alla diffidenza sempre crescente in vaste aree dell’elettorato si è subito associata la scaltra opportunità per certi politicanti di occupare lo spazio trovato vuoto. Magari fosse solo un problema di Marsala, coinvolge tutti i livelli, dal Parlamento nazionale all’Ars, per finire al massimo consesso cittadino. Certo, a Marsala, per come eravamo abituati, facendo ancora una volta riferimento all’espressione che lei ricordava di suo padre e di quella generazione di leoni, oggi fa ancor più impressione.
Insomma, uomini di cultura, liberi pensatori e brillanti professionisti marsalesi sembrano pensare o dire: ma chi me lo fa fare di impegnarmi?
Non sembra, ma spesso è così. Seppure noi non ci arrendiamo a questo andazzo, neanche come partito, che vuol esser non solo inclusivo, che è già un bel concetto, ma persino aperto, che è un concetto più orizzontale, a qualsiasi valido contributo di pensiero.
E a lei chi glielo fa fare?
Lo stesso spirito che mi ha fatto fare il mestiere della professoressa, un vero onore per me. E se anche oggi posso godermi un po’ di comodità nell’insegnare tutto sommato vicino casa, spesso la gente non conosce la fatica che è costata a me e a tanti altri insegnanti di anni di gavetta, trasferte, a fare la spola tra la propria città e i luoghi più sperduti d’Italia. Per carità, ci sono lavori più duri e pesanti ma ci tenevo a rivendicare la concreta realtà delle difficoltà che insegnati e operatori del sistema educativo nazionale vivono rispetto all’idea fallace che certa destra dà di noi, come fossimo semplici burocrati della formazione. Evidentemente, non sanno nemmeno a chi affidano i loro figli.
Che significa fare politica a Marsala? E per una donna in particolare?
Le rispondo un po’ come i teen-ager, sia mai che qualcuno di loro possa leggere questa intervista. Significa “tanta roba”. Significa, dall’esperienza che ho avuto come donna al Consiglio comunale prima e adesso che faccio politica in seno al partito, avere passione per la propria città e per la comunità di persone che si impegna come te, a volte anche più di te. E questo sembra ormai persino scandaloso, soprattutto quando lo si fa senza percepire nessuna indennità.
Cosa? Impegnarsi o impegnarsi gratuitamente?
La seconda che ha detto. Non che ci sia qualcosa di male a ricevere un’indennità per svolgere il proprio compito, magari un po’ meglio di quel che vediamo attualmente, nell’assise del Consiglio comunale. Ma si può fare politica anche gratuitamente. È bene ricordarlo a chi, pur eletto pro-tempore, si sente parte insostituibile dell’arredamento comunale.
E come donna?
Più volte ho denunciato, anche pubblicamente, che persino quando mi trovavo in Consiglio comunale poteva succedere che qualche collega maschio mi dicesse: “stai zitta”.
Mansplaining anche in Consiglio comunale?
Sì, assolutamente. Ma ci sono anche modi assai più sottili e subdoli per mostrare un certo paternalismo.
Da cosa le viene questa fede incrollabile nell’utilità dell’impegno per gli altri?
Ha una base culturale, certamente, che proviene da esperienze tra le più disparate, familiari, di studi e, inevitabilmente, anche da una giovanile formazione cattolica, spesso nel volontariato. Nella periferia marsalese, sempre più separata dalla vita della città, anche per mancanza di collegamenti, non di rado la Chiesa rappresentava, oltre a un percorso di fede, l’unico aggregatore sociale della contrada o della borgata. Purtroppo, oggi anche la chiesette di quartiere fanno fatica a rimanere aperte.
Nessuno di voi, di noi, risponde più col vecchio refrain che sentivo da piccolo: perché da qui è cominciata l’Unità d’Italia. Anche con la presenza di una mirabile eroina tra più di mille uomini. Questa città ha perso persino l’orgoglio di rivendicarlo?
