DOTT. NICOLA TRAPANI – Al Convegno tenuto all’Istituto Tecnico Agrario di Marsala il 21/02 u.s. dal Comitato “Olio e Salute” – al quale sono intervenuti il dott. Francesco Mannone, l’on Stefano Pellegrino, Deputato regionale, il prof. Francesco Marchese Assessore Comunale, l’enol. Leo Prinzivalli dell’Istituto Regionale della vite e dell’olio, il Prof. Nicola Trapani, il Dott. Pietro Marino Cardiologo e la Dssa. Agata Maria Cannata specialista in Scienze Alimentari – è stata subito evidenziata la vocazione olivicola del territorio siciliano per la biodiversità delle condizioni pedo-climatiche e delle varietà coltivate, che consentono di ottenere, anche per le tecniche di coltivazione, di estrazione e di conservazione oggi utilizzate, oli naturalmente nutraceutici, con effetti benefici sulla salute, in grado di prevenire ma anche in qualche caso di curare alcune gravi patologie, la cui incidenza è in crescita e sta mettendo in crisi il sistema sanitario nazionale.
•Oli di oliva siciliani che, grazie al loro alto contenuto (> 250 ppm) di antiossidanti (polifenoli, tocoferoli, vitamine liposolubili A, D,E ….), sono in grado di contrastare i radicali liberi prodotti sia dall’ambiente (fumo di sigarette, inquinamento atmosferico, radiazioni, ecc.) che dal metabolismo alimentare, ossia dalla scissione, ad opera degli enzimi intestinali, delle molecole di zuccheri, oli, grassi, proteine e altri alimenti di cui ci nutriamo, con liberazione di energia (utile al funzionamento del ns organismo), ma anche di queste sostanze tossiche, (costituite da atomi o molecole, molto reattive, che presentano nell’orbita esterna un elettrone spaiato e che, all’interno delle cellule, possono danneggiare le membrane cellulare, il DNA e altri componenti cellulari causando infarti, ictus, diabete, cataratta, demenza, tumori e altre gravi patologie. Radicali liberi che oggi gli antiossidanti endogeni prodotti dal ns organismo non sono in grado di contrastare e che è necessario sempre più prevenire con apporti alimentari esterni ricchi di polifenoli, che sono riscontrabili principalmente negli oli di oliva siciliani.

•Oli di oliva siciliani con alto contenuto (>73%) di acido oleico monoinsaturo il quale, oltre a non subire i processi ossidativi che incrementano i radicali liberi, assicura una buona permeabilità selettiva alle membrane cellulari (permettendo l’attraversamento alla sostanze utili per la vita delle cellule e impedendo di entrare alla sostanze dannose), protegge dal tumore alla mammella e mantiene normali livelli di colesterolo nel sangue.
•Oli di oliva siciliani con bassi contenuti di acidi grassi saturi e polinsatuti. Gli acidi grassi polinsaturi e in particolare l’acido linoleico omega-6 di cui sono ricchi gli oli di semi, oltre a incrementare i radicali liberi, danneggiano la permeabilità selettiva delle membrane cellulari favorendo il transito del colesterolo nelle cellule ma anche di sostanze dannose per la salute e aumentano la mortalità per tumori. Gli acidi grassi saturi, invece, incrementano il colesterolo cattivo (LDL) nel sangue e abbassano quello buono HDL causando infarti, ictus e ipertensione.
•Oli di oliva siciliani che avendo un accettabile rapporto (10:1) tra gli acidi polinsaturi linoleico ω-6 e linolenico ω-3, una volta assunti sono trasformati per via enzimatica e dagli stessi enzimi (desautorasi e elongasi) in altri acidi grassi polinsaturi di derivazione detti “semi-essenziali”, di cui il nostro organismo ha bisogno e che un diverso maggiore rapporto non consentirebbe di mettere a disposizione dell’organismo umano. Bisogna anche tenere presente che l’attività dei suddetti enzimi può essere inibita o bloccata da un eccesso di: acidi grassi saturi, acidi grassi trans (ottenuti da acidi grassi polinsaturi, riscaldati a temperature di 180°C e idrogenati in presenza di catalizzatori, in maniera da saturare i doppi legami e ottenere la solidificazione dell’olio) e alcol. L’organismo umano non dispone degli enzimi per metabolizzare gli acidi grassi polimeri trans artificiali. Pertanto bisogna evitare di consumare alimenti ricchi di acidi grassi trans ottenuti per idrogenazione perché inattivano o bloccano gli enzimi responsabili della formazione degli acidi grassi polinsaturi essenziali di derivazione omega-3 (acidi eicosapentenoico e docosaesaenoico) e omega-6 (acido arachidonico).
•Oli siciliani con alto (180-220°C) punto di fumo (temperatura alla quale l’olio inizia a bruciare, decomporsi e formare sostanze tossiche), e con un buon contenuto di antiossidanti, che oltre che a crudo, possono essere utilizzati nelle pericolose fritture e cotture, evitando la formazione di sostanze dannose, quali l’acrilammide e l’acroleina.
•Oli siciliani nutraceutici che, a differenza di altre zone di produzione europee e mondiali, in Sicilia sono facilmente prodotti e dovrebbero essere adeguatamente protetti con Denominazioni di Origini Salutistiche (DOS) perchè per la loro origine (estrazione senza solventi e senza rettifica) e per la loro composizione analitica e organolettica dovrebbero essere riconosciuti e considderati “polifarmaci preventivi e curativi”. Simili DOS dovrebbero principalmente garantire la salute dei consumatori e un adeguato reddito ai produttori, con ritorni economici per la sanità pubblica e ambientali per le zone di produzione: l’olivo e il suo olio nutraceutico, non sono solo fonte di lavoro, di reddito, di benessere fisico e mentale, ma anche ambientale, producendo ossigeno e mitigando l’inquinamento dell’aria e l’aumento della temperatura ambientale . Tutto ciò, però, presuppone un’adeguata politica agricola d’investimenti e un’adeguata formazione alimentare a livello scolastico e sanitario.




























