
Primi segnali positivi. Ad oltre un mese dall’inizio di questa Odissea si iniziano ad intravedere i primi timidi segnali positivi in una crisi senza fine che ha portato nel giro di poche settimane al blocco totale dell’intero Paese. La dinamica Milano del sabato sera ai Navigli, delle vie della moda, dello shopping, la Milano che “non si ferma” esaltata da un pessimo video motivazionale lanciato dal Sindaco Sala in piena emergenza in corso, è una città irriconoscibile, trasmutata in una grossa incognita che angoscia gli amministratori, gli esperti epidemiologi, i medici e gli infermieri, e i cittadini. La celebre “battaglia di Milano”, come è stata definita da molti, deve essere ancora combattuta, e le misure estremamente restrittive adottate sin qui sembrano avere riportato degli effetti positivi; al ribasso sono persino le percentuali degli spostamenti intercettati dalle celle telefoniche, da un abbondante 40% di cittadini ad un più contenuto 30%, ma è ancora troppo. Il timore che il Capoluogo lombardo, la Capitale economica d’Italia, si appresti a diventare un lazzaretto a cielo aperto sulla scia di Bergamo e Wuhan tormenta ogni giorno migliaia di milanesi che iniziano a dare i primi segnali di cedimento. L’ansia corrode dall’interno le persone che chiuse nelle loro case aspettano trepidanti delle notizie finalmente positive, aspettative puntualmente smentite dagli aggiornamenti della Protezione Civile che, senza alcun dubbio, segnalano un certo assestamento nella curva dei contagi, ma ciò costituisce ancora una prospettiva troppo precaria per tirare un sospiro di sollievo, soprattutto alla luce della scoperta di quella percentuale sommersa di probabili contagiati sfuggiti alle calcolatrici dell’ISS. La speranza resiste ancora, e sarà l’ultima a morire, e il ritorno delle giornate di sole, dopo una settimana di freddo con temperature che toccavano persino i 7 gradi in pieno pomeriggio, aiuta a rincuorare gli animi turbati dalla reclusione forzata e sacrosanta. I lavoratori che da casa si collegano in smart working stanno aumentando a vista d’occhio, ciò aiuterà moltissimo chi è in prima fila nelle trincee degli ospedali, dove un rallentamento nella curva del contagio può significare un allentamento della pressione su strutture ormai sature e su un personale traumatizzato e stanco, affranto per le migliaia di morti per le quali non si è potuto nulla, per la perdita di colleghi che hanno contratto il virus, e la paura è tanta. Sono essere umani, donne e uomini che hanno scelto un mestiere difficile, una causa di vita, ma che possono anche cedere sotto la martellante pressione psicologica. “C’e però un elemento confortante – ha spiegato oggi l’assessore alla Salute regionale Giulio Gallera – continua a ridursi la pressione sui Pronto Soccorso. Al Policlinico San Matteo di Pavia abbiamo registrato addirittura una riduzione degli accessi del 30% e, a Lodi, il numero di pazienti che hanno fatto accessi per problemi non connessi al Covid-19 è più alto del numero dei pazienti Coronavirus“. Segnali timidi di ripresa, ma confortanti, che indicano chiaramente la strada da battere: il prosieguo del blocco totale anche oltre la data attualmente stabilita del 3 aprile.
Il messaggio di Alberto Angela. Il segreto di Pulcinella dunque viene finalmente a galla e ci rammenta i nostri doveri di cittadini. Nei giorni scorsi Alberto Angela ha rilasciato in rete un filmato che presentava le repliche in prima serata di alcuni suoi riconosciuti successi televisivi, e nel farlo ha ricordato a tutti noi comuni cittadini che, mentre al fronte medici, infermieri e operatori sanitari si battono contro un nemico ostinato e sleale, mentre gli amministratori sono chiamati a trovare le soluzioni amministrative ed economiche in grado di permettere al Paese di superare la tempesta, anche noi cittadini stiamo salvando delle vite restando a casa, facendo la nostra parte. Ed è curiosa l’espressione utilizzata dallo stimato divulgatore, perché ciò fa parte del nostro Patrimonio, un insieme di valori culturali e morali che nel corso dei secoli hanno costruito mattone dopo mattone, anno dopo anno, il Paese in cui stiamo vivendo. Siamo stati i primi ad essere colpiti dalla marea, siamo l’avanguardia del mondo Occidentale, abbiamo il dovere di uscirne tutti insieme come comunità, perché il concetto stesso di comunità è un valore che fa parte del nostro Patrimonio culturale. Un concetto ripreso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un proprio intervento a reti unificate. Per questo ci sono i volontari milanesi della brigata di Solidarietà Lena – Modotti ideata dal collettivo Lambretta in collaborazione con Emergency, che offre un contributo significativo a vantaggio dei più anziani. Per non parlare del neonato SOS Diritti Covid 19 – sportello sociale, uno sportello sociale virtuale costituito da numerosi professionisti che hanno deciso di attivarsi collettivamente per costruire una rete solidale in aiuto di chi ha perso il lavoro e il reddito, di chi soffre la solitudine della quarantena, delle donne che subiscono violenza domestica.
La violenza domestica. Perché questo è un altro punto focale della crisi denunciato da numerose associazioni: le violenze all’interno del contesto domestico non terminano. A partire dall’entrata in vigore delle norme che impongono l’isolamento in casa sono diminuite le denunce per violenza domestica. Venerdì 27 marzo la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha espresso la propria preoccupazione per la notevole flessione, del 43%, nelle denunce per maltrattamenti in famiglia. Secondo la ministra ad oggi, in piena emergenza Coronavirus, dare delle risposte certe alle donne che sono recluse in casa con un uomo violento è sicuramente molto difficile. Quella che stiamo affrontando è una situazione di stress per tutti, e dunque costituisce un propellente estremamente efficace per chi è già aggressivo. La ministra ricorda che in caso di pericolo imminente è sempre meglio chiamare immediatamente il 112 per ricevere aiuto istantaneo. Secondo Lamorgese non è un caso che siano aumentate le telefonate al 112 e al tempo stesso diminuite quelle al 1522, il numero di pubblica utilità dedicato a donne vittime di violenza. Sempre secondo la ministra Lamorgese è possibile ricevere aiuto anche attraverso mail e social. Sul sito www.reamanetwork.org è stata predisposta una pagina con tutti i centri e i loro contatti e ci sono due sportelli a cui è possibile scrivere: sportelloantiviolenza@reamanetwork.org e, nel caso di violenza economica, a miaeconomia@reamatwork.org. E’ importante rammentare che il 1522 è il numero di pubblica utilità specifico per donne vittime di violenza e stalking disponibile h24. Anche i centri antiviolenza o le case rifugio rispondono telefonicamente, oppure attraverso chat e social. In questo periodo sta capitando che le donne scrivano o provino a chiamare chiudendosi in bagno, trovando degli escamotage. Tuttavia per queste donne non è sempre possibile agire in questa maniera, ecco dunque il motivo per cui le telefonate con richiesta d’aiuto sono diminuite. Le donne vittime di violenze possono ricevere un sostegno psicologico ed emotivo e fare richiesta di un posto in una casa rifugio, in quel caso scatta il piano di emergenza per allontanare la donna dalla casa, ricordando che il 112 è sempre da contattare nei casi di assoluta urgenza.



