Per ignoranza. Quella sì rivendicata quasi con orgoglio. E la mancanza di un programma locale integrativo che insegni ai ragazzi di cosa ha rappresentato il Risorgimento non solo per il nostro paese ma anche per l’Europa intera, le cose non potevano che andare peggio. Ma poi, fuor di ogni tensione intellettuale verso una delle pagine più nobili della nostra storia cittadina e nazionale, ma è possibile che una città che ha due cose che l’hanno resa davvero famosa nel mondo, il suo vino e Garibaldi, si impegni in discussioni di lana caprina anziché promuovere anche un marketing turistico su entrambi gli aspetti? Garibaldi non lo discute nessuno studioso veramente valido e affermato, nel mondo. E invece noi, a Marsala, tanto per farci un altro po’ di male, facciamo harakiri pure su questo tema.
La narrativa degli Stati Uniti come terra delle libertà e delle occasioni si è affermata innanzitutto a New York e, dunque, proprio lì hanno posto la Statua della Libertà, oggi anche attrattore turistico nazionale e internazionale. Perché, se da qui è partita l’Unità nazionale e la sua epica narrativa, lo Stato italiano non ha mai pensato di finanziare e porre qui una statua equestre del Generale o qualcosa di simile?
Perché riusciamo a dividerci pure circa l’orgoglio di esser entrati a far parte dell storia da protagonisti. Ma anche su altri aspetti, pensiamo al vecchio Jazz Festival. C’è un’altra città che un successo del genere, perfettibile come tutte le cose del mondo, non fosse volontariamente ereditato da tutte le amministrazioni seguenti, di centro, di destra e di sinistra? E un festival del Vino invece di queste piccole manifestazioni, pur importanti, ma che, oltre ai marsalesi, non attraggono mai turisti da fuori? Ci dovrebbe pur esser qualcosa che diventi patrimonio comune, al di là delle differenti visioni politiche. Anche Grillo diceva all’inizio che si sarebbe dovuto lavorare tutti insieme. E poi, a ben vedere, nel momento stesso in cui qualcuno ha avanzato qualche proposta, si è mostrato spesso sordo. Persino su quel tema formalmente a lui tanto caro, la “pace”, valore importantissimo ma che lui ha trasformato in un argomento addirittura divisivo, visto l’uso strumentale che ne ha fatto.
Davvero pensa che questo tema della pace sia stato usato da Grillo in maniera strumentale?
Beh, ci ha puntato tutto, come se non ci fosse altro significato della sua azione amministrativa. A voler fare una battuta, poi, però, non è riuscito nemmeno a metter pace tra le varie anime della propria maggioranza o tra i propri assessori. Davvero poco per indicare la via, anche su quel versante, al di là della sua postura da conservatore cattolico e dei suoi toni, diciamo, ecumenici.
Segretaria, da poco eletta, del Pd a Marsala. Il suo sarà un partito che parla ai “suoi” o che parla a tutta la società marsalese?
Lo dico chiaro: noi vogliamo aprire il partito, perché per diversi anni è stato o è sembrato troppo chiuso e ripiegato su se stesso, persino a quelli che parlavano la stessa lingua del PD. E questo è inaccettabile per una forza che vuole essere, lo ripeto, popolare.
Parla dell’impressione di un certo settarismo? O è un termine troppo severo?
No mi spaventa l’autocritica, anche quando severa. Veniamo da un commissariamento, non dobbiamo far finta di nulla. Ma il partito è vivo nella coscienza di molti iscritti e di molti altri che attendevano un segnale di rinnovamento. Devo dire che pure io, ad esempio, appunto da militante ed elettrice di sinistra, prima magari mi tenevo un po’ a distanza dalle strutture di partito perché pensavo che fosse chiuso proprio a chi volesse dare un contributo, magari non necessariamente con ruoli dirigenziali. Lo scopo di questo nuovo corso del PD marsalese è per l’appunto questo, rinfoltire le nostre file con forze fresche ed energie nuove, senza mancare di rispetto alla storia che c’è stata e che ancora c’è, importantissima. L’esempio della Schlein, a livello nazionale, è un esempio calzante, anche se molti scambiano la sua estrema pazienza e apertura a varie articolazioni del pensiero di sinistra come debolezza o mancanza di coraggio. Tutt’altro. È vero, semmai, l’opposto. E poi è questa la strada per farsi maggioranza nel Paese o in città: apertura. E diffusione sul territorio, non scordiamo che questa è una città dalla morfologia assai particolare, se non unica. Non possiamo lasciare intere zone di Marsala, lontane chilometri dal centro, senza un riferimento zonale, possibilmente anche una casa, la si chiami sezione o circolo, non importa. Tutti principi o concetti che ho già espresso, più o meno dettagliatamente, nella mozione che ho presentato al congresso che mi ha eletta segretaria.
