Un fine settimana nella Lombardia del Coronavirus

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Il temuto virus COVID-19 di provenienza cinese è arrivato in Italia, nel Veneto e nella Lombardia da cui vi scrivo. Nel lodigiano il Coronavirus ha acceso un focolaio secondo dinamiche che attualmente risultano ancora oscure, non è stato ancora individuato il Paziente 0, che ha portato all’isolamento di diverse piccole città tra cui Codogno e Casalpusterlengo e ad oggi i casi in Lombardia risultano essere 110 e le vittime 2. Un caso è stato registrato anche a Sesto San Giovanni, alle porte del capoluogo Milano mentre si parla di un possibile contagio nel reparto di dermatologia del Policlinico di Milano.

Nella giornata di ieri la situazione nel lodigiano è apparsa decisamente drammatica, il panico si è diffuso a macchia d’olio tra la popolazione e indubbiamente le decisioni drastiche assunte delle istituzioni regionali e nazionali hanno condotto ad una situazione che apparrebbe irreale in condizioni normali: l’isolamento forzato di intere aree della Lombardia, la chiusura di scuole, Università e luoghi di aggregazione sociale, il Duomo di Milano, i teatri, i cinema. Alcune partite del campionato di Serie A di calcio sono state rinviate per scopi precauzionali, i concorsi pubblici hanno subito la stessa sorte.

I lavoratori pendolari provenienti dalla zona rossa sono stati invitati dalle comunicazioni ufficiali a rimanere a casa, tuttalpiù a lavorare da remoto. Tuttavia ciò non ha impattato eccessivamente sul fine settimana dei milanesi che si sono goduti le belle e soleggiate giornate che da inizio febbraio hanno contraddistinto per le alte temperature questo ultimo periodo.  Sabato 22 febbraio la situazione appariva moderatamente tranquilla e non si è assistito al panico e all’isteria di massa, tuttalpiù fino al prossimo martedì non sarà possibile trovare nuove mascherine e confezioni di Amuchina nelle farmacie e nei supermercati.

Cittadini milanesi e turisti, studenti e lavoratori, complice la “settimana della moda”, si sono concessi delle passeggiate nel centro della città affollando corso Buenos Aires, la via dello shopping meneghino, e le sfilate non sono state cancellate nonostante l’allarme. Piazza del Duomo alle ore 19 appariva poco affollata, al contrario del solito, tuttavia la ridente zona dei Navigli che ospita centinaia di locali notturni, pub e disco-lounge bar, era stracolma come ogni sabato. Centinaia di giovani hanno deciso di affrontare la paura e di uscire nonostante i timori del contagio.

I ristoranti e le pizzerie erano pieni come sempre e non si parlava del virus se non in modo irriverente nel tentativo di sdrammatizzare. Corso Como e l’area di Porta Garibaldi dove svetta il moderno skyline di piazza Gae Aulenti alle ore 23 appariva più vuoto del solito, fatta eccezione per la rinomata discoteca Hollywood stracolma di giovani visibilmente alterati. Viale Moscova e Corso Garibaldi presentavano un panorama altrettanto desolante, poche persone assiepate attorno ai tavolini dei locali, l’effetto del Coronavirus probabilmente si è palesato nella tarda serata.

La domenica ha visto un ampio flusso di persone dirigersi nei luoghi del centro storico e le bancarelle sui Navigli non sono mancate. Le caffetterie erano affollate e i locali hanno tenuto le serrande aperte. Le mascherine si moltiplicano sulla metropolitana e nel frattempo giungono le notizie: la Lombardia verrà bloccata e avrà inizio un nuovo scenario.   

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