
LEONARDO AGATE – Nel cinquecentesco Palazzo Chigi si aggirano i draghi. Normale, direte voi, in un antico Palazzo. Non tanto normale, vi rispondo io, dato che il Palazzo in questione è la sede di una delle due Camere, fulcro della nostra democrazia. Se anche là girano i draghi, chi può stare più sereno? Hai voglia di ripetere all’amico o al conoscente “stai sereno!”
L’ultima volta che notoriamente fu detto, nella storia del Parlamento, il presidente del Consiglio, allora Letta, che ricevette l’augurio fu un giorno dopo defenestrato dallo stesso augurante, Renzi, che divenne nuovo presidente al posto dell’altro.
Da quando i draghi girano per Palazzo Chigi le speranze di una rinascita del popolo verso nuovi e luminosi destini sono cominciate a traballare. Si è aggiunta pure la notizia, giorni fa, che anche nel quattrocentesco Palazzo Madama si sono visti indiscutibilmente i draghi. Andiamo per ordine. Le sedute di Camera e Senato procedevano nella consueta stanchezza fino a un paio di mesi addietro. In assenza di alternative valide alla maggioranza popolar sinistra, il suo governo andava, a volte col vento in poppa, a volte in incerto andazzo di semi – bonaccia verso l’epilogo che nessuno sapeva quale fosse. Tutti gli analisti erano, però, d’accordo nell’affermare che dovunque andasse, non andava da nessun’altra parte se non alla naturale scadenza della legislatura, dopo tre anni, essendo quella rotta la più accettata dagli eletti. Mai parlare, nei Palazzi, di elezioni anticipate: chi per caso lo faceva, si trovava dopo pochi minuti lasciato solo, ed emarginato poi per settimane. Chi poteva pensare che in un ambiente così rispettabile e consuetudinario, di rappresentanti del popolo italico di eroi, santi e navigatori, potessero farsi vedere i draghi? Pure l’impensabile avvenne, di pari passo con l’evolversi del Covid19, nei due ultimi mesi di quest’anno che lo fecero diventare epidemia e pandemia partendo da semplice raffreddore. L’altro ieri mattina, il presidente col ciuffo, Conte, si è recato a Palazzo Chigi per l’informativa sullo stato dell’epidemia. Aveva letto la sua autocelebrativa relazione, quando, prima delle dichiarazioni di voto, un drago, seduto in alto nell’ultima fila, non prima notato, ha chiesto di parlare. Nello stupore generale, Fico, presidente dell’assemblea, ha accennato con la mano come per dire: “No, per favore, pure Lei ci si mette!” Ma il suo gesto è stato preso per assenso. Il drago ha fatto un discorso a mano di 8 minuti, inondando l’emiciclo di soluzioni rapide ed acquose per estinguere il morbo e sollevare l’economia. In sostanza – segnò sul taccuino il cronista del Corriere della Sera – bisognava usare la liquidità, sia per igienizzare gli ambienti sia per ridare fiato alla società. Non ricevette applausi, il drago, ma nemmeno fischi e improperi. Il suo discorso, talmente chiaro, evidente era talmente nuovo che apparve complicato agli astanti, abituati ai tortuosi parlare di chi si prende reciprocamente in giro. Dovevano, quindi, meditarci su. Intanto parlarono, all’antica maniera delle convergenze parallele, gli iscritti. Tornando verso casa, con mascherina regalatagli da Xi e guanti di lattice grazioso prestito della compagna, il presidente Conte pensò più di quanto mai avesse fatto prima. Cosa ben strana erano stati la presenza del drago e il suo intervento. Era quasi illogico, ma una logica bisognava dargliela. Anche una logica, benché illogica, era stata data addirittura al suo arrivo a Palazzo Chigi, da emigrante di Vulturara Appula. Pensa che ti pensa, arrivò al bandolo della matassa, e cadde a terra disperatamente. A Rocco Casalino prontamente accorso, ebbe la forza di sussurrare “Siamo fottuti. Quello non era un drago, era Draghi!” Dopo di che non disse altro per sempre.



