Alcuni dicono di aver notato un po’ di freddezza di tutte le anime del centrosinistra rispetto alla presentazione del movimento di Andreana Patti, sostanzialmente un’autocandidatura a sindaco. Malelingue? Eravate stati informati da questa sortita che ha sorpreso persino la stampa invitata solo il pomeriggio prima?
Non sapevamo il giorno preciso ma ci eravamo sentite, seppur informalmente. Noi, com’è risaputo, eravamo appena usciti dal congresso. Poi ognuno, il suo movimento e il nostro partito, ha il proprio percorso, ovviamente, convergente. Ma è una ricchezza e non una difficoltà, almeno spero, la reciproca autonomia nel valutare certe scelte.
Mi perdoni, lei è stata chiara per me ma forse meno per i lettori meno assidui alle cose della politica. Al di là dell’indiscutibile valore professionale della Patti, lei considera Andreana figlia della sinistra marsalese o no?
Guardi, quello che penso io ha poca importanza, sebbene ci siano vecchi amici e compagni che già hanno deciso di sostenerla direttamente. Ma atteniamoci, più correttamente, alle sue stesse dichiarazioni, secondo le quali lei non vuol limitarsi a esser rappresentativa del solo centrosinistra ma di una coalizione che potremmo financo definire più ampia e trasversale. Concetto che non deve necessariamente esser di ostacolo per chi si sente prettamente di centrosinistra, a patto che si riconosca al Pd, da protagonista morale, oltre che numerico, della futura coalizione, un ruolo di garante del giusto perimetro di valori, programmi e personalità che vorranno entrare nella contesa elettorale che ci apprestiamo a vivere. Perché, oltretutto, non c’è solo il Movimento di Andreana Patti ma tutto un centrosinistra da tenere assieme. E il Pd è la forza garante di questo processo unitario del centrosinistra o della coalizione nella quale il centrosinistra sarà pilastro fondamentale.
Insomma, bisogna pur prenderli i voti.
Sì. Senza però vendere l’anima al diavolo. Realpolitik non deve necessariamente far rima con disinvoltura politica. Attenti a deludere i tanti cittadini che sono sconcertati da questo modo di far politica, dello spettacolo che Massimo Grillo e il centrodestra hanno offerto alla città. Attenti, insomma, ad apparire nient’altro che ulteriore personale politico che si è adeguato a un certo stile di far politica. La città attende una svolta e a noi tocca l’onere di farsi trovare pronti.
Sembra che lei voglia far convivere il metodo coi principi. Ma allora come si spiega la lentezza di una fase dell’azione amministrativa della giunta Grillo?
Di una sola fase? E di quale giunta? La prima, la seconda, la terza? E potrei continuare. La verità è che questa è la cosa che possiamo maggiormente imputare a Massimo Grillo, che, da politico navigato qual è, non ha saputo nemmeno trovare un compromesso dignitoso non solo tra le varie anime della città ma neanche tra il piccolo mondo della sua iniziale maggioranza elettorale. E, se parlo di piccolo mondo, non è per mancare di rispetto a quell’espressione elettorale ma per tracciare un profilo politico di chi ha carpito la buona fede degli elettori per piccoli interessi di bottega, visto lo sfaldarsi della stessa già poche ore dopo la vittoria delle ultime amministrative. Lo abbiamo visto tutti.
Forse lo stesso Grillo ne è stato vittima?
Le vittime, di solito, denunciano qualsiasi aggressione o ricatto. E, poi, ci si può sempre dimettere. Non, invece, arrivare presuntuosamente a perdere tempo nel cercare di non completare neanche i progetti che aveva ereditato dalla giunta di Di Girolamo, alcuni dei quali ho sentito persino rivendicati come propri dall’assessore Bilardello.
