lunedì , 10 Agosto 2020

Incontro con Alessio Piazza – Protagonista del cortometraggio “Ma l’Africa è un’altra cosa”

L’attore e regista marsalese Alessio Piazza, è il protagonista del corto “Ma l’Africa è un’altra cosa”, liberamente ispirato all’articolo del giornalista dell’Espresso Alessandro Giglioli del Giugno 2015, dal titolo”Come va? Qui è l’Europa che vi parla”, diretto dal regista Francesco Imparato e inserito nel progetto “This is Racism”. Nel video, l’attore, attraverso un monologo sferzante e provocatorio, si rivolge agli africani che stanno per sbarcare sulle nostre coste, esprimendo con tono ironico e beffardo stereotipi e luoghi comuni, che poi alimentano atteggiamenti razzisti, tutt’ora persistenti nella nostra società, come ci testimoniano i recenti fatti di cronaca internazionale e locale. Incontriamo Alessio Piazza in un noto locale marsalese che con la cordialità di sempre, ci parla di questo progetto.

Alessio, parlaci del monologo “Ma l’Africa è un’altra cosa”, di cui sei protagonista e che sui social sta totalizzando moltissime visualizzazioni. Questo è un progetto nato dalla casa di produzione Golemhub , che già l’anno scorso aveva lavorato a un progetto sul razzismo chiamato “Ciao terroni” che parlava della discriminazione a danno dei meridionali. Questa volta, invece, hanno voluto parlare di una forma di razzismo che ahimè è sempre molto attuale. Dovevamo girare a Marzo, prima del Covid; poi tutto si è fermato e dopo la tragedia della pandemia, ci siamo resi conto che il razzismo è un problema sempre attuale – vedi il caso Floyd negli Stati Uniti. Il protagonista della storia, è un politico, che sugli scogli si prepara ad accogliere un barcone di migranti con un atteggiamento cinico e beffardo. Dal punto di vista recitativo, per me è stato molto interessante dire delle cose così forti e fastidiose con un tono saccente che può essere quello di un uomo che sfrutta una situazione del genere per fare politica.

Come si prepara un attore quando deve affrontare temi di attualità così scottanti come ad esempio quello del razzismo. Intanto, c’è un obbligo storico e culturale quando si parla di un tema così delicato. Quando ho letto il monologo, mi sono accorto che c’erano una serie di elementi storici, come la guerra in Eritrea, il colonialismo, le cooperative dell’accoglienza che di solito a scuola non si studiano o si dimenticano ma che fanno parte della storia d’Italia e che è giusto ogni tanto rispolverare. Quando dovevamo girare, a Marzo, venne fuori la storia di Indro Montanelli, che in Africa comprò una bambina, che dichiarò quasi vantandosi, di questa sua conquista. Quindi, da questo punto di vista, c’è la necessità da parte dell’attore di informarsi.

Nel monologo, utilizzi un intercalare siciliano cruento e tagliente. Pensi che il dialetto abbia conferito un’ulteriore efficacia al tema trattato Quando un attore utilizza il dialetto, è come se fosse nel proprio habitat naturale – certo, poi c’è pure la forza del testo- però secondo me, la forza del dialetto fa diventare più vero ciò che dici. Quando utilizzi il dialetto, che ha una sua poetica e autenticità, si arriva immediatamente al pubblico.

Quasi alla fine del monologo, dici: “Noi siamo sempre quelli della pura razza italiana”. Alla luce dei recenti episodi di razzismo che hanno visto protagonista anche la nostra città, pensi che questo fenomeno sia così diffuso nel nostro Paese? Purtroppo si! C’è molta paura del diverso, di ciò che non si conosce e che è lontano da noi. C’è molta ipocrisia. Tutti sembrano accoglienti e c’è una grande apparenza… Ma quando la situazione diventa personale, vengono fuori atteggiamenti di questo tipo e mi riferisco a qualunque tipo di discriminazione; anche a quella di genere. In Italia, siamo molto indietro da questo punto di vista, soprattutto nella provincia. Ho sentito, ad esempio, la testimonianza di ragazzi di colore che vanno a lavorare in campagna per pochi euro perché gli italiani si rifiutano di fare questo tipo di lavoro. Non posso non chiederti del giovane Montalbano, che Rai 1 sta riproponendo con grande successo di pubblico. Com’è stato confrontarsi con le vicende di un personaggio che ormai è un’icona nazionale?

E’ stata un’esperienza bellissima. La Rai ha deciso di ritrasmettere adesso sia la prima che la seconda serie, riscuotendo a Giugno e a Luglio, un periodo in cui la gente guarda poco la TV, con delle repliche, un grande successo – 5 milioni di spettatori. Un riscontro fantastico, a distanza di nove anni…Secondo me, il successo della serie, è dovuto al fatto che Camilleri racconta una Sicilia poetica a cui molti sono legati dal punto di vista caratteriale. Lo scrittore, nei suoi romanzi, ha saputo narrare quelli che sono i vezzi di noi siciliani, che poi nella serie televisiva, vengono interpretati da personaggi che rappresentano quei caratteri siciliani che fanno il successo della serie e che sono ricercati dai casting. Si è creata con il cast un’atmosfera familiare; un gruppo di attori giovani, curiosi di interpretare il prequel della serie con una regia fresca e dinamica. Devo dire anche, che ho conosciuto una parte della Sicilia che non conoscevo e che è stupenda.

Tu hai conosciuto A. Camilleri. Come lo ricordi L’ho conosciuto sul set. E’ venuto a trovarci due volte. Si è seduto su una poltrona con in mano la sua sigaretta e intorno c’era un silenzio sacrale. Quest’uomo aveva qualcosa di magico, era un grande affabulatore. Aveva una grande capacità di narrare. Aveva un grande uso della parola non solo dal punto di vista tecnico ma anche umano.

Progetti per il futuro Avrei voluto portare in scena, come faccio di solito, a Marsala un mio testo teatrale; ma purtroppo, risulta impossibile per le troppe restrizioni. A Dicembre, riproporremo l’Operazione, lo spettacolo che avevamo già proposto in città con la regia di Rosario Lisma. Poi, emergenza sanitaria permettendo, si vedrà.

“This is Racism”

Con Alessio Piazza

Regia Francesco Imperato

Scritto da Mati Blu, Francesco Imperato , Matte Liuzzi.

Fotografia Flavio Toffoli

Line producer Matti Blu

Aiuto di produzione Roberto Ghislandi e Gaia Sanfedele

Musiche originali Francesco Fantini

Una produzione GOLEMHUB.COM

Ispirato ad un articolo di Alessandro Giglioli, pubblicato su L’Espresso nel Giugno 2015.

A proposito di Carla Messina

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