lunedì , 10 Agosto 2020

Festival letterario: il silenzio e la speranza al tempo del Coronavirus

Il Festival letterario 38° Parallelo – tra libri e cantine non si ferma…e il suo direttore artistico, Giuseppe Prode, in prossimità della santa Pasqua, Mercoledi 8 Aprile alle 17.00 ci ha dato l’opportunità di riflettere sul significato che questa festività assumerà quest’anno per tutti noi, attraverso il dialogo tra due autorevoli figure: S.E. il vescovo Domenico Mogavero e il giornalista vaticanista del TG1 Fabio Zavattaro.

Tema dell’incontro, è stato Il Silenzio e la Speranza; due aspetti caratterizzanti questo momento di sospensione e di isolamento, che secondo Zavattaro ci inducono alla riflessione, facendoci scoprire che in questo tempo di “Passione”, i nuovi calvari sono gli ospedali e le case di riposo, in cui i nazareni sono i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario e che le chiese sono vuote di fisicità ma piene di una folla immensa che seppur a distanza, si stringe attorno al Papa. Questo tempo di pandemia, secondo Mogavero, sta cambiando profondamente le persone: c’è la riscoperta della famiglia , dello stare insieme e di una religiosità virtuale, che secondo il Vescovo della diocesi mazarese, ci porterà verso una religiosità virtuosa, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione che ci fanno essere più presenti anche se distanti. L’isolamento, la distanza e il silenzio, ci permetteranno di guardare all’altro con occhi diversi e di apprezzare anche la natura e le sue meraviglie. La speranza, dunque, è riposta nell’avvento di un nuovo Umanesimo, in cui guardare più allo stupore del cuore che a quello degli occhi e delle apparenze. L’inizio di una settimana santa, senza processioni e senza liturgie affollate; una Pasqua di silenzio ma con una partecipazione emotiva come non mai in cui la distanza diventa unità, un silenzio, come afferma infine Fabio Zavattaro, nel quale trovare una parola o una persona con la quale percorrere questa lunga strada. “Un deserto che fiorirà” sottolinea il Vescovo Mogavero grazie alla riscoperta di noi stessi e dell’altro.

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