Insomma, pur a fronte dei cantieri aperti, tardi, troppo tardi e male, ci rendiamo conto che questo Sindaco ha governato, se così si può chiamare quella cosa alla quale abbiamo assistito, nelle condizioni che nessun primo cittadino aveva mai vissuto finora a Marsala? Eletto con un’amplissima maggioranza in Consiglio Comunale, unico deputato regionale della città dalla sua parte, deputato che è addirittura capogruppo all’Ars del principale partito che regge la Presidenza della Regione Sicilia, quindi anch’essa dalla sua parte, e il Governo nazionale, guidato dalla Meloni, capo partito dell’altro pilastro della maggioranza, per tutta la legislatura, sempre dalla sua parte. E il risultato è tutto qui? Questa mediocrità e quattro foto dell’affollata festa di San Giovanni? Che, ricordo, è affollata per il santo, non per lui, a meno che non si sia montato la testa.
Allora passiamo alle note dolenti per voi di centrosinistra. L’ultima esperienza del centrosinistra a Marsala, se non è stata fallimentare, ha comunque consegnato un risultato di larga misura ai partiti di centrodestra. Cosa è andato storto?
Che ci si poteva rendere conto assai prima che fosse il caso di interrompere l’esperienza. In anticipo, con coraggio. Di fare quello che tanti hanno inutilmente chiesto poi a Massimo Grillo durante questa legislatura. È lì che è mancata la politica, quella vera, quella con i valori. Noi abbiamo fatto un errore grossolano, lo abbiamo pagato e ci è stato di monito. Il centrodestra invece è andato dritto contro un muro, anche se stanno facendo una sorta di casting per provare a scegliere una figura che faccia dimenticare che sono stati comunque loro a governare la città in questa ultima legislatura. Ripeto, al di là di qualche cantiere, che è comunque positivo, sebbene si potesse far di meglio, la città è nel caos, anche dal punto di vista dei servizi e della gestione delle infrastrutture.
Lei sta parlando di accanimento terapeutico.
Succede, quando manca la politica. Mi spiace ripetermi.
Andando sul politico-elettorale stretto, qualcuno ha rimproverato ad Alberto Di Girolamo di essersi fidato inizialmente di Enzo Sturiano, una volta figlio di sinistra che di sinistra non è più da tempo e che veniva da un’esperienza di governo cittadino opposta a quella perorata dal centrosinistra di allora. C’è il pericolo che voi e la Patti oggi ripetiate lo stesso errore con altri epigoni di questo modo di far politica?
Il pericolo c’è sempre ma, lo ribadisco per l’ennesima volta, il Pd ha imparato bene la lezione e non correrà il rischio di assecondare sogni di vittoria senza capacità poi concrete di governo per cinque anni. Questo non significa non dialogare anche con i cittadini che hanno creduto in Massimo Grillo o nel fronte che lo ha sostenuto, ma non con chi ci ha creduto per puro vantaggio personale: certe figure non vanno assecondate ma messe di fronte alle loro responsabilità storiche nei confronti della città. E poi sarebbe pure ora di distinguere tra comunità politiche e liste. Un partito, a differenza dei candidati di ogni tornata elettorale, non può ridurre la sua azione a districarsi in questo listificio che è divenuta ormai la politica marsalese, anche grazie a una legge elettorale che voleva creare un quadro siffatto. Non si può esser sinceramente impegnati se lo si fa ogni cinque anni e non assiduamente, quasi giorno per giorno.
Cosa pensa del grido d’allarme lanciato da Bilardello rispetto a una politica marsalese eterodiretta da fuori i confini della città? La riunione del centrodestra che non sta con Grillo, all’indomani della mia intervista allo stesso assessore, è sembrata dargli plasticamente ragione: un solo rappresentante marsalese presente. Il centrosinistra è immune da questo pericolo?
È un pericolo che avvertiamo da molti anni. Ma, anche lì, se la base del Pd non potrebbe mai accettarlo per il proprio partito, si immagini se non lo denunceremo se dovessimo accorgerci che gli altri partiti e movimenti della coalizione di centrosinistra fossero impegnati ad ascoltare sirene diverse da quelle che vengono legittimamente dalla base popolare di questa città.
Marsala si può permettere una campagna elettorale partita a oltre sei mesi dall’effettiva scadenza del mandato?
Non potrebbe, ma è questa è la realtà. Il Pd, dal suo canto, proverà ad affrontare anche questo periodo con senso di responsabilità, cercando di non farsi trascinare in questo clima nei quali tutti vogliono apparire accattivanti a prescindere dai contenuti. E poi c’è anche chi, ritengo io, non sia decisamente più presentabile.
È un invito alla concretezza il suo?
Anche nel redigere il programma col quale ci presenteremo ai cittadini. Questa città parla di aria fritta da troppo tempo. Noi non vogliamo vendere fumo.
Nessuno dei politici marsalesi con i quali mi è capitato di rapportarmi, formalmente o informalmente, fa mai cenno alla questione aeroporto? Voglio dire: Salvatore Ombra ha fatto un buon lavoro?
Bene, anche lì tante foto-opportunity. Ma, al di là della positiva base occupazionale per molti dei nostri concittadini e del servizio minimo offerto ai nostri pendolari, l’aeroporto non è mai riuscito a rappresentare un vero volano per maggior turismo a Marsala, viste le scarse presenze delle ultime due stagioni e l’incapacità di destagionalizzare il traffico verso il nostro territorio. Anche lì, due rappresentanti della politica di centrodestra, Massimo Grillo e Salvatore Ombra, non hanno né saputo né voluto nemmeno dialogare nell’esclusivo interesse della città. È mai possibile vedere la cosa pubblica, le cose pubbliche, in maniera così privata e personale?
Facciamo un gioco: Linda Licari, non la politica ma la donna marsalese impegnata culturalmente, professoressa nel nostro sistema scolastico nazionale, riceve adesso la bacchetta magica. Cosa vorrebbe veder concretamente realizzato domattina a Marsala?
Tante cose. Ma se posso, avverto due priorità. Da una parte, i collegamenti stabili e continui tutto il giorno e tutti i giorni, incluso la domenica tra il centro e le contrade, anche le più lontane. Se vanno affidati ai privati, come ieri ha paventato il Sindaco, è una riflessione che accogliamo con spirito aperto, perché noi siamo partito di governo, non quello dell’attuale sindaco, ovviamente. Ma ci si pensa solo adesso? E in questi cinque anni, chiuso nella sua macchina blu, non si era accorto Massimo Grillo del problema dei trasporti quasi inesistenti a Marsala? Se pensiamo a una signora di 70 anni, a uno studente o a un turista che attende una corsa che non arriva mai, magari sotto a questo sole cocente o sotto alle prime piogge autunnali, viene solo rabbia.
E l’altra questione?
L’altra questione è un tema che avrei creduto avessero individuato prima di noi i partiti di centrodestra al governo della città, tra ostinati persecutori di questa esperienza amministrativa e pentiti dell’ultima ora.
Diciamo che le case a Marsala, rispetto alle altre grandi città della provincia, non si possono dire care, sebbene ogni famiglia conosca quanto, con la crisi in atto, un affitto pesi sul proprio bilancio familiare. Soprattutto se poi ci aggiungiamo il costo dei consumi. Ma dove Marsala ha affitti completamente fuori da ogni logica commerciale e di volume complessivo degli scambi mensili in città e nelle periferie, è nei canoni di locazione commerciale. Occorrono strumenti per farli scendere, sulla base di un patto tra Istituzioni, proprietari e inquilini. Le attività chiudono una dopo l’altra, e anche quelle che ne prendono il posto hanno vita di sei mesi o un anno al massimo. Il piccolo commercio e il centro storico che ne era la sede privilegiata stanno morendo anche per questo, svuotando ulteriormente le vie della città, anche di sera, con quello che comporta anche dal punto di vista della sicurezza. Occorre provare a trovare soluzioni per un abbassamento di almeno il 20 o 30% degli attuali canoni. Una città turistica, oltre agli eventi culturali, ha bisogno delle piccole vetrine e del piccolo commercio come un giardino ha bisogno di frutti da mangiare ma anche di begli alberi e belle piante ornamentali. Discutiamone tutti, senza preclusioni date dalla casacca che ognuno di noi indossa. Discutiamone, una volta per tutte.
Buon lavoro.
Grazie.



























